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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 631
VITTORIA - 05/03/2013
Attualità - Gli artigiani puntano l’indice contro gli istituti di credito

Niente soldi dalle banche, giù le imprese

Santocono e Stracquadanio: «Denaro per gli investimenti finanziari, ma non alle imprese, che non possono pagare tasse e dipendenti. Ricevono aiuti di Stato, ma non lo danno a chi è in difficoltà. In 10 anni chiuse 300 imprese attive»
Foto CorrierediRagusa.it

Banche chiuse alle imprese. «La sindrome di Fort Apache». Giorgio Stracqudanio e Giuseppe Santocono (da sinistra nella foto), presidente e direttore della Cna di Vittoria, usano una metafora forte per denunciare l’atteggiamento degli istituti di credito a Vittoria. Ma probabilmente anche nel resto della provincia, perché le banche in questo momento di crisi usano lo stesso metro dappertutto.

«Al di qua della palizzata – dicono i due dirigenti – «i buoni», gli investimenti finanziari. Dall’altra parte, i nemici, le imprese che cercano credito per fare investimenti, per pagare le tasse o per pagare i dipendenti. Le banche si sono chiuse a riccio, non concedono credito e a chi si trova in difficoltà viene chiesto senza tanti scrupoli di rientrare immediatamente. Questo atteggiamento sta costringendo molte imprese locali alla chiusura o peggio al fallimento. L´accesso al credito in questa città è diventato un sogno (o forse sarebbe meglio dire un incubo). Viene negato anche davanti alla garanzia di un consorzio fidi. In quei pochi casi, quando viene erogato il rating, quel giudizio insindacabile sulla capacità di far fronte agli impegni, impone quasi sempre tassi d’interesse sostanziosi. Un atteggiamento che riesce a fiaccare anche quelle imprese determinate a resistere».

I risultati, in questi casi, sono due: o le imprese chiudono, come sta avvenendo, o si rivolgono all’amico dell’amico per farsi prestare soldi e ritrovano nella morsa dei cravattai usurai. Altre vie d’uscite non ce ne sono.

I dati statistici forniti da Santocono e Stracquadanio fanno rabbrividire: «L’economia di Vittoria rallenta giornalmente. Quel tessuto di micro e piccole imprese che ha caratterizzato e reso forte economicamente la nostra realtà, si sta via via affievolendo. In dieci anni le imprese attive del settore artigianato sono passate da oltre 1.000 a meno di 700 (685 al 2 febbraio 2013). La disoccupazione, soprattutto quella giovanile, in provincia di Ragusa (e quindi anche a Vittoria) è schizzata passando dal 23,3% del 2010 al 41,45% del 2011, quella complessiva (forza lavoro di età compresa fra 15-64 anni) è di poco oltre il 40%. La criminalità, in tutte le sue forme, si è riaffacciata gestendo nei fatti la crisi con i suoi metodi».

Uno scenario apocalittico. E le banche che fanno? «Davanti a questo scenario- concludono i dirigenti Cna- gli istituti bancari, oltre a gestire i risparmi raccolti nel territorio, sono le uniche imprese che hanno ricevuto prestiti a tassi bassissimi dalla Bce e aiuti di Stato, ma queste somme, in buona parte, sono utilizzate nei giochi finanziari. Ferisce e indigna vedere come questi soldi non siano impiegati per rimettere in moto l´economia locale. L’autoritarismo gestionale di capitali non propri, ma di cui però si dispone a proprio grado e piacimento, è diventato inconcepibile e fastidioso. E´ venuto il momento di dirlo forte e chiaro: gli istituti finanziari devono rimettere nel circuito economico sano le somme che hanno ricevuto altrimenti su di essi ricadranno le responsabilità della desertificazione economica».