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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:08 - Lettori online 1183
VITTORIA - 23/05/2009
Attualità - Vittoria: un’indagine sulla città ipparina svela pregi e difetti

Caritas: «Ricchezza di Vittoria in mano agli imprenditori»

Una città ospitale e dinamica, ma anche ricca di contrasti sociali. Il Vescovo Urso: «Comunità da amare»

I numeri della Caritas provinciale rabbuiano. Lo spaccato sociale che emerge da uno studio approfondito sulla città di Vittoria non mette allegria, aggrotta le sopracciglia. La disoccupazione tocca il 42%, il 66 % dei vittoriesi possiede la casa di proprietà, 88% sono le aziende irregolari, che danno lavoro in nero, sfruttando e sottopagando, il 50% ha un’istruzione bassa, il 24% sono i diplomati e il 31% appena la licenza elementare. Un altro record negativo viene dal vizio, il giorno d’azzardo in primo piano: gratta e vinci a Vittoria vanno a ruba e le slot machine vengono prese d’assalto.

Negli ultimi anni, 3 mila 971 sono i vittoriesi che hanno lasciato la città per andare altrove, 3 mila 686 sono invece quelli che vengono da fuori. La dispersione scolastica la fa da padrone, soprattutto nel quartiere Fanello. E riguardo agli stranieri presenti, il 52,3% viene dalla Tunisia, il 16,1% dalla Romania, seguono l’Algeria il 10,1 e l’Albani l’8%. Staccato più in basso il Marocco. Una popolazione multicolore che si fa la guerra per un posto di lavoro in campagna a colpi di concorrenza al ribasso.

L’inchiesta è stata fatta dalla Caritas provinciale sulla base di dati rilevati dall’Inps, dalla Questura, dall’Ausl 7, dal Sert e dall’Osservatorio scolastico. Sotto la direzione laica di Domenico Leggio. L’hanno egregiamente illustrata Genny Campagnolo, Vincenzo La Monica, prima del dibattito a cui hanno partecipato il vescovo Paolo Urso, il parroco Mario Cascone, il vice questore Alfonso Capraro, le dirigenti dell’Osservatorio scolastico e dell’Ausl 7 Giovanna Criscione e Concetta di Di Stefano.

Il titolo della ricerca che vuole essere uno spaccato della società vittoriese, il cui unico dato positivo che emerge è il calore, l’ospitalità e il dinamismo della popolazione locale, è significativo. «Vittoria: conoscere, discernere, agire». Senza la conoscenza non si discerne e quindi non si agisce. «Vogliamo vedere quello che accade al nostro vicino- sintetizza il vescovo Urso- e anche nella nostra casa. Chi vede agisce a fin di bene, Vittoria è una città da amare». Parole di ottimismo rimarcate anche da don Mario Cascone, giusto per bilanciare il pessimismo che proviene dai numeri «neri» dell’inchiesta. «A Vittoria non ci sono solo disagi, ma tanti giovani che fanno sperare».

Purtroppo la città è la meno scolarizzata della provincia. E la sua peculiarità, che dura dai tempi del boom economico, ovvero dalla trasformazione della fascia costiera in attività serricola, produce ricchezza ma non sviluppo. Questo è il dramma della città. La crescita del portafoglio è stata abnorme rispetto a quella intellettuale e sociale. «Perché la ricchezza è concentrata solo nelle mani di pochi imprenditori». E’ stato rimarcato più volte che in questa città non ci sono librerie, che si legge poco, che c’è ritrosia ad aprirsi al confronto culturale con il vicino di casa. Nasce da qui l’emarginazione, la diffidenza verso il vittoriese, che ha pure qualcosa di buono.

Dall’inchiesta viene fuori che «Vittoria è fra le città con più alta emorragia migratoria, nonostante vi risiedano un terzo di tutti gli immigrati della provincia. Da circa 14 anni è in atto un «esodo» di cittadini vittoriesi, soprattutto verso città italiane, ma anche per l’estero. E fra questi, purtroppo, ci sono le migliori intelligenze».

Un’indagine che affonda la lama sul tessuto sociale senza pietà. Che dovrebbe fare riflettere i responsabili. La politica e le istituzioni in primo piano, che predicano bene e razzolano male. Quando si parla di sviluppo e di percorsi di legalità bisogna dare l’esempio coi fatti, non litigando per niente nelle aule istituzionali.