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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 671
COMISO - 10/10/2014
Cronache - L’amministrazione comunale non ha proceduto ad interventi risolutivi nonostante i solleciti

"Terra dei fuochi" nei pressi di aeroporto Comiso

Sopralluogo congiunto di polizia provinciale, vigili del fuoco e Arpa che ha prelevato dei campioni di terreno per le analisi
Foto CorrierediRagusa.it

Se non è la «terra dei fuochi» della Campania poco ci manca, ma una cosa è certa: la combustione sotterranea che da settimane interessa la ex cava di pietra di contrada Porrazzito, sulla provinciale 7, a poca distanza dall’aeroporto di Comiso, potrebbe essere altrettanto tossica. Dense nuvole di fumo acre e maleodorante si levano, specie di buon mattino, dal sottosuolo, in un’area di ben 10mila metri quadrati, sprigionando miasmi insopportabili che infestano tutta la zona e oltre, come si evince chiaramente dalla foto. Pare difatti che la ex cava di pietra e ghiaia dismessa da anni sia stata poi riempita con materiale di dubbia composizione, potenzialmente tossico. Il tutto fu poi «sigillato» da una colata di cemento il cui manto, però, si è spaccato col tempo. Di conseguenza, dalle crepe si sprigionano queste anomale fumarole originate da combustione sotterranea di materiale ignoto, che, a giudicare dall’acre e malsano odore, potrebbe essere molto pericoloso.

Nel sottosuolo potrebbe bruciare, nella migliore ipotesi, plastica dismessa dalle serre, se non peggio. Oltre a cagionare seri rischi per la salute dei residenti, questo stato di cose sta creando notevoli danni ambientali, come constatato dai tecnici dell’Arpa, che hanno effettuato un sopralluogo nella zona prendendo atto della grave situazione. I tecnici hanno fatto dei prelievi per accertare eventuali contaminazioni che superano le concentrazioni massime previste per legge in riferimento a determinate sostanze tossiche.

Dalle prime risultanze dei campioni di terreno prelevati sarebbe quasi scongiurata la presenza di sostanze altamente tossiche o addirittura radioattive, ma la certezza al momento non c’è. Anche la polizia provinciale, che ha individuato una mezza dozzina di proprietari dei terreni interessati dall’anomalo fenomeno nell’ambito delle indagini condotte su delega della procura, si è recata nei luoghi assieme ai vigili del fuoco. Ma i pompieri possono fare poco o nulla per limitare il fenomeno delle fumarole che si originano dal sottosuolo.

In questi casi, difatti, l’acqua è pressoché inutile e bisognerebbe agire alla radice del problema con l’impiego di consistenti quantità di sabbia o altro materiale inerte per soffocare la combustione sotterranea di questi materiali potenzialmente tossici. Di tutto questo dovrebbe occuparsi l’amministrazione comunale di Comiso, che però, stando a quanto raccontatoci dai residenti, nonostante le reiterate e allarmanti segnalazioni è finora rimasta con le mani in mano. Tutto questo mentre ogni giorno, specie la mattina, da quella contrada vicina in linea d’aria dall’aeroporto «La Torre» si levano nuvole di fumo tossico e maleodorante che ammorbano tutta la zona con grave rischio, lo ribadiamo, per la salute pubblica e per l’ecosistema ambientale dell’ampia area interessata da queste fumarole sotterranee.

Il sequestro dell’area non è stato ancora effettuato proprio per non bloccare i più volte richiesti interventi da parte del comune, esortato ad agire al più presto per risolvere il problema alla radice o quantomeno per mettere l’intera area in sicurezza.