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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 602
VITTORIA - 30/12/2015
Attualità - In 20 hanno apposto la loro firma in calce alla missiva

Gli artigiani di Vittoria scrivono a Mattarella

"Non possiamo permettere che la mafia diventi forza economica" Foto Corrierediragusa.it

Gli artigiani non ne possono più. Temono una recrudescenza mafiosa alla luce di segnali continui e inquietanti. In venti hanno firmato una lettera appello al Presidente della repubblica, Sergio Mattarella, il cui senso è inequivocabile: "La nostra città rischia di ripiombare egli anni bui quando i soprusi e le estorsioni di una criminalità organizzata forte e strutturata la resero tristemente famosa. Non ci basta più essere solo onesti. Serve lo Stato". Eppure controlli, arresti, battute al setaccio del territorio non sono mancati in questi mesi e le forze dell´ordine hanno assicurato alla giustizia esponenti anche importanti del mondo malavitoso vittoriese. Eppure agli artigiani vittoriesi non basta tanto da indurli a fare un paragone con quanto lo Stato fa in altri settori: "Non è stato per nulla piacevole - scrivono- leggere che 450 militari italiani saranno mandati in Iraq a difendere un impresa che ha vinto un appalto per la manutenzione di una diga. Ma la sicurezza di oltre 5 mila attività che fanno impresa in un territorio difficile, creando progresso, lavoro e risparmio nella legalità, deve essere sempre modificata dalla spending review". I dati del territorio ipparino, come evidenzia il responsabile della Cna , Giorgio Stracquadanio, sono molto indicativi perchè da 6 mila 500 impresa di qualche anno fa oggi se ne contano 5 mila.

Il calo si è avvertito soprattutto nel comparto agricolo, da sempre traino dell´economia di tutto il territorio. La lettera a Mattarella, dopo gli appelli al Presidente della Regione e al Presidente del Consiglio si chiude con queste parole: "Non possiamo permettere che la mafia diventi forza economica impedendo in modo radicale la crescita e lo sviluppo dell´economia legale".

L´ultimo gesto intimidatorio si è verificato qualche settimana fa con un incendio doloso ai danni dell´azienda del presidente Ascom Licio Marchese già vittima di un aggressione la scorsa estate, quando un malvivente lo attese a sera inoltrata sulla porta di casa e gli sparò.