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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 621
VITTORIA - 26/05/2015
Attualità - Orgoglio su due ruote nel segno dell’avventura

Tour del mondo in bici fino in Asia per il vittoriese Bona

Stefano non mette in conto imprevisti e paura, teme solo il caldo Foto Corrierediragusa.it

Italiani, popolo di poeti, santi, navigatori e anche ciclisti in mountain bike, grazie alle temerarie imprese di Stefano Bona (foto), un vittoriese di 27 anni che si è messo in testa di girare il mondo pedalando. Nel mese di giugno del 2014 è tornato a Vittoria sulle due ruote dall’Inghilterra. Adesso si trova in Australia, dalla quale partirà in bici per visitare l’Asia, ultima tappa Nuova Delhi. Tornerà a casa per il 10 giugno 2016, «perché voglio essere puntuale al matrimonio dell’amico Salvatore Cinnirella»- puntualizza Stefano. Il giovane ha deciso scoprire il mondo a modo suo, con uno zaino sulle spalle, pentole, cucinino e l’inseparabile computer grazie al quale comunica con mamma Teresa Vasile che, rispetto a papà Giuseppe, pratica bene la tecnologia informatica. Dal 22 settembre dell’anno scorso si trova a Melbourne in Australia. Lì ha comprato un Van (il classico furgone che serve per trasportare la bici e l’occorrente per vitto e alloggio), lavora in una delle tante farm australiane, queste fattorie che danno lavoro a molti giovani, tanti italiani e siciliani, guadagna un po’ di soldi, qualcosa mette da parte, il resto lo spende per viaggiare. «In Australia conosci ed incontri persone di tutto il mondo- scrive Stefano via mail- viaggiatori dai quali prendi spunti, idee. Da lì, piano piano, mi è maturata la voglia di fare qualcosa di più grande. L´Asia mi ha sempre affascinato e adesso che ci sono vicino la voglio girare a modo mio, in bicicletta».

Perché proprio l’Australia? «Mi trovo a Melbourne da 6 mesi e mezzo- racconta Stefano- dove ho lavorato in una seakhouse come bar tender e in Zia Rina’s cucina come tuttofare. Una delle prime cose che ho comprato è stata una bici con lo scatto fisso con la quale giravo da tutte le parti e per andare a lavoro. In ogni pedalata rivivevo le emozioni provate durante il mio precedente viaggio, che mi ha lasciato un segno indelebile».

Stefano ha già pianificato il ritorno, ma stavolta ha informato la famiglia. «Finito il lavoro nelle farm viaggerò un po’ per l´Australia con un Van e la bici legata nel portapacchi. Alla fine rivenderò il Van, prenderò la bici e andrò a Bali (Indonesia) tra novembre e dicembre, da lì partirà ufficialmente il mio viaggio solitario in bici. Da Bali fino a Jakarta, dove con una nave raggiungerò Singapore, passerò dalla Malesia, quindi Tailandia Cambogia, Vietnam, Laos, di nuovo in Tailandia proseguendo in Myanmar Bangladesh ed infine l´India. Questa volta non sto programmando ogni singola tappa perché in 20 giorni puoi pianificare più cose che in 7/8 mesi non so come saranno le strade, non so niente, deciderò al momento sul posto in base al percorso che mi si presenterà davanti».

Stefano non mette in conto imprevisti e paura, teme solo il caldo. «La parte burocratica non mi preoccupa, se c´è qualcosa che mi procura ansia sarà il caldo umido asiatico, ma troverò il modo di andare avanti visto che in un percorso di 14000 km circa vorrò tenere una media di 100/130 km al giorno e pedalando 2/3 ore la mattina ed altrettante la sera coprirò facilmente la distanza desiderata». Poi un paio di voli e il ritorno a casa, dove l’aspettano la famiglia e il matrimonio di un suo amico. E dopo? Il pianeta è grande e le strade, tranne che sulla luna, sono ovunque percorribili in bicicletta.

I genitori di Stefano Bona: «Un carattere deciso e avventuriero, come era il suo bisnonno»

«Stefano è dall’altra parte del mondo, lo vedo e gli parlo col computer, più volte al giorno, è il primo pensiero del mattino, l’ultimo prima di prendere sonno». Esordisce così la signora Teresa Vasile, mamma di Stefano Bona, ormai abituata alle bizzarrie del suo secondogenito. «Non riesco ad abituarmi, perché è pazzesco quello che fa, sta girando il mondo in bicicletta. Ho paura ma non posso fermarlo. Non mi rassegnerò, non accetto quello che fa ma prego sempre il Signore perché me lo protegga in questi lunghi viaggi per vari continenti. Nella farm australiana è con un amico, ma in bicicletta viaggia da solo e io sto sempre in apprensione». Le ansie e le paure che tutte le madri provano appena i figli escono dal loro guscio materno. «E’ un carattere determinato, è stato sempre così, credo somigli a mio padre. Appena mi informa di una sua avventura non mi dà il tempo di dirgli di no. E già lontano, con la mente e col corpo».

Giuseppe Bona, papà di Stefano, lavora la terra seguendo una tradizione faniliare. Scava nella memoria alla ricerca di qualche antenato dal quale suo figlio abbia ereditato l’amore per l’avventura e lo trova nel nonno. «Forse ha preso da lui. Mio nonno andò a lavorare in America, fece un po’ di soldi, rientrò a Vittoria e investi coltivando uva. Riusciva a fare qualsiasi cosa, anche lui era un avventuriero. Forse mio figlio ha ereditato questo carattere dal bisnonno. Ogni volta ci lascia senza fiato, non si crea nessun problema, pensa una cosa e la fa. E’ normale che ritorna in bicicletta dall’Inghilterra mentre noi sapevamo fosse in India. E normale che adesso decide di girare l’Asia in bicicletta»?

Della prima impresa, del viaggio di ritorno dall’Inghilterra, non sapeva niente. «Eravamo tutti dentro casa, un pomeriggio del mese di giugno, ci ha fatto prendere un colpo- racconta il padre- quando abbiamo sentito il rumore della serratura che apriva la porta. Era Stefano. Lo credevamo in India, invece tornava dall’Inghilterra in bicicletta».

Gli altri due figli, Giovanni, 31 anni, sposato, e Alessio, 18, hanno un altro carattere, di quello che si definisce «normale»: casa, amici e famiglia. «Stefano è un’altra cosa- dice ancora il padre- ha avuto un’esperienza sentimentale con una ragazza che è durata 3 anni. Appena finita ha cominciato a viaggiare, adesso è felice, allegro, spensierato. E’ la sua vita, chi la può cambiare? Ha fatto di tutto, mai fermo. Prima di andarsene in cerca di lavoro all’estero ha fatto pure l’arbitro. Prendeva la macchina e andava lontano ad arbitrare, e chi lo vedeva».

C’è chi viaggia in aereo, chi in treno, chi in macchina o a piedi, Stefano ha deciso si esplorare i confini del mondo in mountain bike. «Da bambino rimase colpito da quelle monociclo che nei circhi equestri i clown usano camminando su una ruota. Aveva una bicicletta piccola, riuscì a farla diventare monociclo. Il suo destino era già segnato».

Nella foto sotto Stefano Bona con la famiglia: cliccateci sopra per ingrandirla