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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 757
VITTORIA - 24/02/2013
Attualità - I genitori chiedono scusa per i loro figli, ma la scuola vuole punire i responsabili della bravata

"Chi odia la prof". In 10 cambiano scuola

Il fatto si verificò nel 2011 ma è venuto alla luce il 2 febbraio scorso. In 10, venuti meno i rapporti di fiducia con la scuola, hanno chiesto il nulla osta per lasciare il comprensivo «Pappalardo» e andare alla Don Milani
Foto CorrierediRagusa.it

Una classe dell’Istituto Comprensivo «Pappalardo» (ex scuola media G. Matteotti) si svuota e un’altra della Don Milani si riempie. Dieci ragazzi su 25 chiedono il nulla osta per andare alla Don Milani e l’ottengono nell’arco di 24 ore. E il caso, complice le diavolerie di facebook e i danni sociali che sta provocando se usato incoscientemente, rischia di esplodere anche a livello giudiziario.

I genitori degli alunni hanno chiesto al provveditore agli Studi di Ragusa di intervenire allo scopo di verificare i fatti ed eventualmente svolgere un´indagine per quanto accaduto nell’Istituto scolastico. I fatti si sono verificati nel 2011 ma sono emersi solo il 2 febbraio scorso. I genitori, dopo avere invitato il dirigente scolastico a fare intervenire eventualmente anche la Polizia postale, vista l´impossibilità di intraprendere un rapporto sereno tra i ragazzi e la scuola, hanno deciso di trasferire i loro figli in un altro istituto scolastico.

I protagonisti della vicenda sarebbero 3 ragazzi di una terza classe del Comprensivo ad indirizzo musicale della «Pappalardo», che all’epoca del fattaccio avevano all’incirca 12 anni e che a settembre saranno pronti per transitare nella scuola superiore. I 3 avrebbero creato su facebook un «gruppo chiuso» denominato «Per chi odia la prof…» sperando di ricevere commenti positivi o negativi nei confronti della professoressa che allora svolgeva un’ora di lezione in quella 1 classe. Tre commenti sarebbero finiti nel gruppo: «La odio»; «la odio anch’io»; «mi piace». Della bravata infantile non si seppe più nulla fino al 2 febbraio scorso. Quando alcune professoresse avrebbero chiesto ad alcuni ragazzi di riaprire il profilo facebook dai computer dell’istituto con le password degli alunni per leggere il frasario finito dentro quel gruppo chiuso. Stampato il documento, prima di rimuovere il gruppo dal web, sarebbe iniziata da parte dei docenti, compresa la professoressa «odiata» (a detta di qualche genitore), un’azione «persuasiva» verso gli alunni della classe 3 al fine di raccogliere gli elementi di rilievo di quell’episodio verificatosi due anni prima. In caso di reticenza, ci sarebbe stata la denuncia alla Polizia postale, uno/due giorni di sospensione e il 6 in condotta per 18 alunni a fine anno.

E’ di questi giorni lo sfogo di qualche genitore dei ragazzi «incriminati», fino alla settimana scorsa all’oscuro di tutto, venuto a conoscenza del caso grazie al comportamento inquieto e preoccupato manifestato dal bambino a casa. A questo punto la notizia dell’improvviso cambio di istituto di 10 ragazzi non passa più inosservata e finisce alla stampa. La scuola vuole i nomi di tutti i responsabili della bravata, e chi non parla è considerato un omertoso passibile di una dura condanna.

I genitori dei ragazzi avrebbero tentato una mediazione con le docenti e con il preside, pronti alle scuse alla professoressa finita sul gruppo facebook, ma la fermezza della stessa e della scuola nel perseguire la punizione, avrebbe indotto 10 genitori a chiedere il nulla osta (accettato) e a trasferire i loro figli alla Don Milani. Il caso, sia pure da considerare e valutare in rapporto all’età di bambini che frequentano la scuola dell’obbligo, riapre il dramma del significato di internet e dell’uso che i nostri figli ne fanno di giorno e, purtroppo, anche di notte.

L’episodio ricorda alla lontana quel film-capolavoro «Scient of a Woman-Profumo di donna» magistralmente interpretato da Al Pacino, in cui il giovane Charles Simms, innocente ma reticente per non denunciare i veri colpevoli di una bravata (figli di papà e quindi intoccabili) contro il preside della prestigiosa Baird School di Boston, venne salvato dall’arringa del colonnello cieco Frank Slade (Al Pacino), intervenuto in «loco parentis» in difesa del giovane sotto processo.


