Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 1125
ISPICA - 18/10/2013
Cronache - A fuoco un mezzo della "Moltisanti" in contrada Cugni

Seconda esplosione in fabbrica fuochi Ispica

Necessario l’intervento di ben due squadre dei Vigili del fuoco Foto Corrierediragusa.it

Potrebbe trattarsi di una ritorsione. Si fa strada questa ipotesi dopo la seconda esplosione in un mese e mezzo, anche stavolta per fortuna senza feriti, verificatasi giovedì nel laboratorio di fuochi d’artificio dei fratelli Moltisanti. Ad andare a fuoco uno dei tre mezzi parcheggiati all’ingresso della fabbrica. E non sembrano accidentali le cause di questa nuova, seppur blanda, esplosione, che, comunque, ha richiesto l’intervento di ben due squadre dei Vigili del fuoco, una del distaccamento di Modica e l’altra di Ragusa, per domare le fiamme sprigionatesi dal mezzo interessato.

I residenti di contrada Cugni, purtroppo, hanno rivissuto l’incubo del sei settembre scorso. Poco dopo le 15, hanno udito l’esplosione. Sembrava lo scoppio di petardi, ma non sono in grado di affermarlo con esattezza. Hanno subito compreso che non avrebbero corso il pericolo mortale del mese scorso, ma i momenti di panico non sono mancati. Nonostante la concitazione del momento, la richiesta dei soccorsi è scattata immediatamente.

Dopo la bonifica settembrina della zona, l’area che perimetra la fabbrica era stata posta sotto sequestro per consentire lo svolgimento delle indagini. Questa nuova esplosione interessa quindi vetture sequestrate e già danneggiate dall’incendio dello scorso mese. Risulta impossibile in questo momento stabilire come proseguiranno le indagini.

L’assicurazione coprirà danni per oltre 200mila euro, era grosso modo quella la cifra quantificata per i danni causati, lo scorso settembre, dalla deflagrazione che ha raso al suolo il laboratorio di fuochi d’artificio, spazzando via una struttura costruita in mattoni di calcare e coperta da una tettoia d’alluminio occupante uno spazio di ben centocinquanta metri quadri. Un’esplosione che avrebbe potuto avere tragici riverberi se l’incendio che si è di conseguenza sviluppato avesse raggiunto la polveriera poco distante o le «case matte» tutt’intorno alla fabbrica.