Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 17:16 - Lettori online 1006
VITTORIA - 07/04/2014
Attualità - Autorevole punto di vista sul Piano regolatore generale

Variante Prg Vittoria: occasione ghiotta

Luciano Busacca, ex consigliere comunale degli anni ’80, invita a superare il campanilismo delle appartenenze. «Spostare la serricoltura dalle coste verso l’interno per favorire sviluppo e turismo»
Foto CorrierediRagusa.it

Non c’è dubbio che la variante al Prg sia uno dei pochi strumenti, affidato al Consiglio comunale, che ha una valenza strategica sullo sviluppo economico della città; mi auguro, perciò, che le forze politiche vittoriesi possano trovare una convergenza che, seppure non si sostanzi in una approvazione condivisa del PRG, quantomeno si manifesti nella condivisione di una linea strategica di sviluppo economico e connessa pianificazione del territorio. Mi chiedo se per Vittoria esista un progetto chiaro di sviluppo economico e quale sia. Mi pare che la condizione preliminare per qualsiasi sviluppo economico sia la necessità di porre la parola fine al campanilismo delle «appartenenze» e anche ai personalismi che, in genere, ostacolano le buone proposte e gli apporti critici costruttivi.

Al contrario, occorrerebbe «fare sistema», mettere insieme e coordinare ogni azione, privata e pubblica, rafforzare le intese e la cooperazione tra le Amministrazioni comunali limitrofe, valorizzandone le differenze e le specifiche vocazioni territoriali.

La variante al PRG di Vittoria potrebbe, forse, rappresentare un’occasione propizia per discutere pubblicamente in quale direzione costruire lo sviluppo del territorio vittoriese e, conseguentemente, indirizzare gli sforzi pubblici e privati; ciò, ovviamente, nella consapevolezza che questo sviluppo non è indipendente dalle politiche degli altri Enti che interagiscono con il territorio (in primis le politiche regionali), né dalla capacità di saper formare una «mentalità imprenditoriale», soprattutto con riferimento alle nuove generazioni.

Riguardo alla pianificazione territoriale, ritengo che occorra muovere da due considerazioni. La prima: penso che sia arrivato il momento di ammettere a chiare lettere che la serricoltura lungo le bellissime coste del nostro comune mal si concili con il suo sviluppo turistico; questa, allo stato delle cose, condiziona negativamente la bellezza naturale del paesaggio e la pulizia del territorio. Inoltre, l’innegabile attenzione che oggi deve essere indirizzata verso il settore agricolo, quale imprescindibile risorsa per il benessere collettivo, non può non fare i conti con l’esigenza di una produzione votata al biologico e alla cura dell’ambiente.

La seconda: se la serricoltura va spostata dalla prossimità delle coste verso l’interno per consentire la via dello sviluppo turistico, ciò non significa che si debba cedere alla speculazione edilizia con la costruzione di villaggi turistici - chiusi e senza relazione con il territorio - o peggio, con l’insediamento di ville o palazzi che farebbero la gioia degli speculatori edili (locali, nazionali o stranieri), intenzionati a fare solo business e incuranti della vera valorizzazione del territorio.

C’è, a mio modo di vedere, «un’altra via» che è quella di pensare ad uno sviluppo economico - turistico e agricolo insieme - che sappia coniugare e valorizzare il meglio del nostro territorio e della nostra cultura.

Non credo che oggi possa esserci uno sviluppo turistico ibleo senza un legame con il territorio e, segnatamente, con la sua cultura, la sua arte enogastronomica e culinaria, con le sue bellezze naturali e architettoniche. Solo un turismo fondato su questi valori può costituire una vera e duratura fonte di ricchezza per le giovani generazioni locali.

Penso dunque allo sviluppo di quelle colture agricole che sono state antiche vocazioni locali e che oggi arricchirebbero i produttori e renderebbero più pulito il territorio, perché non hanno un impatto ambientale negativo anzi, al contrario, adornerebbero di verde e colori il territorio stesso; mi riferisco alle colture che erano, fino a pochi anni fa, quasi in via di estinzione: vigneti, uliveti, frutteti e tante alcune altre colture a campo aperto (oggi anche molto redditizie se si eliminano gli intermediari). Penso pure al valore architettonico di alcuni antichi casali di campagna e alle prelibatezze derivanti dell’allevamento nostrano.

L’idea di costruire villaggi turistici o, peggio, palazzi e villette a ridosso delle coste non mi pare possa essere strategica rispetto ad uno sviluppo turistico duraturo, anzi, ho il timore che possa rappresentare solo una prospettiva di corto respiro e quindi un pericoloso miraggio. Cercare invece di «spostare» le serricoltura dalla costa verso l’interno del territorio mi pare che sia, oggi, un tentativo che vada fatto per non rimanere impantanati nella contraddizione degli effetti di due attività economiche, fra loro poco compatibili: turismo, spinto dalle bellezze delle nostre coste e del nostro barocco, e attività serricola che – sebbene importante e oggi fondante per l’economia vittoriese – ha comunque un forte impatto ambientale (negativo) sul territorio.

«Spostare» per fare che cosa? Si tratta di realizzare nel territorio un’agricoltura ricca di coltivazioni pregiate (vigneti, uliveti, altre colture a campo aperto) che ben si raccordino - per rispetto ambientale, colori e ciclo biologico - con la bellezza straordinaria della costa vittoriese e delle zone limitrofe, consentendo di realizzare insediamenti edilizi, anche di tipo ricettivo, che però conservino o ripropongano lo stile architettonico proprio delle vecchie case di campagna del ragusano (le masserie) e una viabilità rispettosa della bellezza della costa.

Occorre saper guidare la trasformazione (ma prima ancora crederci) e proporre alle nuove generazioni questa prospettiva di sviluppo, creando, insieme alle associazioni di categoria, le spinte necessarie affinché tale prospettiva si traduca in concrete normative regionali e in incentivi economici (o meccanismi incentivanti), ma anche in un diffusa cultura sostenuta dalle istituzioni scolastiche di ogni livello e da piani formativi adeguati e mirati.

La Politica dovrebbe sostenere il compito, forse il più importante e difficile, di creare le condizioni di vantaggio e di incentivazione per la trasformazione, utilizzando - non solo la potestà legislativa regionale, ma anche i piani paesaggistici e le potestà di gestione delle riserve naturali, presenti nel territorio e …. già da subito – a livello comunale - gli strumenti di pianificazione del territorio.

Trasformare Vittoria e tutto il ragusano nel territorio siciliano in cui turismo qualificato e agricoltura di qualità si coniughino perfettamente e si alimentino reciprocamente può essere solo un sogno? … può darsi! ma io sono convinto che presto i nostri giovani lo vedranno come una esigenza di crescita: è il loro futuro e ce l’hanno lì, a portata di mano …. nella loro terra generosa.