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VITTORIA - 21/03/2013
Attualità - Come nasce e si evolve la passione per la radio

Angelo Dell’Agli, il collezionista di radio d’epoca

Radio e accessori, migliaia di esemplari d’epoca custoditi a Vittoria che fanno la storia radiofonica del ‘900. Dell’Agli: «E’ la sintesi di un vita dedicata alla radio»
Foto CorrierediRagusa.it

Una collezione di radio d’epoca ed accessori (foto), come valvole e manopole, di diverse migliaia di pezzi è custodita a Vittoria, definita da critici del settore come una delle più interessanti e grosse collezioni dell’Italia sud peninsulare. Parliamo della radio e della sua storia e di Angelo Dell’Agli, un appassionato che nella città ipparina è riuscito a creare una collezione unica e pregiata. Il collezionista, il ricercatore della miriade di pezzi storici, valvole, circuiti di ogni tipo è vittoriese di origine giarratanese.

Il collezionista vive nel palazzo di famiglia, immerso tra l’esposizione dei pezzi che occupano ogni centimetro di spazio e il tavolo della meccanica, della tecnica e dell’aggiustamento. Angelo Dell’Agli ce ne parla spiegando ogni singolo elemento, mostrandolo nel suo funzionamento, raccontando l’evoluzione della storia del nostro paese e della comunicazione radiofonica del ‘900.

Come nasce la passione per la radio?
«Arrivai da Giarratana, mio paese d’origine, per frequentare le scuole medie a Vittoria. Erano gli anni ’50, gli anni del sequestro Fuschi. Vittoria viveva un periodo di tensione. Fu lo zio materno, il professore Giovannino Giallongo, funzionario presso la società che sarebbe diventata Enel (SGES), a Scoglitti, che nel 1952 per distoglierci da eventuali pericoli esterni, propose a me e a mio fratello di fare un corso di studio per corrispondenza alla «Scuola Radio Elettra» di Torino. La proposta ci piacque e quando arrivarono i primi opuscoli, che illustravano e spiegavano il funzionamento di valvola, il sistema di montaggio di una radio, ci appassionammo immediatamente. Cominciammo a familiarizzare non solo con la tecnica e la meccanica, ma anche con la storia in generale. Scoprimmo Alessandro Volta e poi Guglielmo Marconi e fu una grande gioia. Poi lo zio ci propose un pacchetto di lezioni mensili, e noi non uscimmo più casa, immersi nel montaggio, nella scoperta di ogni singolo pezzo o valvolina che fosse.

Ci parli della collezione in generale. Ci sono dei pezzi che meritano maggior attenzione?
«Per un collezionista tutti i pezzi sono importanti, per via dei loro aspetti storici. Quando è iniziata la prima fase, ovvero quella della raccolta, non pensavo a fare una collezione. Però pian piano, dalla raccolta sono passato all’accumulo di apparecchiature e tosto alla collezione. E’ la storia che ruota attorno ad ogni singolo apparecchio a fare di quel pezzo un elemento unico nella sua specie e prezioso per l’intero gruppo. Come pezzi importanti, la collezione contiene il più antico elemento che è un modello di telegrafo di fine ‘800; la «Marconi Phone V2» che risale alla fine del 1921; oppure anche un modello originale di Fonografo americano di Edison, un «Edison Business Phonograph» del 1905. Oppure una radio Galena; la «Baby Grand», anteriore al 1920 che utilizzava l’energia delle onde elettromagnetiche per funzionare senza l’uso delle batterie».

Quanti sacrifici comporta coltivare una tale passione e quante soddisfazioni invece se ne possono trarre?
«I sacrifici sono tanti, perché a volte la ricerca dei pezzi, il desiderio di trovare un apparecchio nuovo da aggiungere porta a trascurare altri piaceri, gli stessi svaghi o divertimenti. Insieme a mia moglie Stella, abbiamo, se pur con diversità di vedute riguardo alla collezione, portato avanti un progetto nato spontaneo, ma che poi ci ha legato, unito sempre di più. Sua l’idea di realizzare un libro rilegato in pergamena per far apporre le firme ai visitatori. E proprio quest’ultimi hanno procurato tante soddisfazioni, e non solo. Anche collezionisti di altro genere, sono venuti a vedere le radio. Come l’ingegnere Aldo Scaccianoce, che è collezionista di divise d’epoca».

