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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 971
COMISO - 22/02/2013
Cronache - Sentenza assolutoria per Giuseppe Alfano

Ferrari e Porsche in pista al "Magliocco", sindaco assolto

La sentenza è stata emessa dal giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Ragusa Foto Corrierediragusa.it

Il sindaco di Comiso Giuseppe Alfano (foto) è stato assolto con formula piena, perchè il fatto non sussiste, dal reato di abuso d’ufficio. Il processo era scaturito da un sopralluogo del primo cittadino comisano, avvenuto il 3 dicembre 2011, quando avrebbe accompagnato alcuni proprietari di Ferrari e di una Porsche all’aeroporto casmeneo per effettuare delle prove sulla pista. Alfano spiegò, qualche giorno dopo, che si era trattato di un sopralluogo per verificare la fattibilità di un’iniziativa di beneficenza.

La sentenza è stata emessa dal giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Ragusa, Claudio Maggioni, al termine del processo col rito abbreviato. Alla luce delle indagini anche il Pm Federica Messina aveva chiesto l’assoluzione ai sensi del secondo comma dell’articolo 530 del Codice di procedura penale, ovvero quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso. Il collegio difensivo composto dagli avvocati Giorgio Assenza e Massimo Garofalo, invece, al termine di arringhe articolate ha chiesto l’assoluzione ampia mancando tutti i presupposti del reato visto che in sindaco Alfano non ha avuto nessun vantaggio e nessuno ha subito danni. Il Gup dopo la camera di consiglio ha assolto Alfano con la formula più ampia.

Il fascicolo era stato aperto dopo che, qualche giorno dopo il sopralluogo, i giovani della «Fabbrica di Nichi» avevano diffuso un video con le immagini delle auto sulla pista dell’aereoporto comsiano ed il sindaco a bordo pista. Dopo l’interrogatorio davanti al procuratore di Ragusa Carmelo Petralia il sindaco Alfano si era detto concorde alla scelta di aprire l’inchiesta in modo da ristabilire la verità dei fatti.

«Chi mi conosce – aveva affermato, tra l’altro, Alfano -, sa che, nell’esercizio delle funzioni pubbliche non ho mai consentito che logiche di interesse privato e personalistiche avessero la meglio sull’interesse della mia amata Comiso. A questa regola ho inteso sottostare con fermezza, prestando obbedienza, con scrupolo e rigore morale, solo al principio del bene comune. La mia coscienza è a posto, nella consapevolezza del duro lavoro svolto per consegnare alla città, nel più breve tempo possibile, il tanto atteso aeroporto».