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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 566
VITTORIA - 17/12/2009
Attualità - Vittoria: festa per il pensionamento del primo vigile donna della storia siciliana

Teresa Blanco, primo fischietto «rosa» in pensione

Ufficiale e gentildonna in servizio dal 1975, in pensione dopo 35 anni. Dal ’75 al 2009, testimone di tutti gli eventi che hanno portato la città alla ribalta delle cronache. «Non è stato facile, ma bellissimo»
Foto CorrierediRagusa.it

Ufficiale e gentildonna. Da bambina amava giocare con le pistole giocattolo, da grande, affascinata dalla divisa, ha coronato il suo sogno diventando il primo fischietto urbano della Sicilia e fors’anche d’Italia. Dopo quasi 35 anni e 6 mesi di servizio, il capitano Maria Teresa Blanco (nella foto con il sindaco Giuseppe Nicosia, mons. Giuseppe Calì e il presidente del Consiglio Luigi D´Amato) lascia il corpo di Polizia municipale per dedicarsi alla famiglia, agli hobby, alla chiesa. Sarebbe potuta andare in pensione nel 1999, quando per eccesso di fatica e tensioni il suo cuore fece le bizze costringendola al riposo cardiaco per molto tempo, invece ha voluto sfruttare il massimo degli anni di servizio disponibili.

Maria Teresa Blanco è entrata nel corpo di Polizia municipale il primo luglio del 1975. Periodo di revisioni sociali e culturali importanti. Gli anni delle leggi sul divorzio e sull’aborto, gli effetti del ’68 si concretizzano in Italia con gli anni di piombo del terrorismo. Cos’era una donna a Vittoria che usciva fuori dagli stereotipi tradizionali per fare il vigile urbano dopo avere tentato il concorso anche nella Polizia di Stato, se non una rivoluzionaria?

Teresa Blanco ha fatto la storia di tutti i sindaci degli ultimi 35 anni. Primo Salvatore Battaglia, insegnante di Maria Teresa Blanco, poi Lucifora, Iacono, Monello, Curciullo, Garofalo, Aiello, per finire a Giuseppe Nicosia. «Che ringrazio in modo particolare, perché mi ha dato l’incarico di reggenza e mi ha riconosciuto il massimo della posizione organizzativa».

-Capitano Blanco, il pensionamento di un ufficiale maschio non fa effetto, il suo sì. Perché?

«Perché in qualche modo antesignana di tante altre ragazze che hanno avuto la mia stessa ambizione». Fra queste c’è Maria Luisa Impresario, una vigilessa «tosta» che ascolta la conversazione con gli occhi lucidi, destinata ad essere la sua erede.

-Quante resistenza ha dovuto superare per diventare capitano dei vigili.

«Mio marito (il geometra Gaetano Spina), che ho conosciuto all’età di 15 anni, era contrario. Ma i miei suoceri e i miei genitori mi hanno sostenuto con forza: l’ho spuntata io. Non sono diventata un poliziotto perché mio marito mi ha fermato prima del concorso. E’ stato difficile, ma ci sono riuscita sfidando tute le controversie e le malignità, comprensibile no? Una donna in un ambiente maschile è una rivoluzione».

-Capitano, essere vigile a Vittoria negli anni ‘75/99 non è stato come fare contravvenzioni per divieto di sosta. Lei è testimone di centinaia di morti ammazzati, di attentati ed estorsioni a catena. Come li ha affrontati e vissuti?

«Come tutti coloro che lavoravano nelle forze dell’ordine in quegli anni. Anch’io e il collega Enzo Ferrante (deceduto qualche anno fa) siamo stati vittima di un incendio di abitazione a Scoglitti nel 1994. In questo mestiere ci sta tutto, l’importante è affrontarlo con dignità e professionalità. E’ stata una pagina nera del mio servizio».

-Un ricordo particolare in positivo?

«Quando dopo un anno di servizio, all’età 25 anni, partecipai a un blitz antidroga tra via Ruggero Settimo e Carlo Alberto con la Guardia di Finanza. E poi quando dovetti puntare la pistola contro alcuni zingari che non volevano sloggiare e ci stavano mettendo paura».

-A chi darà ordini a casa, adesso, una donna abituata al comando?
«A nessuno- dice smorzando un leggero sorriso- da cattolica impegnata andrò in chiesa e mi metterò a disposizione del Capo supremo».