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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 678
CATANIA - 03/01/2015
Cronache - La donna aveva atteso in cella col cuore in gola la sentenza

"Sono delusa, non vogliono credermi": le parole di Veronica sulla decisione dei giudici etnei di non restituirle la libertà

I giudici hanno depositato sabato soltanto il dispositivo, confermando l’ordinanza del gip di Ragusa e riservandosi di depositare le motivazioni entro un mese dalla sentenza Foto Corrierediragusa.it

«Sono delusa, non vogliono credermi». Queste le prime parole pronunciate in lacrime dalla cella nel carcere di Agrigento da Veronica Panarello dopo aver appreso della decisione del riesame di non restituirle la libertà. La più amara delle risposte giunta dopo ore di spasmodica attesa con il cuore in gola. Resta quindi dietro le sbarre la 26enne di Santa Croce Camerina accusata di aver ucciso il figlio Loris di 8 anni. Lo ha stabilito la quinta sezione del riesame di Catania al termine di una lunga camera di consiglio durata 23 ore, cominciata nella prima serata di venerdì e conclusasi nel pomeriggio di sabato.

«Esaminata la richiesta di annullamento degli arresti disposti per Veronica Panarello, conferma l’impugnata ordinanza, condanna la ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e si riserva il deposito delle motivazioni nei termini di legge». Così hanno scritto i giudici del tribunale della libertà di Catania, presidente Maria Grazia Vagliasindi, a latere Pietro Currò e Aurora Russo, che hanno depositato sabato soltanto il dispositivo, confermando l´ordinanza del gip di Ragusa e riservandosi di depositare le motivazioni entro un mese dalla sentenza, dopo avere di fatto rigettato la richiesta di annullamento dell´ordinanza di arresto.

Veronica Panarello è accusata di omicidio volontario aggravato dalla parentela e dalla crudeltà e occultamento di cadavere. Il padre acquisito Francesco Panarello aveva sperato nella scarcerazione della figlia, offrendosi di ospitarla in casa se le fosse stata restituita la libertà. L´uomo si era detto amareggiato del regime carcerario di Veronica ritenuto dall´uomo "Più duro di quello riservato agli indagati del 41 bis". L´avvocato di fiducia Francesco Villardita, che aveva presentato il ricorso per la scarcerazione della sua assistita ora rigettato dal riesame, valuterà l´opportunità di ricorrere in Cassazione.

La decisione dei giudici è arrivata dopo due udienze fiume a porte chiuse di 12 e 6 ore, rispettivamente la vigilia di capodanno e il 2 gennaio, e al termine di una lunga e travagliata camera di consiglio in cui si è lottato contro il tempo per visionare tutta l´ampia documentazione prima del termine ultimo per depositare l´ordinanza. Veronica Panarello si era fino all´ultimo proclamata innocente, manifestando il desiderio di potersi recare al cimitero per piangere sulla tomba del figlio. Andrea Loris fu trovato morto nel pomeriggio del 29 novembre in fondo ad un canalone nei pressi del mulino vecchio, tra le campagne di Santa Croce Camerina.

Dall´autopsia emerse che il bambino era stato strangolato con una fascetta di plastica stringi cavo e poi gettato in fin di vita nel canalone di scolo delle acque profondo tre metri. Per la procura di Ragusa era stata la donna a commettere l´omicidio, emettendo il provvedimento di fermo nella notte dopo il giorno dell´Immacolata, poi convalidato dal gip che aveva emesso l´ordinanza di mantenimento in carcere per la donna, ordinanza ora confermata anche dai giudici del riesame di Catania.

Veronica Panarello ha sempre detto di aver accompagnato a scuola il figlio quella fatidica mattina. Un racconto però che ha cozzato con le immagini delle 41 telecamere di sicurezza del paese che avevano ripreso la "Volkswagen Polo" nera della donna durante tutto il tragitto compiuto in quelle ore. L´auto fu ripresa pure a poca distanza dal luogo in cui giaceva il cadavere del bambino.

La "battaglia" in aula al riesame tra accusa e difesa si era giocata tutta sulla diversa chiave di lettura del quadro indiziario e sulle testimonianze raccolte dall´una e dall´altra parte. L´accusa ha sempre puntato sulle immagini delle telecamere di sicurezza che "Dimostrano senza dubbio che quel giorno la mamma non ha accompagnato il figlio a scuola", che "Non ha seguito lo stesso percorso dei giorni precedenti" e per "Due volte passa velocemente davanti alla strada del mulino vecchio, dove sei ore dopo fu trovato il corpo del bambino, dicendo che era transitata in auto nella zona per gettare la spazzatura, nonostante i tanti cassonetti vicino casa".

La donna ha sempre negato tutto, anche dopo aver visionato i video, sia al gip di Ragusa, che ne aveva ordinato l´arresto, che ai giudici del tribunale del riesame di Catania che hanno confermato l´ordinanza. La difesa aveva invece presentato un paio di nuovi testimoni a discolpa di Veronica Panarello, le cui dichiarazioni non sono state evidentemente ritenute convincenti dal tribunale della libertà.


ma finiamola...
05/01/2015 | 10.06.39
gianni

caro pietro, quindi secondo te la carcerazione preventiva è un abuso nei confronti di una persona fortemente e gravemente sospettata di omicidio, con l´aggiunta di aver mentito sulla ricostruzione dei fatti in quanto sbugiardata dalle registrazioni delle telecamere? e allora, se è un abuso in questi casi, quando sarebbe lecita, secondo te, la carcerazione preventiva? secondo te allora le registrazioni che vedono l´imputata sempre presente nei luoghi chiave del delitto, per giunta agli orari giusti, se le sono inventate gli inquirenti o tutti i proprietari di telecamere di santa croce?


Accanimento giudiziario
04/01/2015 | 8.08.25
pietro ancona

Trattenere in prigione Veronica Panarello è uno scandalo della giustizia italiana che abusa della carcerazione preventiva e che ha valorizzato al massimo il ruolo accusatorio della procura contro quello della difesa che non ha avuto gli stessi mezzi a disposizione di questa.