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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 609
CALTANISSETTA - 27/06/2015
Cronache - Lo ha deciso il gup di Caltanissetta

Maresciallo Gurrieri assolto da corruzione

La pubblica accusa aveva chiesto 8 mesi di reclusione Foto Corrierediragusa.it

Assolto perché il fatto non sussiste. Il maresciallo Salvatore Gurrieri, finito l’anno scorso agli arresti domiciliari insieme ad altri militari dell’Arma per corruzione e rivelazioni di segreto d’ufficio, è stato riabilitato dal gup di Caltanissetta Marcello Testaquatra che ha accolto la richiesta di assoluzione avanzata dall’avvocato difensore Giuseppe Di Stefano, il quale aveva scelto il processo con il rito abbreviato. Il pm Onelio Dodero, della Distrettuale antimafia di Caltanissetta, aveva chiesto 8 mesi di reclusione. Nel contesto di un’azione criminale organizzata da un sodalizio nisseno, il militare Gurrieri, insieme ad altri commilitoni, fra cui il maresciallo Giovanni Primo (che ha fatto servizio presso la compagnia di Vittoria e presso la Stazione di Comiso), era stato accusato di corruzione e di rivelazione del segreto d’ufficio e posto agli arresti domiciliari, poi scarcerato dal Tribunale del Riesame.

Il reato di corruzione era stato precedentemente archiviato, ma per la rivelazione del segreto d’ufficio il sottufficiale era stato rinviato a giudizio. L’altro ieri è uscito definitivamente di scena da questo processo. Gli altri imputati, invece, che non hanno scelto riti alternativi, dovranno comparire alla prossima udienza fissata per il 4 novembre 2015. Le indagini sono state svolte dai Carabinieri del Ros su mandato della Direzione distrettuale antimafia per concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione aggravata dalle finalità mafiose, corruzione per atti contrari ai doveri d´ufficio, rivelazione di segreto d´ufficio, accesso abusivo a sistema informatico, millantato credito e truffa.

L´inchiesta di un anno fa era scattata a seguito delle dichiarazioni di Emanuele Cascino, appartenente al clan di Giuseppe Alfieri. La prima pista seguita dagli inquirenti, fu quella del maresciallo Giovanni Primo, che secondo l’accusa avrebbe intrattenuto uno stretto rapporto sia con Giuseppe Alfieri che con alcuni esponenti del gruppo. Accuse che hanno fatto scattare le indagini per concorso esterno in associazione mafiosa.