TROPPA RABBIA E TROPPE PAROLE....
28/02/2013 | 12.22.53
KATIA

Io penso che se si fosse instaurato un altro tipo di approccio, tra docenti e genitori, sin dall´inizio di questa vicenda forse non si sarebbe giunti fin qui.... Ci sono state troppo "parole sbagliate", troppa rabbia e si è perso il senso del "DIALOGO CIVILE E SERENO " da entrambe le parti.....ma comunque in tutto questo sono sempre i "piccoli", in questo caso i "ragazzi" ad avere la peggio o forse in questo caso il meglio... speriamo che si riescano ad ambientare bene in questa nuova scuola a soli 3 mesi dagli esami... sono dei bravi ragazzi e meritano il meglio... coraggio ragazzi ce la farete sicuramente !!!!! IN BOCCA AL LUPO!!


Gli alunni che non debbono odiare
26/02/2013 | 22.22.27
Tonino

Rispondo a Grazia.
Sono i professori che debbono crescere!
L’episodio in questione risale al giugno 2011 e si sa quanto i ragazzi maturino in due anni. D’altra parte l’odio è un sentimento, come l’amore, l’antipatia, la simpatia e non mi risulta che qualcuno sia stato mai condannato per aver detto «ti odio»; una frase puerile che dimostra che è stata espressa da ragazzini di undici anni. Piuttosto sarebbe opportuno che la professoressa riflettesse e cercasse di capire, con umiltà, perché 19 alunni hanno pensato di scrivere queste frasi su di lei; forse, se avesse il buon senso di fare autocritica, troverebbe la risposta ma, ancora una volta, non ha capito che quando si rifiutano le scuse sincere e spontanee dei ragazzi, non si fa altro che interiorizzare in loro questo sentimento che, sono certo, è diventato indifferenza e antipatia per non aver voluto «perdonare» una sciocca trovata di molto tempo fa.
Giusto che la Scuola organizzi dei Corsi di Informazione per gli alunni, in modo da far capire loro l’importanza di un uso responsabile dei nuovi strumenti tecnologici (cosa che ha subito fatto nella classe in questione) ma è indispensabile che organizzi anche dei Corsi di Formazione per i docenti, bisognosi di aggiornarsi sulle nuove strategie educative, per non restare ancorati al passato, quando si puniva con l’olio di ricino.
E’ anche per questo che la Scuola italiana si trova agli ultimi posti a livello mondiale.


sono tutti educatori!
25/02/2013 | 11.59.40
grazia micieli

Rispondo a Giovanni. Certo, criticare è legittimo ma non lo è offendere nascondendosi dietro uno "scherzo". Credo che i professori avrebbero fatto meglio ad ignorare una simile critica che ha tutto l´aspetto di una derisione. Il vantaggio sarebbe stato di non interloquire con i genitori che hanno educato simili figli. Ma qual è stata la risposta di tali genitori? Trasferire i figli ad altra scuola per evitare loro il 6 in condotta (si può dare anche 5)e l´onta di un´espulsione. Concludo: chi deve crescere? I professori o i genitori?


ai, ai, ai, cari genitori
24/02/2013 | 18.02.31
nino

cari genitori, mi rammarica molto la scelta di aver fatto cambiare scuola ai bravi ragazzi.

be magari era meglio una punizione esemplare, come i vecchi tempi!
che brutto mestiare fare il genitore oggi, al tempo di fecebook e internet!

attenti colleghi genitori, stiamo vicino ai nostri figli, cerchiamo di dedicargli più tempo, ma di quello vero, stiamo assieme a loro.


I professori a volte diventano dei bambini
24/02/2013 | 13.36.01
Giovanni

Penso che da sempre a tutte le età,gli studenti non amano molti i professori e li criticano,non vedo casa cambia farlo a voce o scriverlo,i professori di quella scuola sono persone ignoranti a 50 anni non ti puoi mettere contro dei bambini perchè scherzano tra loro...di sicuro dopo il gesto dei professori gli alunni non cambieranno idea anzii...finitela e crescete professori