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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:28 - Lettori online 1223
ACATE - 02/10/2015
Cronache - Lotta al caporalato della guardia di finanza

Braccianti o "schiavi"? 5 denunce

In un’azienda agricola di contrada Piano Stella tra Acate e Gela Foto Corrierediragusa.it

Braccianti in nero in condizioni igieniche pessime e alloggiati in locali fatiscenti. Non smette di riservare sgradite sorprese la lotta al caporalato, stavolta portata avanti dalla guardia di finanza nell’ambito di un blitz in un’azienda agricola di contrada Piano Stella, ai confini tra Acate e Gela, la cui procura la coordinato le indagini. Le fiamme gialle hanno denunciato 5 «caporali» per violazione delle norme a tutela del lavoro, con l´aggravante dello sfruttamento delle donne e dei minori, nell´ambito dell´intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, nonché nella tutela del lavoro dei bambini e degli adolescenti. I controlli, come accennato, sono stati eseguiti in un´azienda agricola con sede legale a Vittoria, ma operante nell´agro tra Acate e Gela. Secondo le indagini, il titolare dell´azienda e 4 "caporali" hanno costituito un´organizzazione dedita al "reclutamento" di manodopera a basso costo da utilizzare nelle serre per la raccolta dei pomodori. Nell´azienda i finanzieri di Vittoria hanno individuato 44 lavoratori, tutti di nazionalità rumena, residentii tra Vittoria ed Acate, di cui 4 minorenni e 20 donne, alcuni totalmente "in nero".

Altri braccianti erano in possesso di regolare busta paga ma percepivano salari inferiori: dai 25 ai 30 euro al giorno per otto o più ore di lavoro. Durante il controllo, tutti gli operai sono stati trovati a lavorare in condizioni igienico-sanitarie precarie, sprovvisti di adeguati dispositivi di protezione individuale, come guanti, mascherine ed altro materiale antinfortunistico. Da sopralluoghi effettuati nelle abitazioni, è stata riscontrata una situazione igienica particolarmente degradante in alloggi ai limiti della vivibilità, in cui convivono fino a una decina di persone in spazi molto ristretti.

I "caporali", assunti dal titolare come braccianti agricoli ma in effetti impiegati per la ricerca e la gestione del personale, percepivano, oltre allo stipendio, anche 2-3 euro al giorno del compenso giornaliero spettante a ciascun lavoratore a titolo di rimborso per il servizio di trasporto dalle abitazioni al lavoro e, sempre dietro ulteriore compenso, si occupavano anche del vitto e del disbrigo di pratiche amministrative, utilizzando 3 furgoni che sono stati sequestrati dalle fiamme gialle.