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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:55 - Lettori online 1342
VITTORIA - 09/05/2013
Attualità - L’amaro sfogo di un imprenditore edile

Artigiano in crisi denuncia: "Strozzati da tassi debitori alti"

«La politica- scrive l’artigiano- se ha ancora un pizzico di dignità e se è ancora mossa da un minimo di passione per le questioni vere, si attivi. L’immobilismo e il silenzio sono parenti stretti della complicità»

La voce di chi soffre e non sa più a quale santo rivolgersi se anche il sistema del credito bancario si gira dall’altra parte. Non è la prima volta che imprenditori di qualsiasi settore si rivolgono ai media per denunciare uno stato di indifferenza e di chiusura totale al bisogno di aiuto. Chiedere aiuto a una banca e non riceverlo, se pure si possiedono le credenziali di azienda sana, è pari a un’omissione di soccorso!

La Cna di Vittoria ha ricevuto una lettera aperta da un imprenditore edile vittoriese iscritto alla confederazione ed ha sentito la necessità di renderla pubblica. E’ abbastanza toccante e fa riflettere. Dovrebbe fare riflettere il sistema bancario e la politica. La riportiamo quasi integralmente.

«La mia attività -spiega l’artigiano- negli anni si è sviluppata non solo in grandezza ma anche specializzandosi e qualificandosi. Malgrado la crisi, riesco a resistere. Anche se il lavoro nell´ultimo periodo ha subito una piccola flessione, non ho licenziato nessuno dei miei dipendenti. Questa mia attenzione (non sono per nulla pentito) ha leggermente intaccato le risorse finanziarie della mia attività. La sensibilità e l´ottimismo però non trovano dimora negli istituti di credito. La banca di cui sono cliente da anni, dove ho fatto canalizzare gli stipendi dei miei dipendenti, dove sono depositati i miei piccoli risparmi, appena ha avvertito la mia difficoltà ha immediatamente sentito l´esigenza di comunicarmi una «proposta di modifica unilaterale del contratto». Mi hanno aumentato il tasso debitore di circa due punti in percentuale. A causa del «mio stato di rischio creditizio».

E qui l’artigiano comincia a riflettere: «Se avessi licenziato i miei dipendenti, «le considerazioni dell´incremento del mio rischio creditizio...gli indicatori qualitativi...gli scenari macroeconomici...» sicuramente non sarebbero mutati (io però non avrei avuto il coraggio di guardarmi allo specchio). Quindi, se non faccio investimenti, se non creo o non mantengo i livelli occupazionali, cioè se non faccio impresa, secondo la banca ho un ottimo rating (?). Ma le banche (sarei fortemente ingeneroso se indicassi solo la mia) che imprese sono? Io sono un imprenditore perché rischio, investo, creo nel mio piccolo occupazione e sviluppo, non mi rassegno davanti alle difficoltà di una crisi che sto subendo insieme con tanti altri. Le banche (soprattutto nella mia città) hanno avuto e hanno invece il ruolo dei prenditori. Hanno utilizzato i nostri risparmi per giocare d’azzardo nel casinò della finanza perdendone sicuramente una buona parte. Hanno ricevuto immediatamente aiuti dalla Stato (e quindi anche da me) mentre le piccole imprese ancora attendono. Hanno incassato gli aiuti dalla Bce».

L’artigiano mette in rilievo il fatto che quando le banche, quando le cose andavano bene, con fastidio e cercando sempre più garanzie di quante ne servivano, si sforzavano di sostenere l’economia sana di questo territorio. Ora, con la crisi in atto, stanno contribuendo ad affondarla definitivamente. «La politica- conclude l’artigiano- se ha ancora un pizzico di dignità e se è ancora mossa da un minimo di passione per le questioni vere, si attivi. L´immobilismo e il silenzio sono parenti stretti della complicità».