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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 468
VITTORIA - 21/03/2015
Attualità - La donna avrebbe divuto più volte soddisfare le voglie del suo "padroncino"

Luana, rumena sfruttata e abusata

Una vicenda di soprusi, aborti e tante altre orrende circostanze Foto Corrierediragusa.it

La triste storia di Luana, donna romena di 40 anni, che lavora nelle serre nel Vittoriese per 100 euro a settimana, è emersa nel corso del seminario su «La tratta di esseri umani in Europa e in Italia» che si è svolto a Palermo. L’ha raccontata la ricercatrice Letizia Palumbo all’Istituto penale per minorenni di Palermo, dopo averla appresa dalla cooperativa «Proxima» di Ragusa. Una storia di sfruttamento, di mobbing e di aborti praticati presso l’ospedale di Vittoria da medici che non si sono proclamati «obiettori di coscienza». La donna, secondo il racconto emerso, si sarebbe rivoltata contro il suo datore di lavoro perché questi gli avrebbe negato il permesso di accompagnare i figli a scuola. Lavoro, figli da accudire e sfruttamento. I figli hanno raggiunto la madre a Vittoria dopo il suicidio del padre avvenuto in Romania. Nel raccapricciante racconto della ricercatrice, oltre allo sfruttamento nel lavoro, ci sarebbero anche tanti abusi sessuali sopportati dalla donna da parte del suo datore di lavoro. Quando in un’occasione Luana s’è rifiutata di soddisfare gli istinti dell’uomo, avrebbe subito la ritorsione del diniego di acqua da bere per sé e per i figli. A quel punto ha deciso di denunciare l’accaduto alla cooperativa "Proxima", che fra i compiti compiti ha pure quello di dare assistenza alle vittime della tratta di esseri umani secondo quanto previsto dall´articolo 13 della legge 228/2003 e dall´articolo 18 del Testo unico sull´immigrazione.

La denuncia degli operatori del Ciss di Palermo, un’organizzazione che assiste sotto forma di volontariato le donne romene giunte in Italia per rilevare le donne arabe nel lavoro dei campi dal 2007, ha fatto emergere anche una storia di aborti.

"E´ difficile – si spiega nel rapporto stilato dagli operatori del Ciss- che la donna araba lavori nei campi, anche perché la comunità tunisina non intendeva sottostare all´abbassamento della paga imposto dai datori di lavoro. L´avvento delle donne romene ha creato una nuova forma di sfruttamento".

Per provare quanto affermato, vengono forniti i dati raccolti presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell´ospedale di Vittoria. La ricercatrice afferma che "il giorno in cui si praticano le interruzioni di gravidanza è il martedì. Una media di sei donne per volta, di cui 4 o 5 rumene. Hanno tra i 18 e i 28 anni e sono accompagnate da connazionali, altre volte da italiani molto più vecchi di loro".

C’è però un problema, tutti i medici ginecologi che prestano servizio al «Guzzardi» di Vittoria, si sono professati obiettori di coscienza e non praticano aborti. E allora, come la legge prevede, si corre ai ripari con un’équipe medica di Modica (un ginecologo, un anestesista e un ostetrico), che una volta a settimana si reca a Vittoria per effettuare gli aborti fissati nell’agenda degli appuntamenti.

"Nonostante in quell´ospedale –dice la ricercatrice- i medici siano tutti obiettori di coscienza, fino al primo aprile 2014 questo tipo di attività è stata portata avanti grazie a ginecologi esterni alla struttura, facenti parte del progetto dell´Asp terminato il 31 marzo 2014. Non è difficile immaginare che l´interruzione di questo progetto comporterà un esponenziale aumento degli aborti clandestini sul territorio". Il direttore sanitario dell’Asp 7 Pino Drago, conferma che l’équipe medica modicana garantisce per legge il servizio aborti a Vittoria, a Modica e a Ragusa. Anzi, c’è di più, la Procura della Repubblica di Ragusa ha avviato un’indagine sul caso degli aborti, tant’è che ha chiesto alla direzione dell’Asp tutti i dati statistici riguardo agli aborti effettuati negli ultimi tempi.


Sono solo loro ad essere sfruttati?
24/03/2015 | 0.21.31
Maria

Leggere queste notizie è sempre triste ma dovrebbe farci riflettere su quello che succede proprio intorno a noi. Mi sono laureata con 110 e lode e mi ritrovo costretta a lavorare in nero per 250 € al mese per conto di un libero professionista, uno dei tanti nomi noti del nostro territorio ma che per via di quello che dichiara, agli occhi dello stato è poco più che povero... tutti sappiamo, tutti vediamo ma nessuno fa niente ma non capiamo che a farne le spese siamo sempre e solo noi che viviamo realmente nel gradino più basso della società. Come fa una persona che dichiara meno di 10.000 €/anno a comprare un´auto da oltre 60.000 €? a cenare fuori tutte le sere, a comprarsi la villa e mantenersi la barca? perchè chi di dovere non "nota" queste cose? poi ci stupiamo se ogni tanto sbucano fuori queste notizie...


la rovina è la televisione
21/03/2015 | 18.59.38
scarpantibus

In Romania (e non solo) vedono la televisione della RAI e immaginano che in Italia sia tutto come una telenovela del primo canale...


le speranze disilluse
21/03/2015 | 12.15.05
franco

le speranze di trovare condizioni migliori.....gli italiani stanno morendo di fame e continuiamo a far venire persone senza avere la dignità di un lavoro....niente da meravigliarsi.....