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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 758
ISPICA - 02/10/2015
Cronache - Tutti gli imputati sono stati assolti dal collegio penale

In regola la struttura di Cirica della moglie di Lombardo

Il pm Monica Monego aveva chiesto la condanna per solo per Saveria Grosso Foto Corrierediragusa.it

Nessun reato di abusivismo edilizio, tutto in regola. Così hanno ritenuto, con la sentenza emessa, i giudici del collegio penale del Tribunale di Ragusa (Saito, Manenti, Aprile) a conclusione del processo sulla "villetta" in riva al mare (foto) di proprietà della moglie dell´ex presidente della Regione Raffaele Lombardo, che era stata ritenuta abusiva. In realtà si tratta di una sorta di magazzino di circa 90 metri quadrati ancora da completare o poco più. I magistrati hanno assolto tutti gli imputati, ovvero Saveria Grosso (moglie di Lombardo e intestataria dello scheletro dell´immobile), l’ex sovrintendente ai beni culturali e ambientali di Ragusa Vera Greco, il funzionario dello stesso organismo Calogero Rizzuto e il dipendente del comune di Ispica Giuseppe Caschetto. Assolti pure il direttore dei lavori e il legale rappresentante dell’impresa che eseguì le opere, rispettivamente il geometra Alberto Miceli e Giuseppe Presti, tutti difesi dagli avvocati Salvatore Poidomani e Raffaele Pediliggieri. Oggetto del processo l´immobile a mare di Cirica, frazione di Ispica, sequestrato, poi dissequestrato dal tribunale della Libertà e di nuovo posto sotto sequestro dall´allora procura della Repubblica di Modica. I lavori erano cominciati nel 2004 ma furono bloccati. Dopo il dissequestro, ottenute le autorizzazioni mancanti, gli interventi erano ripresi. L´allora magistratura modicana sequestrò nuovamente l’immobile. Nel mese di maggio del 2012 la Corte di Cassazione aveva rigettato l’istanza per il dissequestro presentata dall’avvocato Poidomani.

Lo scheletro dello stabile, di 90 metri quadrati circa, si affaccia sul mare. L’ex presidente della Regione era proprietario originariamente della struttura di Cirica ma, successivamente, la donò alla consorte. Le arringhe hanno puntato sull’assenza di responsabilità della Sovrintendenza e dell’ufficio tecnico comunale di Ispica. La Greco, infatti, si sarebbe limitata a rilasciare il parere sull’impatto paesaggistico per la ristrutturazione del rudere che, essendo stato edificato oltre un secolo fa, nella visione della funzionaria avrebbe fatto parte integrante del paesaggio circostante. Una versione che, in precedenza, era stata sostenuta dall’architetto Rizzuto, nel corso della sua deposizione, quando aveva ribadito l’insussistenza di problemi d’impatto ambientale o di violazione delle norme previste dal piano paesaggistico, poichè la struttura, abbandonata e di limitate dimensioni, era già esistente. La Greco, con il suo parere paesaggistico, non entrò nel merito della vicenda sotto l’aspetto prettamente urbanistico perché non le competeva.

D’altra parte, la Dia (dichiarazione d’inizio attività), sarebbe risultata corredata di tutti i pareri e di tutte le autorizzazioni necessarie per la ristrutturazione dell’immobile, come a suo tempo accertato da Caschetto per conto dell’Utc di Ispica, che rilasciò a sua volta i nulla osta per la ristrutturazione della struttura, considerata abusiva perché edificata a meno di 120 metri dalla battigia. Più volte era stato evidenziato che l’erosione costiera avrebbe ridotto il lembo di spiaggia tra la casa e il mare, determinandone l’eccessiva vicinanza, in spregio alla normativa vigente, che non sarebbe riscontrata quando l’immobile fu edificato oltre un secolo fa. Il pm Monica Monego aveva chiesto la condanna per solo per Saveria Grosso.

SULLA VICENDA CI SCRIVE IL GEOMETRA ALBERTO MICELI
A seguito della sentenza che lo ha visto assolto in merito alla vicenda del presunto abusivismo edilizio, ci scrive il geometra Alberto Miceli per fare presente "La "villetta" oggetto del procedimento e del relativo articolo altro non è che un magazzino di vecchissima realizzazione nel quale, come risulta dai progetti approvati da tutti gli Enti e ritenuti validi a tutti gli effetti di legge con la sentenza del Tribunale penale, non sono previsti servizi igienici o altri manufatti che possano qualificare l’immobile come «villetta». Senza questa opportuna precisazione si rischia di trasmettere al lettore un messaggio diverso da quello che invece sarebbe opportuno fornire. Infatti - conclude il geometra Miceli nella sua nota giunta in redazione - questa vicenda, scaturita da una denuncia anonima, ci ha visti impegnati per cinque anni a dimostrare quello che era già molto chiaro dai numerosi pareri e controlli effettuati prima dell’inizio delle opere".