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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:06 - Lettori online 1393
VITTORIA - 10/06/2014
Attualità - Infuocata assise di amministratori locali e produttori all’Emaia

La rivolta dei sindaci e dei Forconi

Durissimi Giuseppe Nicosia e il leader dei Forconi Mariano Ferro contro i governi regionale e nazionale
Foto CorrierediRagusa.it

Mezza Sicilia agricola a Vittoria, stipata nella ristretta sala conferenze della Fiera Emaia, per urlare la rabbia della crisi contro la Regione, lo Stato, il neo eletto Parlamento europeo. Istituzioni contro, è il caso di dire: da una parte i sindaci dei comuni a trazione agricola dell’isola; dall’altra la Regione ferma nel pantano dell’indecisione e della burocrazia, e lo Stato che si preoccupa di salvare le grosse banche mentre l’economia agricola affonda. Nel mezzo della protesta, il Movimento 5 stelle, presente con la parlamentare regionale Vanessa Ferreri, Giancarlo Cancellieri e la deputata nazionale modicana Marialucia Lorefice. Nessun altro deputato era presente. Giorgio Assenza, impegnato all’Ars, ha fatto pervenire un documento di solidarietà agli agricoltori «vittime della grande speculazione organizzata, della concorrenza sleale da parte dei paesi che si affacciano sulla sponda opposta del Mediterraneo, in balìa dei fenomeni di dumping e di contraffazione nell´assenza totale di controlli legali e sanitari, travolti dalle aste giudiziarie dei loro immobili».

Al grido «la Sicilia è all’asta», da Vittoria è nato un nuovo movimento che abbraccia i comuni di Agrigento, Campobello di Licata, San Cipirello, Palagonia, Gela, Niscemi, Caltagirone, Scordia, Scigli, Chiaramonte Gulfi, Acate, Ragusa, Riesi, Motta Sant’Anastasia, Santa Croce Camerina, Delia, Mazzarrone, Comiso, Canicattì, Pozzallo e tanti altri ancora pronti ad aggregarsi per fare, se serve, anche la marcia su Roma. E c’è pure l’Anci, che con un messaggio inviato dal presidente Leoluca Orlando al presidente del Consiglio di Ragusa Giovanni Iacono mentre l’assemblea è in corso, annuncia l’adesione alla nobile e giusta protesta da estendere a tutti i Consigli comunali dell’isola per far cambiare la legge sui procedimenti esecutivi.

E non poteva mancare Mariano Ferro, leader dei Forconi, tutt’altro che rassegnato e senza mordente, come qualcuno lo ha dipinto; piuttosto appare dotato di tanta saggezza da mettere al servizio di una protesta che vuole puntare alla qualità rispetto alle piazzate drammatiche e autolesioniste degli anni passati. L’assise di Vittoria, voluta e coordinata dal sindaco Giuseppe Nicosia, ha fatto registrare momenti incandescenti. Segno che la misura è colma e che la rivoluzione è vicina nel caso le istituzioni regionali, nazionali ed europee dovessero mostrare il cinismo e l’insensibilità già note di fronte al dramma che vivono migliaia di aziende ed altrettante famiglie.

Basta col solito e ridondante pacchetto di richieste che diventano carta straccia, per fermare i tamburi di guerra del costituendo movimento dei sindaco più forconi, Giuseppe Nicosia ha proposto la rivendicazione immediata di due punti fondamentali: «Sospensione delle procedure esecutive per due anni; tutela dei prodotti locali aggrediti dai paesi del Magreb». Parole forti, quelle di Nicosia, che puntano a «toccare gli interessi di Roma e Palermo, per misurare il polso dei soggetti che decidono, perché siamo stanchi di votare i nostri amici di partito per continuare ad essere presi sistematicamente per i fondelli. O siamo tutti uniti o abbiamo perso in partenza». Nella rivolta dei sindaci non mancano Francesco La Rosa di Niscemi, Marco Zambuto di Agrigento, Gioacchino Picone di Campobello di Licata, Federico Piccitto di Ragusa, Francesco Raffo di Acate, Nicolò Bonanno di Caltagirone, Franco Susino di Scicli e tanti altri che hanno mandato rappresentanze assessoriali.

Mariano Ferro parla un linguaggio senza fronzoli. Asciutto, diretto, efficace, preciso, demolitivo. «Da questa assise dobbiamo uscire con fatti concreti. Vittoria conta 6 mila aziende piccole e medie, molte sono fallite altre stanno per fallire. Chi pensa di esserne fuori perché ha messo qualche euro da parte si sbaglia di grosso, non ha capito niente. Tutti vivono se dai prodotti di questa terra arriva reddito».

Il vulcanico Mariano ha scaricato fuoco contro i ministri Andrea Orlando e il presidente del Senato Pietro Grasso. «Vergogna, sono venuti da Roma a Comiso per il cambio del nome dell’aeroporto di Comiso, ma non trovano il tempo per riceverci e ascoltare le nostre istanze, mentre la provincia di Ragusa è all’asta, tutta l’Italia è all’asta». E gli applausi a questa battuta hanno fatto vibrare la saletta dell’Emaia.

Dalla sdegnata protesta non si sono salvati neanche i produttori che comprano prodotti magrebini, appiccicano l’etichetta locale e li rivendono per «made in Italy». «Chiediamo –ha ribadito Ferro- di tutelare il made in Italy e di riprendere quella norma cosiddetta di salvaguardia, per mezzo della quale quando il prezzo scende al di sotto del consentito non si deve fare entrare ortofrutta estera in Italia».

Fra le rivendicazioni emerse durante gli altri interventi, il disegno di legge sul blocco dei procedimenti esecutivi scritto dall’assessore comunale Piero Gurrieri (non dall’ex assessore Dario Caltabellotta), votato da tutti ma fermo in Commissione bilancio al Senato. E una frecciata anche a chi ha voluto Expo 2015 al Nord, che a Milano parlerà di agroalimentare, mentre il Sud, capitale dell’ortofrutta mondiale, è stato escluso da ogni forma di partecipazione.

Alla fine dell’assise, un comitato ristretto si è riunito per decidere la costituzione di un tavolo permanente per portare le istanze emerse a Palermo, Roma e Bruxelles. Subito, perché in caso di nulla di fatto, ha rimarcato Mariano Ferro, «succederà l’irreparabile. Non permetteremo a nessuno di mettere le mani sulle nostre case, non pagheremo tasse a chi non ci dà il lavoro o ci toglie quello che abbiamo. Sarà rivoluzione vera!».

Nella foto sopra, gli ortaggi scaricati davanti alla Camera di Commercio a Ragusa dai Forconi