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Lunedì 11 Dicembre 2017 - Aggiornato alle 12:02 - Lettori online 755
CATANIA - 14/12/2016
Cronache - Avvenne la notte del 18 aprile 2015 durante il più grave naufragio della storia dell’immigrazione

Maxi condanne a 2 scafisti per morte 700 migranti

Al comandante tunisino 18 anni di carcere, al mozzo siriano 5. Nove milioni di multa ognuno Foto Corrierediragusa.it

Diciotto anni di reclusione per il «capitano» tunisino dell’imbarcazione carica di migranti che si è capovolta al largo della Libia e cinque per il «mozzo» siriano. Sentenza I due scafisti ritenuti responsabili di avere procurato la morte di più di 700 migranti la notte del 18 aprile 2015 durante il più grave naufragio della storia dell’immigrazione sono stati condannati. Il «comandante» tunisino Ali Malek Mohammed, 28 anni, è stato condannato a 18 anni e al pagamento di una multa da nove milioni di euro, mentre il «mozzo» siriano Bikhit Mahmud, 26 anni, a cinque anni di carcere e ad altri nove milioni di euro da pagare. Il Gup di Catania Daniela Monaco Crea ha accolto in pieno le richieste dei pm che hanno coordinato l’inchiesta, Rocco Liguori e Andrea Bonomo, che avevano chiesto anche un risarcimento da tre milioni di euro, portato dal Gup a 9: somme che nessuno dei due imputati è in grado di risarcire.

Per entrambi l’accusa è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e soltanto per il «comandante» tunisino Mohammed di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Per ricostruire quanto accaduto quella tragica notte durante il naufragio, preziose sono state le testimonianze degli unici 28 sopravvissuti (due di loro si sono costituiti parte civile nel processo). Secondo quanto ricostruito durante le indagini, il «capitano» si era messo al timone del gommone stracolmo di migranti dopo avere bevuto alcolici e fumato hashish. In alto mare, sia il sovraffollamento del barcone che le manovre azzardate del comandante ubriaco causarono una collisione con il mercantile «King Jacob» che nel frattempo era stato inviato in zona per i soccorsi. Il barcone si rovesciò e circa 700 migranti morirono in modo atroce soffocati e schiacciati all´interno del natante. Il relitto, ad un anno di distanza dal naufragio, è stato recuperato in fondo al mare e trasportato in un hangar della Marina militare al Porto di Melilli dove le salme sono state tutte recuperate e ricomposte. Durante il processo che si è celebrato con il rito abbreviato, sia il «comandante» che il «mozzo» si sono detti innocenti sostenendo di essere due migranti sopravvissuti».

Durante il processo, così come sottolineato dal procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro sono «stati affermati due importanti principi giuridici, avvalorati anche da una pronuncia della Corte di Cassazione e da tempo portati avanti dalla Procura etnea che per prima ne ha sostenuto la legittimità. È stata riaffermata la giurisdizione italiana per i delitti di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare commessi in acque internazionali, ma con una preordinata richiesta di soccorso in mare da parte dei trafficanti ed è stata sancita la qualità di persone offese e non di indagati per i migranti tratti in salvo prima dell’arrivo in territorio italiano». (Gds.it)