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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 594
COMISO - 09/09/2008
Cronache - Comiso - Era stato avvistato al quartiere "Grazia"

Serpente indiano semina panico a Comiso, è stato soppresso

Il rettile era sfuggito alla "caccia" per ben 2 mesi Foto Corrierediragusa.it

Un serpente indiano nel quartiere «Grazia» a Comiso (nella foto). Era stato avvistato due mesi fa. I residenti si erano rivolti ai vigili urbani che, nell´ambito delle loro possibilità, si erano dati da fare per stanarlo, impresa di certo non facile. E il serpente era difatti riuscito ad infrattarsi chissà dove, facendo perdere le proprie tracce. La notizia del rettile, della lunghezza di circa due metri, inusuale per il nostro territorio, aveva fatto il giro della zona e molti temevano che prima o poi si facesse rivedere.

Timore esteso anche ai genitori dei bambini che hanno partecipato alle attività del «Pedibus estivo», che aveva nel campetto di Cave Grazia la propria base operativa, da cui partivano i gruppi per le varie attività della zona. Gli abitanti parlavano di un «pitone», ma nessuno sapeva di preciso di che specie si trattasse. Tutto questo fino a lunedì mattina, quando il serpente è stato nuovamente avvistato nella zona di via Farini. Il serpente era nel giardino di un’abitazione: nuova segnalazione alla polizia municipale e, stavolta, anche al responsabile del Centro Recupero Fauna Selvatica Gianni Insacco. Quando quest´ultimo si è recato in via Farini, il serpente era ormai privo di vita, soppresso a sassate dagli atterriti residenti.

In via Farini, Insacco ha trovato ciò che i residenti chiamavano «pitone»: era in realtà un «serpente dei ratti» indiano, una specie esotica importata dall’Asia. L’esemplare, forse acquistato in un negozio specializzato, potrebbe essere sfuggito ai proprietari o potrebbe essere stato abbandonato, seminando il panico nel quartiere. «Il nome scientifico della specie ? dichiara Insacco - è «Elaphe taeniura friesei» e vive in Asia. L’esemplare ucciso a Comiso è lungo 1,85 metri: è scuro, con macchie e striature giallastre. Non è velenoso e non è pericoloso per gli uomini. Non è una specie protetta ma, per la nostra zona, è una rarità. Abbiamo recuperato la carcassa che destineremo al nostro Museo di Scienze Naturali».