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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 1026
ISPICA - 31/03/2015
Cronache - Avviso di conclusione delle indagini della guardia di finanza

Sindaco di Ispica Piero Rustico indagato con altri 11

Il comune da oltre due anni nel mirino della corte dei conti per lo stato dissestato delle finanze e per l’impiego di denaro pubblico da chiarire in diversi ambiti
Foto CorrierediRagusa.it

Abuso d’ufficio, falso in bilancio e falsità ideologica: è stato recapitato l’avviso della conclusione delle indagini preliminari al sindaco Piero Rustico (foto) e ad altre undici persone, destinatari delle accuse, ognuno per il proprio ruolo e limitatamente alle rispettive responsabilità. Si tratta dei revisori dei conti, in successione temporale, Paolo Italia, Lucia Nobile, Claudio Castilletti e Maria Calabrese. Destinatari degli avvisi pure l’ex segretario comunale, il reggente Giampiero Bella; i capo settore ai Servizi finanziari, in ordine di tempo, Dionisio Moltisanti, Carmelo Lorefice, Alberto De Petro, Angelo Sammito e Maria Blandizzi. Infine avviso di conclusione delle indagini pure per Carmela Di Martino, responsabile del servizio Tributi. A parte il sindaco tutti gli indagati sono stati sentiti dagli inquirenti, che li hanno convocati in momenti diversi, da un anno a questa parte.

L’acquisizione di atti, verificatasi a più riprese nei mesi scorsi, si incastona quindi in una inchiesta più ampia, portata avanti da molto tempo su diversi aspetti amministrativi dell’ente. Un Comune, quello di Ispica, da oltre due anni nel mirino della corte dei conti, per lo stato dissestato delle finanze e per l’impiego di denaro pubblico da chiarire in diversi ambiti.

Il sindaco dichiara fin d’ora che «se dovesse esserci un rinvio a giudizio, per qualsivoglia ipotesi di reato contestato nell’esercizio della funzione, si dimetterà immediatamente». È lo stesso sindaco Rustico a darne notizia, convinto della sua totale estraneità ai fatti contestati, precisando di «Aver appreso dalla guardia di finanza di un avviso della conclusione delle indagini preliminari che potrebbe essergli notificato nelle prossime ore». L’avviso è stato rispedito indietro per errati tecnicismi nelle carte recapitate, mentre agli altri 11 indagati è sono stati correttamente recapitati.

Il sindaco Rustico non si tira indietro sulla vicenda e dichiara: «Ben conosco quali atti e documenti nel corso degli ultimi mesi sono stati acquisiti dai finanzieri negli uffici comunali. Ho piena consapevolezza dell’assoluta insussistenza di fatti che potrebbero costituire reato a mio carico e delle altre undici persone iscritte nel registro degli indagati dalla procura di Ragusa».

L’ipotesi accusatoria proposta alla magistratura dalle fiamme gialle riguarda in primis presunti abusi d’ufficio. Il primo cittadino sostiene che «Le ipotesi di abuso d’ufficio sono insussistenti perché manca uno degli elementi fondamentali del reato stesso, che può commettere solo il pubblico ufficiale che «intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto»».

Per quanto riguarda le presunte falsità del bilancio, «Mi limito solo a precisare che – evidenzia Rustico – il bilancio di un Comune non è un atto formato dal sindaco, ma viene approvato dai consiglieri comunali sulla scorta delle risultanze contabili fornite dai funzionari responsabili dei vari settori dell’Ente, dipendenti che so bene avere lavorato con grande scrupolo».

Sulla falsità ideologica, ipotizzata in ordine alla richiesta dei fondi di cui al decreto-legge 35/2013, «Non solo rivendico – sottolinea il sindaco – la piena legittimità del mio operato, ma sfido chiunque a censurare il mio agire, finalizzato esclusivamente a tutelare i fornitori del Comune, per quanto loro dovuto, e gli interessi della comunità cittadina».

Il sindaco punta infine il dito contro la gola profonda che ritiene gli abbia riservato un tiro mancino. «Pur manifestando – dichiara – il mio disappunto per non essere stato mai sentito dalla polizia giudiziaria, che ha condotto le indagini sulla scorta delle falsità propalate da «una fonte confidenziale», che vilmente evita di rivelare la sua identità, esprimo piena fiducia nella magistratura che dovrà esaminare gli atti, consapevole come sono della assoluta integrità morale e della riconosciuta onestà intellettuale di tutti i magistrati ragusani».