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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:06 - Lettori online 1493
CATANIA - 02/01/2015
Cronache - Oggi entro le 14 si conoscerà la decisione del tribunale della libertà

I giudici del riesame riuniti in camera di consiglio per decidere sulla scarcerazione di Veronica Panarello entro il pomeriggio

Convinto dell’innocenza della figlia il padre acquisito Francesco Panarello, il quale ha reso noto di aver ricevuto una mail di minacce e offese per lui e Veronica Foto Corrierediragusa.it

E’ scoppiata a piangere alla vista delle foto del suo bambino morto durante l’esposizione della tesi accusatoria, al punto che il presidente del tribunale del riesame di Catania Maria Grazia Vagliasindi ha dovuto sospendere l’udienza a porte chiuse. Veronica Panarello, che per la seconda volta non ha voluto mancare all’udienza in prosecuzione per decidere sulla sua eventuale scarcerazione, non è riuscita a trattenere le lacrime alla vista del suo Loris, che, secondo la procura di Ragusa, sarebbe stata lei stessa a strangolare con una fascetta stringi cavo per poi nasconderne il corpo. La donna, vestita in nero con maglione, jeans e giubbotto, è apparsa provata ma fiduciosa sul suo futuro giudiziario. «Voglio piangere mio figlio al cimitero, sono innocente» ha ripetuto la donna in aula tra i singhiozzi. Poi l’udienza è proseguita con la controreplica all’accusa dell’avvocato di fiducia Francesco Villardita, che ha smontato punto per punto la tesi accusatoria. L’udienza si è quindi conclusa nel tardo pomeriggio, al termine di un altra «maratona» durata circa 6 ore e che si somma alle 12 ore della vigilia di capodanno.

I giudici sono riuniti in camere di consiglio e oggi, prima delle 14, ci sarà il tanto atteso pronunciamento dei giudici del riesame che tutta Italia è impaziente di conoscere: o dentro, o fuori, senza vie di mezzo, dal momento che Villardita non ha proposto misure alternative meno afflittive per la sua assistita. «Nelle due udienze – dice il penalista – abbiamo contestato la ricostruzione della procura, evidenziando l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico della Panarello. Non esistono indagini della difesa, ma la rilettura di alcune dichiarazioni già agli atti dell´inchiesta e valutate dalla procura iblea. Abbiamo illustrato una corposa memoria, analizzando punto per punto l’ordinanza con cui il gip di Ragusa ha lasciato in carcere la mia assistita, avvalendoci di consulenti tecnici di varia natura. Attendiamo con serenità il responso della magistratura perché, in questa fase procedurale, la priorità è la scarcerazione di Veronica. Tutte le riprese delle videocamere di sicurezza – aggiunge il penalista – sono state contestate, a partire da quelle in cui gli stessi organi inquirenti parlano di «compatibilità» tra l’autovettura immortalata nelle immagini e quella della Panarello. Più volte ho ribadito che la «Polo» nera è stata parcheggiata dalla donna nel garage non per caricare il cadavere del figlio, ma per l’assenza di posteggi in zona. La mia assistita difatti ha accompagnato il figlio a scuola. Non ha mentito e abbiamo cercato di dimostrarlo contestando tutti i punti dell’ordinanza con memorie e consulenze perché, a nostro parere, esistono diverse criticità, e tra queste il protocollo per stabilire l’orario della morte di Loris e la relazione preliminare dell’autopsia.

Ci sono testimoni – prosegue il legale – le cui dichiarazioni sono state analizzate rilevando incongruità rispetto alla tesi dell’accusa e di cui abbiamo esaltato dichiarazioni che sono apparse in un primo momento non utili nelle indagini, ma che a noi sono invece sembrate determinanti, come quella di un teste che dice di avere visto una persona somigliante al bambino». Il riferimento di Villardita è alla testimonianza di una donna sicura di avere visto Loris e di averci parlato, intorno alle 9.30, vicino a una fontana del paese. La donna però non è del tutto certa che si trattasse di quella fatidica mattina del 29 novembre oppure del giorno prima, un po’ come accaduto con la vigilessa che avrebbe visto Veronica in auto vicino la scuola, ma senza essere certa del giorno. Un’altra testimonianza è quella di una vicina di casa che avrebbe visto Veronica Panarello stendere i panni intorno alle 9, riducendo così di alcuni minuti, rispetto ai 36 contestati dall’accusa, il tempo in cui la mamma sarebbe rimasta sola con il figlio all’interno dell’appartamento.

E secondo la perizia di un consulente del penalista, tra l’altro, il decesso del bambino sarebbe avvenuto non tra le 9 e le 10 del mattino, come invece sostiene l’accusa, ma diverse ore dopo, scagionando quindi la mamma che era al castello di Donnafugata a seguire un corso di cucina per poi recarsi direttamente a scuola a prendere Loris. Una tesi contestata dalla procura, che sostiene le perizie eseguite da due medici legali, ovvero Giuseppe Iuvara di Ragusa e un esperto in materia della polizia scientifica di Roma. Resta però il mistero dei frammenti di pelle trovati sotto le unghie del bambino e il cui dna non risulta essere della madre, rafforzando quindi la tesi della difesa secondo cui la donna non può aver materialmente ucciso il figlio, come invece ipotizzato dall’accusa sulla base quasi esclusivamente delle immagini riprese dalle 41 telecamere di sicurezza di Santa Croce Camerina sugli spostamenti in auto della donna e di cui la difesa contesta qualità, data e orari, dal momento che certe videocamere non sarebbero risultate correttamente settate. Tutti dati al vaglio dei giudici del riesame, che, al termine della camera di consiglio, renderanno nota prima di mezzogiorno la loro decisione di rimettere o meno in libertà la mamma del piccolo Loris.

Intanto ancora nessun contatto, neanche per telefono, tra Veronica e la famiglia Stival. Il marito Davide non è andato a trovarla in carcere, come lei aveva più volte invocato. Vicino alla donna resta la prozia paterna Antonella Stival, che chiede via Facebook «L’esame del Dna di tutti quelli che conoscevano Loris per scagionare Veronica e prendere il vero colpevole, o i veri colpevoli». Convinto dell’innocenza della figlia pure il padre acquisito Francesco Panarello, il quale ha reso noto di aver ricevuto una mail di minacce e offese per lui e Veronica, annunciando dunque la presentazione di una denuncia alla polizia postale.

Nella foto Veronica mentre bacia il figlio Loris


devono scarcerarla
03/01/2015 | 6.02.59
marcotullio

Se la madre è davvero la donna fragile che è stata descritta, la incrollabile rivendicazione della sua innocenza è la prova che manca per farla scarcerare sùbito, oltre al fatto che mancano tutti i requisiti per confermare la custodia cautelare in carcere. Devono liberarla!