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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 1035
COMISO - 05/03/2012
Cronache - Era estate, l’8 agosto 1983. A Comiso, volevano opporsi all’installazione dei Cruise

Oggi la Tav, 30 anni fa a Comiso contro i missili Cruise

Il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca: "In questo territorio più che di alta velocità servono linee raddoppiate che diano modo alle persone di andare da una parte all’altra, serve capacità di scambiare merci"
Foto CorrierediRagusa.it

"In questo territorio più che di alta velocità servono linee raddoppiate che diano modo alle persone di andare da una parte all´altra, serve capacità di scambiare merci. Siamo dunque lontani anche dal punto di vista delle problematiche da quelle della Tav".

Lo ha detto il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca a Siracusa a margine dell´incontro con le categorie produttive e del tavolo permanente per lo sviluppo coordinato dalla Camera di Commercio. "E del resto - ha aggiunto - l´impegno del Governo, sin dall´inizio, è stato nel piano ferrovie che riguarda il Sud di non pensare a operazioni faraoiniche".

"Le proteste della Tav, viste dalla Sicilia - ha proseguito - appaiono lontane e mi sembra siano legate, come ha già detto il presidente del Consiglio, alle modalità di discussione e confronto con il territorio. Il governo ha intenzione di migliorare questo aspetto cercando di far si che il dibattito con il territorio non arrivi dopo ma prima. Ma ripeto qui in Sicilia si tratta di una situazione diversa, qui si tratta di lavorare sodo perchè le linee ferroviarie non consentono di metterci ore per andare da un posto all´altro".

TRENT´ANNI FA, QUANDO COMISO ERA LA VAL DI SUSA
di Giambattista Scirè per Linkiesta

Era estate, l’8 agosto 1983. A Comiso, volevano opporsi all’installazione dei Cruise (foto), impedire agli automezzi militari di portare i missili nucleari e alle impastatrici degli operai di entrare nell’area sorvegliata. Erano gruppi di pacifisti, giunti da ogni parte d’Italia, e anche d’Europa, per fare blocco davanti al cancello dell’aeroporto del Magliocco. Si confrontavano insomma la ragion di Stato e le proteste.

La situazione in Val di Susa potrebbe apparire diversa ma, secondo lo storico Giambattista Scirè, è invece molto simile. A Comiso erano arrivati, percorrendo una vecchia strada provinciale proveniente da Catania, nei modi più svariati: in macchina, in moto col sacco a pelo, sui pullman, perfino con l’autostop, sui camion degli autotrasportatori di primizie. Era estate, l’8 agosto 1983. Volevano opporsi all’installazione dei Cruise, impedire agli automezzi militari di portare i missili nucleari e alle impastatrici degli operai di entrare nell’area sorvegliata. La ragion di Stato, fino a quel momento, aveva vinto e il programma del governo, in accordo con gli Usa, era andato avanti.

Gente di tutte le età si era data appuntamento e si apprestava ad esprimere una protesta pacifica. Erano gruppi di pacifisti, giunti da ogni parte d’Italia, e anche d’Europa, per fare blocco davanti al cancello dell’aeroporto del Magliocco. Erano giovani e meno giovani: nuovi obiettori di coscienza, pacifisti storici, antifascisti che avevano fatto la Resistenza, ex sessantottini, autonomisti, antagonisti.

C’erano pure molti bambini che osservavano con curiosità i poliziotti schierati a muro davanti al cancello e i pacifisti che si erano accovacciati a semicerchio per terra in duplice fila.
C’era il movimento delle donne: giovanissime, che portavano giacche indiane e la kefiah sopra le spalle, erano state loro a bloccare i camion, semplicemente infilandocisi sotto, fra ruota e ruota.

E così i Cruise avevano dovuto aspettare, ancora. Alcune di loro avevano usato un modo davvero singolare e stravagante: erano arrivate al cancello della base militare con enormi gomitoli di lana ed avevano cominciato a fare il girotondo fra i poliziotti esterrefatti, svolgendo il filo finché cancello, poliziotti e ragazze non avevano finito per essere tutti avvolti in una «ragnatela» colorata, chiamata pace. Sul muro sovrastato dal filo spinato, dietro una lunghissima fila di eucalipti, quel giorno i pacifisti avevano appeso un enorme striscione di tela con la scritta: «Vogliamo vivere, vogliamo amare, diciamo no alla guerra nucleare!».

Si era giunti a quel giorno, dopo lunghe polemiche, dure contrapposizioni, infiniti discorsi. La Dc, il Psi di Craxi e i partiti laici minori (in particolare il Pri di Spadolini) si erano schierati compatti a difesa delle decisioni del governo. Il Pci locale, così come la federazione giovanile, aveva appoggiato senza distinguo la protesta anti-nucleare, ma dalla direzione nazionale era arrivato l’ordine di mantenere la calma e di non sbilanciarsi troppo. La stampa, i media, i palazzi della politica, avevano fatto notare ai cittadini di Comiso che l’arrivo degli americani (centinaia di famiglie che si spostavano per accompagnare i militari) avrebbe ravvivato tutta l’economia della zona. Insieme erano arrivati anche i timori per le speculazioni della criminalità organizzata.

In pochi, nelle istituzioni, presero le difese dei giovani pacifisti. Tra questi, il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che già qualche tempo prima, al Consiglio d’Europa a Strasburgo, si era espresso apertamente in favore di un disarmo totale, lo rimarcò nel consueto messaggio di fine anno del 1983. Berlinguer fece notare al governo che forse non era il caso di insistere vista la vicinanza con l’anniversario della bomba atomica sganciata su Hiroshima.

