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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 1008
COMISO - 22/10/2014
Cronache - La vittima è la tunisina Sylvie Monjia Ayed, uccisa dal padre 60enne Rafih Ayed

VIDEO Confessa il padre assassino di Sylvie

Il fatto in contrada Torrevecchia Carnazza in territorio di Comiso Foto Corrierediragusa.it

Ha confessato nell´interrogatorio dinanzi al magistrato il Rafih Ayed, il 60enne tunisino che ha ucciso la figlia Sylvie Monjia Ayed, 37 anni (foto) al culmine della lite in famiglia per soldi finita in tragedia. L´uomo ha riferito che non voleva fare del male alla donna, madre di tre figlie di 7, 13 e 14 anni, ma voleva ammazzare il marito, ovvero il genero, per i debiti accumulati. Il delitto martedì sera in contrada Torrevecchia Carnazza.



LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI DELL´ASSASSINO NELL´INTERROGATORIO
La ricostruzione dell´assassino Rafih Ayed è semplice e lineare nella fase inziale, poi diventa confusa quando interviene il fattore morte della donna. La vittima si trovava a lavorare ed a casa vi era solo la madre con le nipoti. Gli uomini della famiglia si recavano a fare la spesa come spesso accadeva e lo facevano insieme a bordo dell’auto del genero. Mentre transitavano da un negozio di articoli per la coltivazione dei campi il genero ricordava al suocero che doveva saldare un debito e che lui non voleva più fare brutte figure. Il suocero lo riprendeva perché non doveva permettersi di fare appunti al suo modo di “trattare” gli affari e che doveva farsi i fatti suoi nonostante per certe attività di coltivazione fossero in affari. Il genero esasperato dai continui litigi colpiva con un pugno il suocero durante la guida e a dire di Ayed andava fuori strada di proposito cercando di far impattare contro il muro la parte dell’auto dove sedeva il suocero che rimaneva lievemente ferito. Giunti a casa una volta abbandonata l’auto a pochi metri dal cancello (poiché incidentata) la lite continuava verbalmente ma veniva interrotta dalla moglie di Ayedche lo calmava facendo allontanare il genero. Una volta lontano il genero chiamava la moglie comunicandogli che sarebbero dovuti andare via da casa perché il padre non li voleva più li con loro. 

La figlia terminato l’orario di lavoro tornava a casa su tutte le furie e raggiungeva i genitori nella serra poco distante, trovando il padre in possesso della pistola e la madre che gli chiedeva di gettarla. Il padre era ancora molto agitato per la lite con il genero e per dimostrare che l’arma fosse vera e lui era pronto a tutto, esplodeva due colpi in aria senza ferire nessuno. A quel punto la figlia lo schiaffeggiava e spintonava tanto che cadevano entrambi a terra con la madre che tentava di separarli. Nonostante l’intervento della madre, la lite continuava e seppur breve terminava con l’esplosione di un colpo di pistola che trafiggeva la vittima facendola rimanere esanime. Ayed ricorda perfettamente le ultime parole della figlia ma non sa descrivere come è possibile che sia partito il colpo anche se è certo di aver tirato lui il grilletto.

COLPO DI PISTOLA PARTITO IN MANIERA ACCIDENTALE?
Il colpo di pistola potrebbe essere partito accidentalmente durante una colluttazione tra la donna e il padre che avrebbe ferito mortalmente la figlia. E´ quanto sembra emerge da una prima ricostruzione dell´omicidio. Da tempo i rapporti tra l´assassino, il genero e la figlia si erano incrinati. 

TENSIONE PER MOTIVI DI SOLDI
Il motivo pare sia da ricondurre a debiti economici che il marito di Sylvie Monjia Ayed aveva proprio col suocero. Contrasti che sarebbero sfociati in confronti aspri, tanto che il 60enne aveva allontanato dalla sua casa la figlia e il genero. Ieri ci sarebbe stata l´ennesima lite, prima verbale, poi sfociata in una colluttazione, durante la quale sarebbe partito il colpo di pistola che ha ucciso la donna. L´uomo, che doveva tornare in carcere per scontare pene residue, voleva ammazzare il genero ma la donna è intervenuta in difesa del marito, e, nella colluttazione col padre, è stata ferita a morte dal colpo di pistola.

ASSASSINO PRESO IN STATO CONFUSIONALE DOPO CACCIA ALL´UOMO
E´ stata una telefonata al 113 a mobilitare subito gli agenti della Squadra Mobile di Ragusa e del commissariato di Comiso. L´uomo infatti è scappato dopo avere ucciso la figlia, ma in mattinata è stato catturato dopo una caccia all´uomo operata da circa trenta poliziotti sparsi per tutta la zona e con l´ausilio di un elicottero. L´uomo, sebbene fosse in stato confusionale, aveva mantenuto la lucidità necessaria per liberarsi dell´arma con cui aveva sparato alla figlia, uccidendola. La pistola sarebbe stata gettata dall´uomo in un dirupo della zona setacciata dai poliziotti per recuperarla.

LA VITTIMA ERA UNA BRAVA MADRE DI FAMIGLIA E GRAN LAVORATRICE
Come accennato è stata una lite scoppiata per motivi economici a spingere l´uomo a litigare furiosamente con la figlia alla presenza del genero, anche lui di origine tunisina. Proprio quest´ultimo avrebbe accumulato nel tempo numerosi debiti che avevano causato tensione in famiglia. Nella colluttazione tra padre e figlia è partito il colpo che ha raggiunto quest´ultima al braccio. Il proiettile ha trapassato l´arto, conficcandosi nel torace, a pochi millimetri dal cuore. La donna, morta pochi minuti prima dell´arrivo dell´ambulanza del 118, lavorava sodo in un magazzino per il confezionamento di frutta e ortaggi poco distante dalle serre della zona. La donna era una brava madre di famiglia che si sforzava di non far mancare nulla alla bambina di 7 anni e alle altre 2 figlie adolescenti.

L´ASSASSINO ERA GIA´ NOTO PER REATI CONTRO LA PERSONA E IL PATRIMONIO
Gli uomini della Scientifica, dopo il rinvenimento del cadavere della donna, hanno lavorato per reperire tutti gli elementi utili alle indagini. Rafih Ayed è stato arrestato per omicidio e rinchiuso nel carcere di Ragusa. L´uomo, nel recente passato, era stato implicato in una serie di rapine in casa di anziani che venivano regolarmente depredati e malmenati.

I FIGLI DELLA VITTIMA ASSISTITI DALL´UFFICIO MINORI DELLA DIVISIONE ANTICRIMINI DELLA POLIZIA
L’Ufficio Minori della Questura di Ragusa ha assistito il padre e la nonna delle bambine per le fasi delicate della comunicazione di quanto accaduto, peraltro già in parte appreso nelle fasi concitate della lite e dei soccorsi con l’intervento della Polizia. Le piccole saranno seguite oltre che dai familiari anche dai servizi sociali e da una psicologa per la delicatissima fase che stanno vivendo.