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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 434
VITTORIA - 08/04/2009
Attualità - Vittoria: la drammatica testimonianza della studentessa iblea scampata al sisma

La vittoriese Alessandra ha vissuto la tragedia dell´Abruzzo

"Il rumore della terra che trema e degli edifici che crollano è la cosa più terribile che abbia mai sentito in vita mia. La gente che gridava, che moriva, e non potevamo farci nulla. Abbiamo rischiato di morire»
Foto CorrierediRagusa.it

Gli occhi di Alessandra Genovese (nella foto) hanno visto dal vivo il dramma dell’Abruzzo. Lei ha vissuto in prima persona gli attimi di paura, i momenti di disperazione, il caos del sisma che ha semi distrutto l’Aquila e cancellato Onna. Alessandra adesso è a casa, nella sua Vittoria, al sicuro. La studentessa di 20 anni, che frequentava il primo anno di scienze dell’investigazione alla facoltà universitaria, era nel centro di l’Aquila quando la scossa sismica ha fatto tremare tutto. «Abbiamo sentito i muri sbriciolarsi e i calcinacci venire giù, sulle nostre teste. Abbiamo avuto la prontezza di riflessi di catapultarci in strada, tra le urla, le sirene e boati che in pochi secondi hanno trasformato una sonnacchiosa serata di primavera in un autentico inferno».

Mentre racconta i drammatici attimi del terremoto, gli occhi di Alessandra si fanno lucidi e la voce comincia a tremare. «Con il mio ragazzo e altri amici correvamo più lontano che potevamo. Sentivamo le persone morirci intorno. Non lo dimenticherò mai. Il rumore della terra che trema e degli edifici che crollano è la cosa più terribile che abbia mai sentito in vita mia. La gente che gridava, che moriva, e non potevamo farci nulla. Noi stessi abbiamo rischiato di morire». Alessandra si ferma per qualche secondo, poi riprende a raccontare il dramma, con impressionate precisione e ammirevole lucidità.

«Ricordo che mentre correvamo, ho visto un’anziana donna sbracciarsi dal suo balcone. Chiedeva aiuto. La gamba rotta era rimasta incastrata tra le macerie. I telefonini non funzionavano. Non potevo neanche chiamare i miei per tranquillizzarli, per dirgli che stavo bene. Quando abbiamo raggiunto l’auto e siamo partiti – prosegue Alessandra – vedevamo persone che correvano, altre inginocchiate immobili davanti alle macerie che avevano sepolto i loro cari, mentre i vigili del fuoco e i volontari si davano da fare per salvare quante più persone possibile. Il suono delle sirene lacerava l’aria, intrisa delle urla, del pianto, dei lamenti, della disperazione. Abbiamo visto scorrerci davanti quello che fino a pochi istanti prima era il paese di Onna. Restavano solo macerie e disperazione. Mi sento una miracolata, qualche angelo mi avrà aiutata da lassù. Mi dispiace per quanti non ce l’hanno fatta».

La voce di Alessandra si fa dura, quando osserva «che si è trattato di un evento calamitoso che, per come la vedo io, si sarebbe potuto prevedere. A quanto ne so – aggiunge la studentessa – uno studioso sismologo aveva ipotizzato qualcosa del genere, ma non è stato creduto. Se io avessi anche sospettato una simile eventualità, non sarei mai tornata a l’Aquila, non avrei rischiato la vita. Adesso, per fortuna, sono qui a poter raccontare quei momenti terribili. Ma la notte mi sveglio di soprassalto. Mi sento nervosa, agitata. Appena sento un minimo rumore – conclude mesta la ragazza – mi balza il cuore in gola». Alessandra è consapevole del fatto che ci vorrà del tempo, prima di riuscire superare il suo trauma personale. Ma è proprio il tempo che non le manca. Alessandra ha tutta la vita davanti, e l’amore del suo ragazzo e della sua famiglia.

Assieme alla studentessa di Vittoria, altre cinque ragazze della provincia di Ragusa hanno vissuto sulla loro pelle la tragedia dell’Abruzzo. Cristina Cassarino, Federica e Lidia Corallo, tutte e tre di Modica, e poi Ilaria Carbonaro e Lucia Barrera di Pozzallo. Siamo riusciti a contattare quest’ultima per telefono. La ragazza si è detta troppo scossa per accettare d’incontrarci. «La prego – ci ha riferito con voce rotta – mi chieda tutto quello che vuole adesso, ma non mi sento di uscire di casa». Prima di riattaccare la studentessa conclude: «Mi creda, sto lottando con le mie paure».



Consiglio Provinciale. Mozione pro Abruzzo. Gettone donato ai terremotati e invito per una Pasqua senza botti

Il consiglio provinciale nella seduta di ieri ha approvato una mozione (primo firmatario Venera Padua) ma sottoscritta da tutti i consiglieri in favore dei terremotati dell’Abruzzo. La mozione invita i sindaci e i parroci dei comuni iblei nonché le confraternite a celebrare «una Pasqua silenziosa senza fare ricorso a fuochi d’artifici, spari e mortaretti le cui somme potranno essere donate ai terremotati». Gli stessi consiglieri hanno deciso di donare il gettone di presenza della seduta di ieri.

Il Consiglio si era aperto con l’intervento del consigliere Franco Poidomani di lasciare il Partito Democratico e di dichiararsi indipendente, quindi, di iscriversi al gruppo consiliare del gruppo misto di minoranza.

Successivamente il consiglio ha affrontato la modifica dell’articolo 36 dello statuto concernente le commissioni consiliari con l’istituzione della settima. Anche stavolta la votazione non ha avuto esito favorevole perché la modifica è stata votata solo da 10 consiglieri: occorreva invece la maggioranza qualificata.