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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:51 - Lettori online 1017
ISPICA - 03/08/2012
Cronache - Operazione degli agenti del commissariato di Modica

Eroina tra i canneti di contrada Marza, un arresto

Le manette sono scattate per Vincenzo Licitra Foto Corrierediragusa.it

La contrada Marza, dove insistono canneti e pantani, era stata scelta quale luogo di spaccio ideale per il ragusano Vincenzo Licitra (foto), 33 anni. Per spacciare eroina, il presunto pusher aveva scelto quella zona almeno per tre buoni motivi: era baricentrica per richiamare gli assuntori di un po’ tutta la provincia, non era troppo vicina a Ragusa, sua città di residenza, e, soprattutto, era al riparo da occhi indiscreti.

O almeno così pensava Licitra. Evidentemente, però, la zona scelta per dare appuntamento ai clienti non era poi così appartata, dal momento che, seppure non «invitati», all’appuntamento con il pusher si sono presentati pure i poliziotti del commissariato di Modica, che, sotto le mentite spoglie di tranquilli bagnanti in costume e bermuda, per non mettere sul chi vive lo spacciatore, hanno fatto scattare le manette in flagranza di reato per Licitra, con l’accusa di detenzione di sostanza stupefacente ai fini dello spaccio.

Gli agenti, coordinati dal dirigente a scavalco Antonino Ciavola, dopo un breve quanto rocambolesco inseguimento a piedi tra la scottante sabbia delle dune, hanno bloccato il ragusano con addosso un barattolo di vetro contenente 50 grammi di eroina del tipo brown sugar. La droga, come accertato dai poliziotti, stava per essere smerciata ad alcuni tossicodipendenti, tutti identificati e denunciati quali assuntori di stupefacenti, che erano appositamente giunti in contrada Marza da Pozzallo, Ragusa, Pachino e Ispica.

Il viavai furtivo di giovani dall’atteggiamento guardingo era stato notato dai residenti, che, di conseguenza, avevano chiamato il 113. I risultati hanno confermato che i sospetti erano fondati. Tra i canneti e i pantani, mimetizzati nella vegetazione, il pusher pare combinasse buoni affari già da qualche tempo, con la sua attività di spaccio sempre più fiorente.

Non caso, il passaparola tra gli assuntori si era sparso anche tra i paesi limitrofi, facendo accrescere il volume d’affari di Licitra, ma anche il rischio d’essere scoperto, come alla fine è successo. Al vaglio degli investigatori anche la posizione di un tunisino, possibile complice del ragusano. L’immigrato, difatti, così come il pusher, aveva invano tentato la fuga.