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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:17 - Lettori online 988
ISPICA - 01/01/2013
Cronache - L’incendio di aprile ha devastato i box che avrebbero dovuto accogliere i cani randagi

Dopo 8 mesi nessuna novità su incendio doloso al canile

Le indagini sono condotte dai Carabinieri

Potrebbe essere la degenerazione dello scontro nell’affidamento della gestione del canile municipale la causa dell’incendio doloso che, lo scorso aprile, ha distrutto la struttura di contrada Speziale. Sarebbe una ragione plausibile più di altre, ma i carabinieri, che si occupano delle indagini da otto mesi, l’hanno sempre giudicata solo una delle piste da battere, non trascurando, quindi, diverse altre ipotesi di reato.

L’incendio di aprile ha devastato i box che avrebbero dovuto accogliere i cani randagi, risparmiando l’area adibita ad uffici. E i militari sono stati impegnati nella verifica dell’entità del danno, in un primo momento, ritenuto superiore a quello realmente cagionato dalle fiamme.

Il canile sembra esser nato sotto una cattiva stella (o sotto cattive intenzioni): seppur pronto da due anni, non è stato reso fruibile prima che fossero appiccate le dolose fiamme. Sembrava inoltre spazzato via dal vento il polverone sollevato sul grave fatto di cronaca e, invece, la discrezione con la quale i carabinieri stanno conducendo le indagini potrebbe racchiudere una scomoda verità: attorno al nuovo canile s’erano concentrati gli appetiti di dubbi personaggi, che avrebbero voluto forse sfruttare la lotta al randagismo come ritorno economico. Gente che, vedendosi probabilmente esclusa o perdente in partenza nella gestione del canile, non è andata per il sottile e ha voluto lanciare il messaggio: niente per nessuno.

Il Comune sperava in un finanziamento ministeriale, quei cento mila euro stanziati nel 2010 per l’ampliamento del canile. L’intenzione era quella di convertire la destinazione dei fondi e utilizzarli per edificare nuovi box, sostituendo quelli danneggiati. Un’operazione che avrebbe consentito di consegnare il canile alla comunità, ma, in tempi di vacche magre come quelli che corrono, non provvedere all’onere della ricostruzione e del successivo mantenimento di una struttura come il canile potrebbe anche essere un sollievo per l’Amministrazione comunale.

Il canile è nato nel marzo del 2009. Rappresentava la conclusione dell’iter di prevenzione al randagismo iniziato con la campagna di registrazione gratuita all’anagrafe canina, con un progetto per l’adozione diretta e indiretta di cani randagi, con la convenzione con la cooperativa Maia per la cattura degli esemplari pericolosi e con la Lav per il progetto di sterilizzazione. E sfruttava un finanziamento ministeriale integrato con fondi comunali e regionali. L ’importo ammontava a 210 mila euro, ma i box del canile sono 22, seppur la cifra stanziata ne prevedeva 90.

I cani randagi, insomma, rimangono liberi di muoversi in branco, ammalarsi, patire la fame e diventare pericolosi. E, come sempre, saranno i volontari a mettere la mano prima sul cuore e, poi, al portafogli per salvargli la vita.