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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 0:33 - Lettori online 732
COMISO - 17/09/2015
Cronache - Esclusa l’ipotesi di infermità mentale

Giannì era consapevole di voler ammazzare il fratello

Il 24 novembre discussione finale e sentenza Foto Corrierediragusa.it

L’esito della perizia psichiatrica condotta dal perito Vincenzo Gulino ha escluso che Salvatore Giannì, il comisano di 62 anni che il 19 aprile del 2014 tentò di ammazzare il fratello Biagio, 72 anni, a colpi di fucile da caccia calibro 12, al momento dell’azione criminosa fosse incapace di intendere e di volere. L’importante elemento giudiziario emerso dall’esito dell’esame peritale è stato acquisito agli atti del processo nel corso dell’udienza. Il processo andrà avanti con il rito abbreviato, come da richiesta dell’avvocato Massimo Garofalo, difensore dell’imputato, e si avvarrà dell’integrazione probatoria redatta dallo specialista psichiatrico. Il perito nominato dal tribunale nel corso dell’udienza del primo aprile scorso, viste le precedenti relazioni dei consulenti tecnici di parte Giuseppe Sapienza, Vincenzo D’Agosta e Chiara Insacco, ha tratto le conclusioni affermando che il signor Salvatore Giannì, pur essendo affetto da disturbo ciclotimico, per i suoi frequenti sbalzi dell’umore, quando ha commesso il fatto non era nelle condizioni di infermità mentale. Il gup Maggioni ha rinviato la prossima udienza al 24 novembre per la discussione finale e la sentenza. L’avvocato di parte civile per la vittima, Biagio Giannì, 72 anni, è l’avvocato Michele Sbezzi.

Quel drammatico 19 aprile nell’abitazione di contrada Canicarao a Comiso accaddero cose incredibili. Per una banale lite tra i due fratelli, questo emerge nel capo d’imputazione, Salvatore Giannì s’impossessò del «dietro carico» che custodiva in casa, una doppietta uso caccia calibro 12, e cominciò a sparare contro il fratello che solo per la prontezza di questi nello schivare le fucilate si salvò, riportando delle ferite leggere alle mani. Il fatto criminoso ebbe una seconda e drammatica fase quando Giannì non esitò a puntare contro due poliziotti il fucile, dicendo loro di sdraiarsi a terra dietro le siepi e di non farsi vedere altrimenti li avrebbe ammazzati.

Oltre che del tentato omicidio, l’avvocato Garofalo deve difendere il suo assistito di detenzione di sostanze stupefacenti rinvenute in casa durante la perquisizione domiciliare. Marijuana, semi di canapa indiana e spinelli ben occultati nell’abitazione di contrada Canicarao.