Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:21 - Lettori online 1309
VITTORIA - 20/04/2010
Attualità - Vittoria: mobilitazione per salvare un sito paesaggistico di grande valore

Sos fiume Ippari nel degrado ambientale. Chi lo salva?

Gli ambientalisti si sono mobilitati, l’assessore Filippo Cavallo ha scritto al Genio civile

Un fiume di immondizia. E’ proprio il caso di dirlo. L’Ippari che sfocia a Kamarina, proprio sulla spiaggia di Scoglitti, sotto il ponticello che negli anni passati ha fatto accapigliare Provincia e Comune di Vittoria se abbatterlo o meno, non scorre, dorme adagiato su un letto di melma e fanghiglia. Se lo sapesse Pindaro, il poeta greco che lo citò nell’opera «Olimpia», si rivolgerebbe agli dei per fare punire chi l’ha ridotto in questo stato!
E’ invaso di canne, sterpaglia, immondizia di ogni specie che ne rallenta il corso verso la foce: in poche parole, un pantano che emana un odore nauseabondo. Un ricettacolo di immondizia e di animali pericolosi. E’ un fiume inquinato. Un degrado ambientale in un posto suggestivo che tanti altri comuni vorrebbero avere. Accanto al fiume spicca il promontorio di Kamarina, dove esisteva la città greca.

Un chilometro più avanti c’è l’omonimo museo, ricco di pezzi pregiati risalenti all’epoca greca, romana, bizantina. L’Ippari è un corso d’acqua in estinzione ma patrimonio della Sicilia sud orientale. E’ lungo 28 chilometri, nasce a Serra Burgio più o meno a 800 metri sul livello del mare, attraversa Chiaramonte Gulfi e sfiora Comiso e Vittoria. Si spegne proprio al confine fra Vittoria e Ragusa.

Un po’ di storia non guasta per rendere l’idea che non parliamo di un fiume qualunque. L’Ippari ha una cultura nobile che affonda le sue radici nel periodo ellenico, al V° secolo avanti Cristo. Gli studiosi dicono che il nome derivi dalla leggenda del pastorello Ippari che era innamorato della ninfa Camarina (da cui prende nome il prestigioso premio letterario che si svolge a Vittoria da decenni). Un certo Tommaso Fazello, storico e teologo saccense, nato alla fine del 1.400 e morto nel 1.570, ci dice che nel Cinquecento lungo l’Ippari vennero costruiti numerosi mulini ad acqua. Ora l’acqua è poca ma stagnante.
La settimana scorsa gli ambientalisti sono stati sul piede di guerra per richiamare l’attenzione attorno all’Ippari. Tano Melfi, ha proposto l’occupazione del sito per «denunciare- dice-lo stato di degrado in cui versa la foce del fiume. E’ una vergogna, e nessuno interviene. Questo posto potrebbe essere una fonte di occupazione, di richiamo turistico».

Filippo Cavallo, assessore all’Ambiente del comune di Vittoria, ha inviato una lettera al Genio civile di Ragusa e all’assessorato provinciale all’Ecologia per segnalare lo stato di degrado in cui versa no il fiume Ippari e i canali di irrigazione.

«Considerata la situazione di abbandono in cui versa il fiume, chiedo di voler provvedere alla rimozione del canneto e dei rovi, che ostruiscono il regolare passaggio dell’acqua e creano dei ristagni, che con l’avvicinarsi della bella stagione diventano ricettacolo di insetti nocivi. Chiedo, altresì, di voler prevedere un intervento di pulitura lungo l’alveo dell’Ippari, al fine di evitare incendi che arrecano danno alle colture limitrofe».