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VITTORIA - 03/02/2013
Attualità - L’incuria e l’insipienza hanno devastato ciò che di buono restava della struttura

Piscina distrutta: danni per un milione

Il sindaco Nicosia scrive all’assessere Vanchera, a Crocetta e accusa li liquidatore Maria Bellia
Foto CorrierediRagusa.it

Era il pregio della città, il fiore all’occhiello di un territorio ipparino arido di strutture pubbliche, piuttosto ricco di vandalismo e di inciviltà; oggi la struttura di cui parliamo è la vergogna di Vittoria: la piscina Terranova, quella che portò Luca Marin (nella foto con il sindaco Nicosia) a gareggiare per le olimpiadi di nuoto e ad appendere al collo qualche medaglia di valore. Il sindaco Giuseppe Nicosia, dinanzi all’ultimo scempio rilevato lo scorso 18 gennaio, ha diffidato il commissario liquidatore della piscina, Maria Bellia, a revocare il bando di vendita di un bene comunale. Ha informato dello scempio l’assessore alle Attività produttive Linda Vancheri, il commissario liquidatore Maria Bellia e il presidente della Regione Rosario Crocetta.

Per dare un quadro esatto di come si presenta oggi la struttura sportiva, basta riportare integralmente un passaggio della nota che il sindaco ha inviato all’assessore regionale Linda Vancheri e a Crocetta: «Oltre al tetto sfondato, sono stati riscontrati gravi danneggiamenti agli infissi, alle opere impiantistiche e alle stesse recinzioni; danni derivanti da assenza di custodia, omessa manutenzione, atti di vandalismo e trafugamento di tutte le attrezzature e suppellettili. L’assunzione di custodia, le recinzioni divelte, i fili dell’impianto elettrico non protetti e i cancelli pericolanti fanno emergere, oltre alla semi distruzione della struttura, un evidente pericolo per la pubblica e privata incolumità, nonché problemi di sicurezza e, pertanto, ho disposto ai competenti uffici di questo Comune di emettere le relative ordinanze per la messa in sicurezza della struttura».

Se fosse collocata in una zona di guerra, diremmo che la piscina Terranova sarebbe stata centrata e devastata da un ordigno bellico, invece si trova a Vittoria, in zona «Forcone» e il danno che viene descritto nella nota si sarebbe compiuto nell’arco di 12 mesi, scoperto nell’ultimo sopralluogo effettuato lo scorso 18 gennaio 2013.

Adesso siamo in presenza di un contenzioso giudiziario dall’esito imprevedibile, che farà lievitare danni e perdite stimati già per oltre un milione di euro. A questo punto l’intervento della Regione diventa sempre più urgente: «Al fine di evitare- scrive il sindaco- l’aggravarsi dei danni alla proprietà del Comune. Si ricorda, infatti, che ai sensi dell’articolo 3 della convenzione, con l’avvenuto scioglimento della cooperativa la proprietà dei manufatti ritorna al Comune, ma la gestione liquidataria ha danneggiato in misura gravissima la struttura che, seppure vetusta e bisognevole di manutenzione, fino al febbraio 2012 era tuttavia funzionante e avrebbe avuto anche un valore residuo, come - tra l’altro - avevamo offerto. Oggi si presenta con un danno stimato in oltre un milione di euro e – soprattutto – pericoloso per la collettività. Appare evidente, quindi, non solo il danno arrecato ai creditori della cooperativa, non accettando – il liquidatore - la prima offerta avanzata dal comune di Vittoria, ma oggi un ulteriore danno a questo Comune, con la progressiva distruzione di un bene che già da tempo avrebbe dovuto essere trasferito nella disponibilità dell’Ente».


Prevenire è meglio che curare
03/02/2013 | 11.06.37
Il Criticone

Adesso bisogna spendere un milione di euro per aggiustare tutto, questo da un primo e sommario conto. Ma perchè nessuno ha pensato alla sua custodia? Anche a voler spendere 100.000 € per anno, per una vigilanza affidata a 4 persone in turni avvicendati, non solo si sarebbe risparmiato sui danni, ma avrebbero potuto dare del lavoro a 4 padri di famiglia. Adesso si fanno proclami e si indirizzano lettere di sdegno ai quattro poli. Mi pare vergognoso che si sia lasciata deperire una tale struttura lasciandola ai vari vandali che in quella zona di Vittoria non mancano di certo.