A dire il vero, in quel caso, la politica non ebbe né il tempo né la capacità di gestire la situazione e di anestetizzarla a suo modo. Si verificò, infatti, qualcosa di spontaneo, mai prima accaduto nella movimentata storia siciliana: era partita un’ondata di protesta che aveva presto superato lo stretto di Sicilia, per raggiungere le più importanti piazze d’Italia, valicando anche i confini nazionali. In pochissimo tempo si formarono dei Comitati per Comiso per impedire la realizzazione del progetto della Nato. Migliaia di persone nelle piazze a manifestare. A differenza del passato, il movimento di massa non fu gestito dai partiti, né dai sindacati, ma rimase una spontanea forma di mobilitazione in cui si trovarono uniti gruppi ecologici indipendenti, associazioni di cittadini, comunità religiose, classi scolastiche, contadini, commercianti, semplici cittadini.

Quel giorno, schierati a difesa degli operai che dovevano costruire la base missilistica, c’era una folta schiera di poliziotti e carabinieri, fatti partire di prima mattina dalle caserme della vicina Ragusa e di Catania. Erano giovani anch’essi, e stavano schierati in piedi, nelle loro divise cachi e azzurre, davanti al cancello, a fronteggiare i giovani pacifisti accovacciati per terra. Era una situazione simile a quelle che Pasolini aveva già descritto molti anni prima nei suoi pungenti articoli sul Sessantotto, sui borghesi, studenti e poliziotti.

Mentre la manifestazione si svolgeva assolutamente in modo pacifico, ad un certo punto accadde qualcosa di imponderabile. I giovani lanciavano improperi e accuse ai politici e alcuni agenti, impauriti dall’aggressività verbale, presero l’iniziativa e li caricarono alle spalle. I militari davanti al cancello, anche loro, si avventarono contro gli altri ragazzi, che non ebbero neppure il tempo di alzarsi. Per paura della reazione, gli agenti caricarono, sopra le teste e le braccia dei ragazzi, chiusi là in mezzo.

Prima si sentirono urla e lamenti, poi un grande polverone si levò dalla terra. Alcuni riuscirono ad alzarsi e a scappare dai lati verso i campi. Altri agenti, presi alla sprovvista da alcuni giovani che avevano risposto alla carica, iniziarono a sparare i lacrimogeni. Altri ancora inseguirono i ragazzi e le ragazze che scappavano, coinvolgendo negli scontri anche medici e infermieri, preti, giornalisti e fotografi, che avevano cercato, inutilmente, di far tornare la calma. Alla fine della giornata si contarono 18 fermati e circa un centinaio di feriti e contusi, di cui 4 molto gravi.

Subito gli italiani solidarizzarono con il movimento. Il Pci, come accadde in tutte le più importanti battaglie sui diritti, seguì a ruota la società civile. Poi vennero Chernobyl e il referendum vinto contro il nucleare civile. La vicenda si concluse, dopo la caduta del muro di Berlino e la fine della contrapposizione dei blocchi Usa-Urss, con la smilitarizzazione dell’area dell’aeroporto di Comiso e con la vittoria dei gruppi pacifisti.

In Val di Susa, il 25 febbraio 2012, c’è stato un corteo variegato e pacifico. 
La giornata di mobilitazione contro la Tav, cioè la linea dell’Alta Velocità Torino-Lione, ha visto protagonisti diverse realtà sociali provenienti da tutta Italia, dai gruppi locali ai centri sociali, dalle associazioni ambientaliste ai movimenti per l’acqua pubblica, dai collettivi studenteschi alla Fiom, da alcuni partiti di sinistra a semplici cittadini, tantissime donne, vecchi, bambini e stranieri.


Le ragioni della protesta sono, in sintesi, il devastante impatto ambientale, gli alti costi dell’opera, la mancanza di dialogo con le popolazioni locali da parte dei governi e delle forze di maggioranza in parlamento. Cori, slogan e musica caratterizzano il corteo composto da migliaia di persone, con in testa i familiari degli attivisti arrestati in precedenza per alcuni scontri con la polizia. Nei giorni scorsi, com’è accaduto già in altre occasioni passate, per esempio nel luglio 2011, alcuni gruppi isolati di violenti hanno cominciato a lanciare pietre e petardi e a ingaggiare scontri con le forze dell’ordine, che hanno risposto con cariche ed uso di gas lacrimogeni.

A prima vista, si tratta di due situazioni che potrebbero apparire molto diverse, quella di Comiso e della Val di Susa, eppure non lo sono affatto. La partita che si gioca tra popolazioni locali e ragion di Stato è la stessa.


a chi addossare la colpa?
07/03/2012 | 16.48.04
un genitore

Da genitore vivo questa drammatica situazione. Professori impreparati, studenti deboli ma che si sentono forti, istituzioni fatiscenti al controllo della vita scolastica. Un mix micidiale per assistere a queste tragedie.


una similitudine un po´ fuori luogo
05/03/2012 | 17.16.32
alex

io tutta questa similitudine non ce la vedo. forse qualcuno non ha ben chiaro cosa fossero i cruise e quale fosse eventualmente, l´effetto di ritorno di testate nucleari. comunque addirittura in home page e solo perchè lo ha detto un ministro? mi sembra proprio eccessivo.