Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Martedì 21 Novembre 2017 - Aggiornato alle 22:45 - Lettori online 443
CHIARAMONTE GULFI - 02/07/2017
Cronache - Colpite anche le aziende agricole, 3 delle quali completamente distrutte dalle fiamme

VIDEO incendio con riprese aeree

Le ultime fiamme si sono spostate verso il monte Arcibessi e quindi verso la provinciale per Monterosso Foto Corrierediragusa.it

Chiaramonte Gulfi è una città silenziosa, quasi spettrale. Andando dalla piazza verso il belvedere che dà sulla vallata si coglie negli sguardi della gente e soprattutto degli anziani seduti al bar e ai circoli un misto tra rassegnazione, incredulità, ma anche rabbia.


Un incendio mai visto a memoria d’uomo di cui si possono cogliere i contorni a vista d’occhio. Sono circa mille gli ettari di bosco che sono andati in fumo lasciando cenere, pini bruciati, una vegetazione inesistente. Un’area estesa di quasi 5 km quadrati di lunghezza per due, un fronte larghissimo che spiega, oltre alle asperità del terreno, perché i Vigili del fuoco poco hanno potuto da terra ed hanno dovuto attendere perché la loro opera fosse ancora più efficace i canadair.

"L’incendio - dice il comandante provinciale dei Vigili del fuoco seduto al tavolo dell’unità di crisi - è sotto controllo”. Resistono focolai sparsi qua e là ed i vigili del fuoco cui sabato si sono aggiunti uomini provenienti dalle sedi di Caltanissetta e Siracusa, dovranno ora riportare tutto sotto controllo risalendo i pendii.

Intorno alle 15 è stato lanciato l’allarme per la pineta dei pini d’aleppo a Vittoria nella valle dell’Ippari (foto), zona sottostante l’ospedale. E’ intervenuta la squadra di Vittoria con il successivo invio di una squadra da Modica e di una squadra per disposi-zione della direzione regionale del comando di Catania, che stanno operando a salvaguardia di beni e persone, non potendo raggiungere da terra il fronte di fuoco.

Le ultime fiamme si sono spostate verso il monte Arcibessi e quindi verso la provinciale per Monterosso. Il primo dato tecnico che emerge dal disastro che ha mandato in fumo l’unico, autentico polmone verde degli Iblei, è che il focolaio è partito ai piedi del monte Racello, che fiancheggia la statale 114. Il fuoco è risalito alimentato dal vento e dalle prime sterpaglie verso la collina e poi ha trovato la strada nella pineta. La domanda è come e perché le fiamme si sono sviluppate. I Vigili del fuoco non hanno dubbi: si tratta di un fatto colposo o doloso. Esclusa l’autocombustione. Può essere stata anche una semplice cicca di sigaretta accesa lanciata da un automobilista in transito, e sarebbe un fatto colposo, o qualcuno ci ha provato anche solo per vedere “l’effetto che fa”.

Difficile, almeno ora, risalire a responsabilità, fatto sta che Chiaramonte fa i conti con connotati ambientali ormai cambiati, perché buona parte delle colline che la circondano sono incenerite. Il sindaco Sebastiano Gurrieri aveva lanciato un monito sul rischio incendi già qualche giorno dopo essere stato rieletto ed è stato, suo malgrado, confermato nelle sue paure.

Martedì il Presidente della Regione ha convocato sia i sindaci delle due città maggiormente colpite da questa ondata di incendi, Chiaramonte e Patti. Sarà dichiarato lo stato di calamità. Si parlerà di risorse straordinarie per i comuni, di rimborsi per agricoltori e proprietari terrieri e forse anche di responsabilità che attengono ad un servizio antincendio regionale che ha mostrato, ancora una volta, tutte le sue pecche. Troppo poco per i chiaramontani che hanno perso una parte sostanziosa della loro identità, che hanno visto scomparire il lavoro e la cura quotidiana dell’uomo in poche ore. Quelle colline che guardano il centro del paese sono un monito per tutti.

LA CRONACA DEL DISASTRO
Quasi 800 ettari di vegetazione in fumo, tre aziende agricole distrutte, animali da pascolo bruciati vivi e residenti intossicati dal fumo, mentre il fronte del fuoco che permane. E’ il bilancio del colossale incendio che da 48 ore sta divorando la pineta di Chiaramonte Gulfi, il più grave che si ricordi a memoria d’uomo. L’opera di spegnimento del vasto fronte di fuoco è ancora in corso e sembra essere circoscritta, anche se le criticità permangono. Ci sarà ancora molto da lavorare ma l’arrivo dei mezzi aerei è decisivo per l’opera di spegnimento. Quattro i canadair in funzione. Tutti i residenti hanno vissuto con molta apprensione l’evolversi della situazione. Le fiamme sono arrivate fino al cimitero, hanno toccato una casa all’inizio del paese e miracolosamente sfiorato ma non intaccato una pizzeria. In stato di allerta i residenti della zona della Ferriera e della Circonvallazione.

Tutto il centro abitato è avvolto da una nube di fumo acre che rende difficile la respirazione soprattutto per gli anziani. Alcune persone, come accennato, sono rimaste intossicate. Gli ospiti di una casa di riposo sono stati evacuati e trasferiti così come quelli di una casa di accoglienza. Non ci sono comunque danni a persone, ma non c’è stato niente da fare invece per le tre aziende agricole che sono state distrutte nel corso del tardo pomeriggio di venerdì. Non si sono salvate una trentina di mucche e vitellini che erano custoditi nelle stalle e che non è stato possibile mettere in sicurezza.

La pineta di S. Marco, autentico polmone verde della città, patrimonio di tutto il territorio ibleo, è un ammasso di alberi bruciati, vegetazione scomparsa annerita e fumante ancora. A memoria dei residenti è stato l’incendio più devastante che si è registrato. Anche gli anziani non ricordano un impatto così violento e soprattutto pericoloso per l’intero paese. La Prefettura ha attivato nel corso della notte l’unità di crisi comitato e segue con i tecnici della Protezione Civile, della Forestale e dei Vigili del fuoco la situazione.