C’è differenza tra il visitatore tout cour e il collezionista visitatore?
«Sì. c’è differenza tra chi si ferma a guardare e chi invece procede nell’osservazione curiosa fino ad emozionarsi. Non si può restare in cima alla scala d’ingresso, ma occorre entrare nel cuore della collezione per vivere l’itinerario e scoprire che le radio non ti guardano soltanto ma ti parlano e cantano. Il professore Angelo Scribano, direttore dell’Istituto di Fisica Nucleare di Pavia ha avuto la sensazione di tornare indietro di cinquant’anni. Poi la collezione è stata visitata anche dagli scenografi della serie televisiva del Commissario Montalbano, Luciano Ricceri e Simona Garotta. Alcuni pezzi li abbiamo prestati anche per alcune riprese televisive».

Perché ha scelto la collezione di radio e non un altro genere, francobolli, immagini sacre, ecc?
«Avrei potuto fare collezione di francobolli o monete, ma per me ogni cosa ha una sua lettura storica, ed io ho preferito quella della tecnica radiofonica. In parte nella domanda vi è la risposta. L’amore per la tecnica e la storia della radio. Poi, mi sono appassionato, anche grazie a mio zio, della costruzione degli apparecchi. Tante volte anche a scuola durante i vari laboratori mi cimentavo in esperimenti vari».

Ci sono degli aneddoti curiosi legati a questa collezione?
«Certamente tanti quanti sono i pezzi. Mi ricordo di quella volta quando io e mia moglie fummo fermati all’aeroporto di Fiumicino perché avevamo un oggetto strano. Si trattava di un galvanometro inglese che stavo trasportando in Sicilia. Oppure quella volta in cui casualmente ritrovai uno «Gnomo» che consideravo introvabile e che invece comprai in una bancarella».

Capire una passione vuol dire immergersi in quella dimensione in cui la curiosità della scoperta si sposa con il disvelamento di significati che appartengono alle cose. Significati a noi intrinsecamente legati perché evoluzione archetipica di sentimenti che fanno parte del nostro inconscio probabilmente da innumerevoli generazioni. Quanti visitatori sono venuti a scoprire il significato di queste apparecchiature?
«Sono tanti i visitatori che da almeno vent’anni riceviamo, sempre in forma privata. Potrei dire che il primo visitatore è stato il barone Orazio Pennisi di Floristella, che venne nel 1996 a Vittoria per fare una conferenza su Guglielmo Marconi nel centenario del brevetto della radio; Oppure lo stesso presidente della Provincia Franco Antoci; l’onorevole. Pippo Di Giacomo prima di tenere il suo primo comizio; i sindaci Rivela, Burgio e Lia di Giarratana. L’attuale sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia e poi persino un gruppo di professori medici dell’Emilia Romagna. Anche i clubs service sono stati sempre sensibili alla nostra collezione. E’ venuta pure la presidente nazionale del Soroptimist».

Ha mai pensato di cedere la collezione ad un Ente pubblico?
«La collezione ovviamente è molto importante per me perché rappresenta la sintesi di una vita dedicata alla radio. Per questo motivo non posso cederla gratuitamente. Ma sarei felice se, raggiunto l’apice del collezionismo, qualche istituzione, la rilevasse. Per fare in modo che il grande pubblico attento, sensibile a questo patrimonio radiofonico, ne potesse usufruire».

Ha pensato a una Università?
«Anche l’Università potrebbe utilizzarla, mostrandola agli studenti di Scienze della Comunicazione e le scuole pubbliche potrebbero regalare agli studenti occasioni per innamorarsi della storia della radio, che equivale a dire tutta la storia del ‘900.