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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:04 - Lettori online 1611
VITTORIA - 08/12/2012
Attualità - Gaetano Malannino non è nuovo a iniziative eclatanti

Agricoltura: prosegue sciopero della fame

Dal ministero nessuna chiamata per chiedere informazione e neanche dalla Prefettura di Ragusa è giunto un segnale di apertura Foto Corrierediragusa.it

La parola d’ordine è resistere fino a «quando la politica produrrà un documento che riconosca l’azienda agricola soggetto insostituibile e patrimonio sociale. La Regione siciliana deve continuare a produrre ricchezza agricola». Da 3 giorni tre agricoltori si cibano di sola acqua, sigarette, tè e caffè senza zucchero. Sorretti dalla solidarietà di molti esponenti politici locali e di qualche partito, ma ignorati dalle istituzioni che contano. Dal ministero nessuna chiamata per chiedere informazione e neanche dalla Prefettura di Ragusa è giunto un segnale di apertura, almeno per capire le istanze che motivano Gaetano Malannino, Tonino Messinese e Maurizio Ciaculli a vivere dentro una tenda montata in piazza Calvario senza toccare cibo, se non le bevande che abbiamo sopra citato.

«Non è una questione locale- afferma Tano Malannino, leader del movimento Altra Agricoltura e del gruppo- ma nazionale. Vittoria è la base di partenza. Non mangiamo per sostenere l’agricoltura locale ma vogliamo portare all’attenzione del governo la crisi che investe tutti i settori. Al silenzio delle istituzioni, finora si è contrapposta la solidarietà del Pd, Italia dei valori, il sindaco Giuseppe Nicosia, il commissario della Provincia Giovanni Scarso, Sel, Rifondazione comunista, Pdl, il Mis, tanti consiglieri comunali: insomma molti soggetti che a titolo personale ci hanno fatto sentire la loro vicinanza. Ma noi vogliamo vedere quelli istituzionali. Ora aspettiamo la visita di delegazioni di altre regioni».

Per Malannino il gruppo che protesta si trova in una situazione di non ritorno. Ora o mai più, perché l’agricoltura sta morendo. E se crolla questo sistema, che bene o male ha garantito qualche posto di lavoro, l’alternativa è il rischio rivoluzione.

Gaetano Malannino non è nuovo a iniziative eclatanti per sostenere l’agricoltura. Negli anni passati è stato protagonista di numerose manifestazioni in favore dei produttori, l’anello più debole facilmente schiacciato dalla commercializzazione e dalla grande distribuzione. Ma a tanto non si era mai arrivati. Fino a quando potrà durare? «Fino a quando non arriverà quel documento di cui parlavo in premessa; a meno che qualcuno di noi non sia costretto a ricorrere all’ospedale per non morire di fame. Siamo determinati a tutto».

Il messaggio che Malannino, Ciaculli e Messinese hanno inviato a Roma è chiaro. Le proposte sono molte, ma la prima, quella che sintetizza tutto in modo chiaro, dice che «si deve rivedere il circuito di distribuzione del reddito. Negli anni passati- ammette Malannino- il reddito veniva diviso in 3 parti uguali, un terzo alla commercializzazione, un terzo alla trasformazione e un terzo alla produzione. Adesso invece i 2/3 se li prende la commercializzazione, e 1/3 la trasformazione. La politica deve avere il coraggio di togliere il reddito che finisce alla speculazione».