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ISPICA - 20/04/2013
Cronache - In aula ha testimoniato il primo cittadino

Sindaco Rustico e il vice Tringali pedinati

Imputato nel procedimento l’ispicese Paolo Iozzia Foto Corrierediragusa.it

Il sindaco di Ispica Piero Rustico e il suo vice Gianni Tringali (da sx nella foto) pedinati da un disoccupato. La Questura di Ragusa costretta a disporre un servizio di «vigilanza discreta» a tutela del primo cittadino. Sono state le due vittime a tracciare i termini della vicenda davanti al giudice onorario del Tribunale di Modica, Corrado Celeste, nel processo contro l’ispicese Paolo Iozzia, 38 anni, difeso dall’avvocato Alessandro Agnello. Il primo episodio risale al 19 gennaio 2011 quando l’uomo cominciò a chiedere sussidi perché disoccupato e in condizioni di non potere vivere con la famiglia.

In quell’occasione Rustico, in compagnia del suo vice, Gianni Tringali, si stava recando, per una cerimonia, presso il centro geriatrico cittadino, quando fu «affrontato» verbalmente dall’uomo, particolarmente agitato, che sollecitava un intervento per avere sussidi dai servizi sociali. Fu chiesto l’intervento dei carabinieri.

«Il giorno prima – ha detto Rustico in aula – era venuto per lo stesso motivo a casa mia». Il 23 febbraio 2011, Iozzia si era presentato durante la seduta del consiglio comunale, entrando nell’area riservata ai consiglieri e dirigendosi verso la presidenza. Fu bloccato da un usciere e dalla polizia municipale e fatto allontanare. «Non ero presente – ha detto il sindaco – ho saputo l´indomani che mi cercava e che aveva fatto una sceneggiata. Il primo marzo successivo è venuto a casa. Ho visto dal videocitofono che era Iozzia e non ho aperto. Ho informato i carabinieri. Già la Digos mi aveva invitato a segnalare ogni episodio tant’è che fu disposto servizio di vigilanza discreta. Successivamente l´ho ricevuto nel mio ufficio e mi ha chiesto scusa».

Rustico fa presente di non avere sporto querela. Escusso anche Gianni Tringali il quale ha raccontato di un sabato, quando Iozzia lo aveva seguito con la sua auto. «Ero andato a prendere la mia bambina a scuola – ha detto – e mi sono accorto che l’imputato mi stava inseguendo con una Renault Clio. Sono riuscito a seminarlo e sono andato da carabinieri». Il pubblico ministero, Diana Iemmolo, ha rinunciato agli altri testi, e il got ha rinviato per le conclusioni al prossimo mese di novembre.