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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 605
GELA - 15/01/2013
Cronache - La notizia divulgata da un pentito coinvolge il capo della Mobile vittoriese

Pentito di mafia: "Nel mirino vice questore Giudice"

Sono finiti in carcere 28 presunti mafiosi del clab Alferi. Il pentito ed ex figlioccio del boss rivela: «Volevano uccidere il capo della Mobile Giudice». Il dirigente vittoriese minimizza: «Un attentato incendiaro era nel conto, ma l’omicidio non credo»

La clamorosa e inquietante notizia è venuta fuori grazie alla dichiarazione del pentito Emanuele Cascino, oggi collaboratore di giustizia, figlioccio del boss. Secondo quanto ha riferito Cascino, l´ordine di assassinare Giudice sarebbe venuto proprio da Giuseppe Alferi, soprannominato ´´U Jerru´´.

Il vice questore Giovanni Giudice, vittoriese di nascita, sentito telefonicamente, tenta di minimizzare la portata della notizia. «Che ci fosse un tentativo di compiere qualcosa di grave nei miei confronti è probabile, come tanti incendi di auto che poliziotti di Gella hanno subito. E’ vero che giravano armati nelle mie vicinanze, ma io non voglio pensare a un vero e proprio assassinio. L’attentato invece era possibile, ma questi sono eventi che stanno nel conto del lavoro di un poliziotto che serve lo Stato e che cerca di fare rispettare la legge e la legalità».

Questo l’elenco dei nomi appartenenti al clan mafioso che è stato decapitato dalla Squadra mobile e dalla polizia nissena: Giuseppe Alferi, 50 anni, detenuto presso la Casa circondariale "Siano" di Catanzaro; i suoi parenti (fratelli, cugini e nipoti) Carmelo Sebastiano Alfieri, di 65 anni, Sebastiano Massimo Alfieri, di 40, Gaetano Davide Alfieri, di 37 anni, in atto detenuto a Gela, Nunzio Alferi, di 26 anni, detenuto a Caltanissetta, Vincenzo Alfieri, di 37; i fratelli Azzarelli, Maria, di 45 anni, e Salvatore, di 35, nonché il loro cugino Vincenzo Azzarelli, di 44 anni, detenuto presso il carcere di Voghera; Giuseppe Biundo, di 33 anni, Vincenzo Burgio, di 43, Giuseppe Caci, di 31 anni, Rosario Consiglio, di 47, Francesco D´Amico, di 51 anni, Francesco Giovane, di 27, Rosario Moscato, di 22 anni, Giovanni D´Amico, di 32, Luigi Nardo, di 29 anni, Giuseppe Palmieri, di 22, i fratelli Angelo e Orazio Pirone, rispettivamente di 32 e 26 anni, Fabio Russello, di 32 anni, e Gianfranco Turco, di 38, entrambi detenuti nel carcere di Gela, e Paolo Vitellaro, di 22 anni, tutti gelesi. Agli arresti domiciliari vanno invece la moglie di Giuseppe Alferi, Antonella Bignola, e Giuseppe Vinci, entrambi di 39 anni, di Gela, nonché Salvatore Fidone, di 45 anni, originario di Niscemi, e Domenico Rocca, di 40 anni, nativo di Asti. Il sodalizio mafioso opera dal 2005.

Gli arrestati, dicono gli inquirenti nisseni, sono accusati, quali partecipi di un’associazione delinquenziale denominabile «gruppo Alferi», da qualificare di tipo mafioso, perché i suoi appartenenti si avvalgono della forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà da esso derivanti per commettere delitti di ogni genere e, principalmente estorsioni, furti, danneggiamenti col fuoco, usura, occupazione abusiva di immobili ed altri ancora.