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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 764
GIARRATANA - 20/12/2013
Cronache - Il terribile sinistro del 20 dicembre 2008 dove 4 giovani giarratanesi persero la vita

Morte di 4 ragazzi: camionista a giudizio

Michele Billè è accusato di omicidio colposo Foto Corrierediragusa.it

Nella sera del 20 dicembre 2008 quattro giovani giarratanesi persero la vita in un incidente automobilistico lungo la strada 194, quasi alle porte di Francofonte. Da subito si disse che la causa era da ricercare nell’elevata velocità della Mini Cooper, che anche a causa del fondo stradale viscido andò a schiantarsi contro un muro, per poi scontrarsi con un autoarticolato che procedeva in direzione opposta. Per tanto tempo questa è stata la versione ufficiale e il caso sembrava destinato ad essere archiviato in quanto nessuna responsabilità poteva essere ricondotta al conducente del camion. Oggi dopo cinque lunghi anni, il camionista Michele Billè, coinvolto nell’incidente, è stato rinviato a giudizio con l’imputazione di omicidio colposo. A chiedere giustizia è stato Salvatore, il padre di Giuseppe Di Gaetano conducente della Mini Cooper, che perse la vita a soli 21 anni insieme ai suoi amici Fabio Dipietro (19 anni), Leandro Renna (21 anni) e Gabriele Corallo (20 anni).

Un padre determinato, che non ha mai accettato la prima ricostruzione dei fatti e che da subito ha fatto di tutto per capire come fossero veramente andate le cose.Lo è stato ancor di più, dopo la perizia del Ctu che scagionava del tutto il conducente del grosso articolato. Così dopo il deposito in Tribunale di quel rilievo peritale, Salvatore Di Gaetano nominò un perito di parte, nella persona dell’Ing. Giovanni Dell’Agli di Vittoria. E’ venuta cosi fuori un´altra versione dei fatti, tanto da indurre il Gup del Tribunale di Siracusa Alessandra Gigli a rinviare a giudizio il conducente del pesante mezzo. Se da un lato il Perito del Tribunale, era arrivato alle conclusioni che la velocità della Mini Cooper era di 90 kmh (e non oltre i 130 Kmh come si ipotizzò in un primo momento), velocità considerata eccesiva in rapporto alle condizioni stradali e ambientali, motivo per cui avvenne la perdita del controllo del mezzo condotto e di conseguenza l’urto contro il muro e successivamente con l’autoarticolato, dall’altro lato, in quella perizia nulla è stato imputato alla condotta di guida del conducente del camion.

Nella perizia di parte l’Ing. Giovanni Dell’Agli, ha ribaltato le considerazioni del suo collega e le conclusioni. Dell’Agli scrive: «A innescare il moto aberrante dell’autovettura Mini Cooper non è stato affatto la velocità con cui il Di Gaetano l’ha affrontata ma, una brusca e improvvisa azione sullo sterzo. La manovra del Di Gaetano e il moto irregolare che ne è scaturito sono quelli tipici che si osservano nei casi in cui i conducenti reagiscono, d’istinto e bruscamente alla vista, di un ostacolo, imprevisto, forse un cane (una carcassa di una povera bestiola era stata fotografata sul luogo del sinistro, qualche mese dopo). Aggiunge poi, il perito di parte: «Per quanto riguarda l’autocarro del Billè, questo è giunto sul punto dell’urto alla velocità di 64 kmh, nonostante il suo conducente avesse percepito la situazione di pericolo prima e avesse manovrato per rallentare. La velocità di marcia con cui l’autocarro percorreva il rettifilo prima del sinistro doveva per tanto essere elevatissima (intorno ai 130 kmh) e non quella di soli 84 kmh registrati dal suo tachigrafo. In ogni caso, se fosse stata di 84 kmh, è stato dimostrato che l’autocarro avrebbe dovuto fermarsi prima di giungere nel punto nel quale la Mini Cooper si era fermata, ma questo non si è verificato.

Se dunque il Billè avesse viaggiato a 70 kmh nel rispetto dei limiti di velocità consentiti in quella strada, alla vista dell’autovettura con una frenatura normalmente energica avrebbe potuto arrestare facilmente il suo autocarro prima di scontrarsi con la Mini, evitando così lo scontro e il precedente incidente capitato all’autovettura si sarebbe risolto senza gravi conseguenze. Invece l’autovettura è stata travolta e poi schiacciata dalla motrice del pesante mezzo». Queste considerazioni hanno così indotto il Gup di Siracusa a rinviare a giudizio Michele Billè. Un primo importante passo verso la verità che solleva il povero Giuseppe Di Gaetano, e con lui la sua famiglia, dal macigno di essere responsabile della morte di altri tre giovani.