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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 12:30 - Lettori online 855
VITTORIA - 25/11/2014
Attualità - Storia di ordinaria follia burocratica

A che serve il telematico se poi non funziona?

Vittima del «mostro» burocratico, un vittoriese domiciliato a Roma, invitato immediatamente in ufficio per presentare documenti già in possesso della pubblica amministrazione
Foto CorrierediRagusa.it

La notizia corre sul web, ma i documenti s’impigliano tra le scartoffie della pubblica amministrazione. Il preambolo, per presentare la lettera che un cittadino vittoriese, Vincenzo Baglio, ci ha mandato per denunciare la velocità di marcia della nostra burocrazia.

«Buongiorno, sono una funzionaria del Centro per l’impiego (CPI) di Vittoria. Lei deve presentarsi presso i nostri uffici entro trenta giorni». Con queste parole comincia la mia disavventura kafkiana, piena di noiose telefonate e sigle babeliche.

Sono un giovane docente siciliano e mi occupo di discipline musicali. Al momento vivo a Roma e sono disoccupato a causa dei cronici ritardi del MIUR nell’assegnazione delle cattedre dell’Alta Formazione.

Mi decido dunque a richiedere la Mini ASPI, una sorta di indennità di disoccupazione e con pochi click inoltro la domanda attraverso la procedura on-line, attivata dall’INPS per eliminare le interminabili ed estenuanti code agli sportelli.

Il giorno dopo mi contatta il CPI di Vittoria. Hanno ricevuto dall’INPS la mia DID (Dichiarazione di immediata disponibilità), ma nelle loro banche dati non risulto disoccupato.

«Deve presentarsi nei nostri uffici per perfezionare l’iscrizione» mi comunica la funzionaria al telefono. Il che è perlomeno bizzarro. Perché dovrei volare in Sicilia sprecando tempo (e banconote!) che potrei impiegare per la ricerca di un lavoro?

Se ho fornito la Dichiarazione di immediata disponibilità, è ovvio che sono disoccupato! I CPI, peraltro, sanno quando, dove e per chi ho lavorato, e che tipo di incarichi ho svolto. Sanno tutto ciò grazie alle mie autodichiarazioni e all’UNILAV, il data base sui rapporti di lavoro che il Ministero mette a disposizione anche degli enti pubblici. A che pro, dunque, richiedere la mia presenza fisica? Se occorrono integrazioni o rettifiche, non potrei inviare un fax o un’e-mail, anche a mezzo pec?

Ma le stranezze non finiscono qui. L’incolpevole funzionaria del CPI, fra le altre cose, mi richiede una copia della carta d’identità e una dell’ultimo CUD. Ma non c’è una norma che VIETA alle pubbliche amministrazioni la richiesta di documenti/certificazioni già in possesso di altre pubbliche amministrazioni? Non si tratta di un abuso?

Non comprendo perché nel 2014 – nell’era in cui pc, tablet e smartphone sono quasi diventati dei prolungamenti del corpo umano, nell’era in cui riusciamo a inviare sonde spaziali sul suolo di una cometa, nell’era in cui l’INPS, con le sue innovazioni digitali, fa il possibile – non sempre riuscendovi - per alleviare la già difficile condizione di chi perde il lavoro, i Centri per l’impiego invece si ostinino ad angosciare con illogiche richieste i cittadini.

Come si dice: «curnuti e mazziati!»