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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:53 - Lettori online 1210
VITTORIA - 11/12/2012
Attualità - I 3 produttori agricoli proseguono con lo sciopero della fame

A digiuno da 8 giorni per crisi agricoltura

Dicono di non volere mollare la protesta fino a quando il governo e le istituzioni si facciano vivi
Foto CorrierediRagusa.it

In piazza Calvario, a Vittoria, 3 produttori fanno lo sciopero della fame da oltre una settimana perché le istituzioni hanno abbandonato l’agricoltura al loro destino. Tano Malannino, Tonino Messinese e Maurizio Ciaculli fisicamente reggono nonostante si nutrano solo di acqua, caffè e tè e sigarette per soddisfare il vizio del fumo , ma il sindaco Giuseppe Nicosia chiede all’Asp 7 di monitorare continuamente lo stato di salute degli scioperanti.

I 3 dicono di non volere mollare la protesta fino a quando il governo e le istituzioni si facciano vivi affrontando il nodo della distribuzione del reddito: troppi soldi in favore della speculazione mentre i produttori muoiono di fame per le troppe spese e i pochi ricavi. In verità ieri mattina il leader del gruppo, Malannino, ha ricevuto l’invito a presentarsi in Prefettura per essere ricevuto dal rappresentante del Governo Annunziato Vardè. Lì ha trovato anche il vice questore vice Maria Fazio il colonnello della Guardia di finanza Francesco Fallica e il maggiore dei Carabinieri Alessandro Coassin. Un incontro iniziato alle 16,20 e terminato alle 18,20, con l’impegno del prefetto di relazionare quanto sta accadendo a Vittoria ai organi di Governo e ai presidenti delle Commissioni agricoltura di Camera e Senato. Sospendete intanto lo scioperto, ha chiesto il prefetto Vardè, ma Malannino pur apprezzando la solidarietà ha declinato l’invito.

"Pensate che l’occupazione complessiva delle aziende associate è di circa 3.000 unità stagionali ed il valore della produzione commercializzata è di 45 milioni di euro (dati 31/12/2011). In Sicilia non è posisbile fare sviuppo nonostante la buona volontà dell’impresa in un momento così critico".

La crisi agricoltura si arricchisce di un altro paradosso. Un altro imprenditore agricolo, Luciano Caruso, direttore di Abiomed, la più grande organizzazione di produttori della Regione Sicilia con oltre 120 soci che coltivano circa 1.200 ettari di terreni e producono, secondo gli standard global gap la migliore ortofrutta (qualitativa, gustativa e salutistica) presente in tutta la rete distributiva italiana ed europea (Germania, Francia, Repubblica Ceca, Polonia, Danimarca, Svezia e Norvegia), non può beneficiare di un aiuto finanziario nazionale di un milione e 200 mila euro, concesso sulla base ai Regolamenti Comunitari n° 1234/07 e n° 543/11, finalizzato ad investimenti strutturali. Perché? "Perché- dice Luciano Caruso- gli istituti bancari non hanno concesso la linea di credito all’uopo richiesta".

Le somme, dopo l’autorizzazione della Commissione Europea, sono in corso di accreditamento dal MEF ad Agea e quindi non c’è alcun rischio che le stesse non possano essere rimborsate e interessano le Organizzazioni di Produttori delle Regioni Sicilia, Campania, Valle d’Aosta, Marche e Molise. Quindi trattasi di un’operazione creditizia senza alcun rischio, assistita fra l’altro da procura irrevocabile all’incasso con notifica giudiziaria.

"Abiomed -conclude Caruso- non ha la possibilità di poter anticipare tali importi, in considerazione del fatto che già è fortemente esposta nei confronti dell’erario per Iva di 350.000 per l’anno 2011 e per l’esercizio corrente ha già maturato un ulteriore credito, al netto delle compensazioni, di circa 300.000 euro per effetto della diversa applicazione d’iva sugli acquisti al 21% e sulle vendite al 4% ed operazioni esenti per l’esportazione".