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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:10 - Lettori online 890
VITTORIA - 24/11/2008
Attualità - Ragusa, Vittoria e dintorni secondo il questore Giuseppe Oddo

«La mafia non fa "scrusciu", impone il pizzo in altri modi»

Con 100 arresti in un anno Vittoria respira. Ai sindaci: «Installate videosorveglianze in entrata e in uscita dalle città»
Foto CorrierediRagusa.it

Quando il neo questore Giuseppe Oddo (nella foto) prendeva possesso dell’ufficio di via Ducezio nell’estate 2007, 3 ribaldi vittoriesi dal grilletto facile e incalliti rapinatori seminavano il terrore a Scoglitti a colpi di pistola tra la folla. Un miracolo evitò la mattanza. Perché la pistola che uno dei malviventi aveva puntato alla tempia di un poliziotto fuori servizio s’inceppò. Poi i 3 spararono ancora per farsi largo tra la folla e fuggire verso la foce del fiume Ippari. Una donna venne ferita al piede da una proiettile vagante. Non poteva esserci migliore battesimo per un nuovo questore da poco insediatosi.

La prima dichiarazione del questore fu tanto audace quanto foriera di buoni auspici: «Spero che vengano catturati presto e che rimangano in carcere per molto tempo». Triolo, Mangione e Scardino sono dentro una cella in attesa di giudizio. «Credo che in quest’anno appena trascorso -esordisce il questore- la città di Vittoria sia tornata ad essere più vivibile. Lei ci abita, non le sembra? Il commissario Alfonso Capraro è un gran lavoratore. Mi sono fatto dare i dati degli ultimi 12 mesi: abbiamo arrestato più o meno 100 persone per vari reati: rapine, estorsioni, droga, omicidio, tentato omicidio, videogiochi; abbiamo tolto il sonno e il respiro ai sorvegliati speciali».

Sono lontani gli anni ’80, quanto i boss sollevavano di peso la volante della Polizia per fare passare dalla via Cavour il feretro del boss Gallo. Vittoria non è un’oasi di pace, ma la notte la gente dorme senza sussulti. Le macchine dei pompieri si muovono e fanno rumore solo per fatti accidentali.

Giuseppe Oddo, 60 anni, trapanese, in Polizia dall’ottobre ’69, 22 mesi sergente in Marina, una breve parentesi alla Polstrada, l’Accademia, commissario allo «Zen» e al «Libertà» di Palermo s’è formato sul campo. Il manganello l’ha usato, eccome, nella sua quasi quarantennale carriera. Ma con stile e parsimonia, con la stessa eleganza del look che lo contraddistingue e lo fa definire «questore e gentiluomo», appellativo che gradisce. Ci sono foto nel suo ufficio che mostra compiaciuto. Allo stadio di Bergamo affronta di petto e fa indietreggiare i tifosi atlantini con i gemelli ai polsini della camicia. Alla «Favorita», invece, è immortalato con ha la testa fasciata e il manganello in mano.

-Le piace il calcio dottore Oddo?

«Non amo il calcio, preferisco la vela- risponde- ma per il calcio ho preso 7 punti all’arcata sopracciliare sinistra in Palermo-Catania del 2006. Guardi qui, i peli coprono, ma la cicatrice si vede. Al ritorno al Cibali la rivincita: morì il povero ispettore Filippo Raciti».

-Prima di venire nella provincia «babba», come gliel’avevano descritto, conosceva Ragusa tramite Montalbano: ma quella è fiction, la realtà non è solo barocco, mare cristallino e muretti a secco. Com’è, nella realtà, la provincia iblea?

«Bella, da amare, tanto che penso di comprare una casa al mare. Ragusa è sostanzialmente tranquilla, non dobbiamo per forza inventarci i mafiosi. Però parla poco. Quello che sappiamo ce l’andiamo a cercare col nostro lavoro. Non c’è una sola madre che ci venga a dire che il figlio è spacciatore o che ci metta sulle tracce di chi gli fornisce la droga».

-Signor questore, anche Vittoria è tranquilla?

«Vittoria non è più quella degli anni di piombo e dei morti ammazzati ma è sempre turbolenta».

-Più difficile indagare ora o allora?

«La filosofia criminale è cambiata dappertutto. Dopo i sacrifici di Falcone e Borsellino qualche grosso mafioso ha dato ordini di non fare «scrusciu». E’ più difficile combattere questa criminalità. L’era del picciotto che chiede soldi e che dà fuoco all’azienda fa parte dello scorso decennio».

-Non si spara e non si mette tritolo, come lavora il nuovo estortore a Vittoria?

«Preferirei non scendere nei particolari. In questo campo abbiamo sempre lavori in corso».

-Ci dica quel che può.

«L’estorsione oggi si manifesta con l’imposizione del prodotto, l’esercente è costretto a subire imposizioni di prodotti agricoli o altro. Un fenomeno diffuso su scala nazionale».

-Qualche esempio più concreto?

«Uno solo e basta. Ha visto cos’è successo a Trapani con i videogiochi. Entrano e impongono l’installazione di videogiochi, attorno a cui ruotano affari enormi, non per i gestori».

-Lei è rimasto sorpreso leggendo le dichiarazioni di Riccardo Santamaria. Cosa voleva dire?

«Sì, sono rimasto sorpreso. L’abbiamo convocato in Questura e ascoltato. Ci ha detto che quei dati si riferivano a periodi prima del blitz di metà ottobre che ha portato in carcere 77 persone per traffico di droga. Invito i cittadini, se hanno elementi nuovi e utili alle indagini che svolgiamo, a segnalarceli direttamente in Questura».

-Cento persone arrestate in un anno, e quante in libertà? Il gioco delle parti. Voi li prendete, gli avvocati li difendono, i giudici applicano la legge ipergarantista, l’onesto subisce.

«Noi osserviamo la legge, ma auspicherei che ci fosse più certezza della pena».

-Lei dirige circa 400 poliziotti in 12 comuni per una popolazione di 300 mila anime. Sono pochi o congrui, considerato che fate anche i travet con gli immigrati e altri lavori perditempo?

«Non siamo pochi, sono troppe le incombenze. Dovrebbero affidare ai civili i compiti burocratici. Adempimenti come passaporti e immigrati potrebbero andare ai comuni. Rimetteremo tanta gente a guidare le volanti».

-Un consiglio alla parte sana di questa provincia?

«Installate telecamere nelle aziende di campagna. E ai sindaci: mettete sistemi di videosorveglianza in entrata e in uscita delle città. Sarebbe molto più facile lottare il crimine».