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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 943
CATANIA - 02/01/2015
Cronache - Il riesame decide se annullare la decisione del gip di lasciare la donna in carcere

Dopo 12 ore di udienza nuova attesa per Veronica al riesame: potrebbe essere scarcerata domani la mamma di Loris

Nel caso i giudici del riesame dovessero confermare la custodia cautelare in carcere, l’avvocato di fiducia Villardita valuterebbe l’opportunità di ricorrere in Cassazione Foto Corrierediragusa.it

Prosecuzione oggi dell’udienza al riesame di Catania per la scarcerazione di Veronica Panarello (foto), accusata di omicidio volontario aggravato dalla parentela e dalla crudeltà, e occultamento del cadavere del figlio di 8 anni Andrea Loris. Le 12 ore di udienza a porte chiuse al tribunale di Catania nella vigilia di capodanno non sono state sufficienti per assumere una decisione. A questo punto i giudici del tribunale della libertà si pronunceranno domani, ultimo giorno utile per decidere se restituire la libertà alla madre 26enne, che chiede solo di potersi recare al cimitero per piangere il figlioletto che la procura di Ragusa la accusa di avere strangolato con una fascetta di plastica stringi cavo, prima di liberarsi del corpo senza vita poi ritrovato nel pomeriggio del 29 novembre in fondo al canalone nei pressi del mulino vecchio, nelle campagne di Santa Croce Camerina. Nelle prossime ore quindi i giudici del tribunale della libertà di Catania potrebbero annullare la decisione con cui il gip di Ragusa ha lasciato in carcere la donna. Dopo la relazione letta dal presidente del tribunale della libertà Maria Grazia Vagliasindi (a latere Pietro Currò e Aurora Russo), la mamma del piccolo Loris ha chiesto di poter fare delle dichiarazioni spontanee.

Subito dopo ha parlato per circa quattro ore il suo difensore di fiducia, Francesco Villardita, che ha illustrato con dovizia di dettagli «Le numerose e rilevanti criticità del quadro accusatorio». Infine le replica dell’accusa ed il rinvio dell’udienza ad oggi. Veronica Panarello era arrivata dal carcere di Agrigento al tribunale di Catania nella mattinata del 31 dicembre, intorno alle 10, a bordo di un furgone blindato di colore blu. Tutta l’area del palazzo di giustizia era stata interdetta ai cronisti e a nessuno era stato consentito di avvicinarsi all’aula «Serafino Famà», dove la donna è stata successivamente ascoltata dai magistrati. «Eravamo una famiglia unita, non ho mai fatto del male ai miei figli, amavo Andrea Loris»: questo parte del contenuto delle dichiarazioni spontanee rese da Veronica ai giudici.

Nella prima serata del 31 dicembre, all’uscita dal tribunale dopo la lunghissima udienza durata, come accennato, ben 12 ore, l’avvocato Villardita ha dichiarato che «Ogni volta che si studia un processo si trova sempre qualche criticità e ritengo che di criticità, in questa vicenda processuale, ne abbiamo trovate parecchie e anche, devo precisare, piuttosto rilevanti. Ora sarà il tribunale a decidere. La mia linea difensiva – ha aggiunto il penalista – punta sulla confutazione di tutti gli elementi che sono stati ritenuti gravi indizi di colpevolezza da parte del gip. Una puntuale analisi difensiva volta a smontare il quadro meramente indiziario dell’accusa con il supporto, oltre che delle argomentazioni logico-giuridiche e di carattere empirico, anche dalle consulenze degli esperti».

Veronica Panarello ha sempre rigettato strenuamente le agghiaccianti accuse e proprio alla luce di queste circostanze l’avvocato Villardita aveva presentato il ricorso al riesame senza proporre misure cautelari meno restrittive, come ad esempio gli arresti domiciliari, perché, secondo la strategia difensiva, la sua assistita deve stare o dentro o fuori, senza mezze misure. Nel caso i giudici del riesame dovessero confermare la custodia cautelare in carcere, il penalista valuterebbe l’opportunità di ricorrere in Cassazione.