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ISPICA - 26/05/2013
Cronache - Si allarga a macchia d’olio l’inchiesta che ha coinvolto già 3 villaggi turistici del litorale

Tre indagati per sequestro depuratore

Nell’ambito della stessa inchiesta, il mese scorso, le forze dell’ordine hanno effettuato un blitz negli uffici del Comune, acquisendo atti Foto Corrierediragusa.it

Sarebbero tre i destinatari di altrettanti avvisi di garanzia nel filone d’inchiesta sullo smaltimento dei reflui e sulla regolarità degli impianti di depurazione che ha portato all’apposizione dei sigilli in queste ore al depuratore comunale di Santa Maria del Focallo e al villaggio turistico «Marispica». Per i tre indagati, tra titolari della struttura ricettiva e dipendenti del comune di Ispica, è prospettabile l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio e possesso di autorizzazioni non corrispondenti ai reali requisiti, ciascuno limitatamente alle proprie responsabilità. La posizione di uno degli indagati sarebbe comunque marginale rispetto a quella degli altri due, e le responsabilità sarebbero limitate ad un omesso controllo. Considerato anche l’altro filone d’inchiesta, quello principale con altri 16 indagati per traffico di rifiuti e che si concretizzò lo scorso 19 gennaio con il sequestro dei villaggi turistici «Baia Samuele» e «Marsa Siclà», il numero complessivo dei destinatari di avvisi di garanzia è adesso salito a 19.

Nei prossimi giorni potrebbero aggiungersi altri indagati per quanto riguarda gli ultimi sequestri effettuati, quello di «Marispica» e l’altro del depuratore comunale, che continua a funzionare regolarmente, seppure sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine. Le responsabilità, in questo caso, vertono sul rilascio di autorizzazioni da parte del comune senza appurare se la struttura turistica fosse dotata di un impianto autonomo di depurazione che tratta le acque degli scarichi, come previsto per legge, prima di convogliarle nel depuratore comunale.

DEPURATORE COMUNALE SOTTO SEQUESTRO
Sequestrato il depuratore comunale marittimo, collocato a Santa Maria del Focallo. Il provvedimento giungerebbe come conseguenza dei provvedimenti restrittivi che hanno riguardato il villaggio «Marispica», per individuare eventuali responsabilità di coloro i quali che, in modo probabile, hanno rilasciato autorizzazioni senza appurare se la struttura turistica fosse dotata di quell’impianto autonomo di depurazione, come previsto dalle legge, che tratta le acque degli scarichi, prima di convogliarle nel depuratore comunale. L’impianto di depurazione comunale continuerà a funzionare normalmente, tant’è che i lavori di manutenzione, qualora si rivelassero necessari, non sono stati interdetti. Gli addetti ai lavori saranno però «scortati» dalle autorità competenti, come conseguenza appunto del sequestro.

A «Marispica», i sigilli sono stati apposti tre giorni fa. Sotto sequestro sono finiti gli uffici, le vasche dell’impianto fognario e l’impianto di gestione delle piscine. Un provvedimento che, nei fatti, blocca l’attività del villaggio turistico, facendo saltare la stagione estiva, quella più proficua per la struttura ricettiva. Su incarico della magistratura, i carabinieri e la Capitaneria di porto stanno indagando per accertare eventuali responsabilità del villaggio «Marispica» nello scarico dei liquami fognari.

Nell’ambito della stessa inchiesta, il mese scorso, le forze dell’ordine hanno effettuato un blitz negli uffici del Comune, acquisendo atti che, a quanto pare, hanno condotto ieri al sequestro del depuratore comunale marittimo. Il blitz voleva accertare eventuali responsabilità in merito alla regolarità delle autorizzazioni concesse per la realizzazione degli impianti di depurazione e di smaltimento delle acque fognarie di «Marispica».

Le perquisizioni e sequestri di incartamenti sono stati effettuati sia negli uffici comunali che in quelli del villaggio turistico. L’indagine non è isolata, non riguarda solo «Marispica». Interessa anche due strutture turistiche nel litorale di Scicli, il villaggio «Baia Samuele» e il residence «Marsa Siclà», sequestrate poco prima del villaggio ispicese, sempre per questioni inerenti allo scarico delle fogne. E, già, diversi mesi fa, è stata sequestrata la pizzeria «La Tegola», sempre a Santa Maria del Focallo, che è stata costretta a chiudere i battenti perché i suoi scarichi fognari non erano in regola.

Lo stesso Consorzio di bonifica è stato posto sotto la lente d’ingrandimento della Capitaneria di porto per lo scarico delle acque provenienti da terreni che, a quanto sembra, non arriverebbero a mare. Insomma, è evidente l’attivismo della Capitaneria di porto, in un campo quanto mai delicato qual è quello della tutela ambientale. «Sarebbe però interessante verificare – interviene Gianni Stornello segretario del Partito democratico che si è occupato della faccenda – se questo attivismo è comune a tutte le altre Capitanerie di porto che ricadono sotto la direzione marittima di Catania. E se, nell’ambito della stessa Capitaneria di porto di Pozzallo, che, lo ricordiamo, è competente per tutto il litorale della provincia di Ragusa, sono soggetti ai controlli anche i locali e le strutture ricettive del versante ragusano e ipparino della costa. Se la legge – aggiunge – non è rispettata dobbiamo tutti plaudire alle iniziative che mirano a farla osservare. Il fatto stesso che ci siano i controlli ci deve rassicurare sul fatto che il territorio non è abbandonato a se stesso, confidando, ad esempio, di potere venire finalmente a capo della diffusione di un fetore insopportabile che, nelle sere d’estate, si avverte a tarda sera proprio nel raggio di 5 – 600 metri dal depuratore di Santa Maria del Focallo.

Oppure, chiarendo una volta per tutte come è possibile che le dune di sabbia nei pressi del resort «Borgo Rio Favara» siano state rimosse e quelle all’altezza del residence «Frontemare» siano state appianate, mentre in tutto il resto del litorale ispicese i varchi restano impraticabili. Una cosa ci sentiamo in dovere di chiedere a chi si sta occupando delle indagini: fare presto. Se – conclude Stornello – togliamo il turismo dalla nostra economia ci resta ben poco. La stagione 2013 è da considerarsi iniziata con la debolissima industria del turismo sotto scacco. Chi ha sbagliato, sia esso imprenditore privato o soggetto pubblico, deve pagare. Ma non può pagare solo il lavoro stagionale di decine di operatori o quel poco di indotto che le presenze turistiche creano nel territorio».

"MARSA SICLA´ DISSEQUESTRATO A GIUGNO"?
Potrebbe essere dissequestrato il mese prossimo il villaggio turistico «Marsa Siclà», ubicato sul litorale sciclitano e sotto sequestro dallo scorso 19 gennaio assieme all’altra struttura ricettiva «Baia Samuele» e, di recente, al villaggio «Marispica». I sigilli erano stati apposti dai Carabinieri nell’ambito dell’inchiesta sul traffico di rifiuti coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Catania. Martedì scorso i giudici del riesame di Catania avevano rigettato l’istanza di dissequestro del «Marsa Siclà», ma i proprietari della struttura si ritengono comunque fiduciosi. In una nota i diretti interessati auspicano dunque il dissequestro per «il mancato riscontro dell’ipotesi accusatoria».