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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 19:51 - Lettori online 945
VITTORIA - 10/11/2012
Attualità - Incontro organizzato nella sala convegni della Fiera

Dibattito Emaia sul credito

Confronto sulle difficoltà delle famiglie tra Cna, Camera Commercio, Confesercenti e Confindustria
Foto CorrierediRagusa.it

Fra gli incontri-dibattito che ci sono stati all’interno della Fiera emaia, quello sull’ «Accesso al credito, famiglia e imprese: quale futuro» è stato sicuramente molto interessante. All’appuntamento, promosso dalla Città di Vittoria e dalla Fiera Emaia, sono intervenuti: Giorgio Stracquadaino, responsabile Cna Vittoria; Sandro Maria Gambuzza, presidente della Camera di Commercio di Ragusa; Massimo Giudice, presidente della Confesercenti della provincia di Ragusa; Salvatore Cascone e Giusy Migliorisi, rispettivamente, vice presidente e direttore di Confindustria Ragusa. La riunione, introdotta da Giovanni Denaro presidente Fiera Emaia, è stata moderata dalla giornalista Giovanna Cascone.

Per Denaro, «non ci deve essere competizione tra gli istituti di credito. I soldi vanno prestati a chi non li ha. Non a chi può farcela senza aiuti. La verità è che occorre investire nell’innovazione. Ma, al contempo, è necessario fare aggregazione». Secondo Stracquadaino, «l’approccio è diverso tra le categorie. Mutualistico o di solidarietà nei confronti delle imprese. La verità è che la grande impresa in Italia non esiste. La grande finanza ha colpito le imprese che soffrono. Le banche hanno trascurato il loro compito principale. Hanno raccolto i loro soldi ma non li hanno reinvestiti. Si sono occupate di finanza. Hanno solo cercato di fare denaro. Gli esempi, clamorosi, sono costituiti dagli investimenti nei cosiddetti «derivati».

Per Migliorisi, «le risorse devono essere ottimizzate. Ma il problema vero resta la mancanza di cultura d’impresa. Non siamo riusciti a confrontarci con il mondo produttivo internazionale».

Gambuzza vuole puntualizzare un aspetto. «In provincia di Ragusa – afferma – sono 34.000 le imprese. Di cui, 5.000 sono società di persone; 4.000, sono società di capitali; 25.000 sono le imprese individuali. Questo è il modello ibleo. Che ha fatto della nostra provincia, la provincia «babba», un esempio da seguire in tutto il territorio siciliano. Per cui, mi chiedo a che serva parlare di grande impresa nella terra ragusana. Non solo è velleitario. È, soprattutto, improduttivo».

Secondo Denaro, «come sottolinea giustamente Gambuzza, nel nostro territorio la microimpresa è essenzialmente agricola. E, bloccandosi quel comparto, si blocca l’intera economia iblea. Per cui, ritengo si debba ripartire da lì. Se manca la liquidità al mondo dell’agricoltura manca l’ossigeno all’intero sistema produttivo ibleo».

Per Cascone, «Denaro ha ragione. Il settore primario sta soffrendo. Le nostre aziende hanno perso troppi treni. Va ripensato un nuovo credito agevolato per le imprese agricole».

Secondo Giudice, «l’unica possibilità per il rilancio delle nostre imprese risiede nei fondi ministeriali ed europei. È in quel contesto che bisogna entrare. Il resto mi pare solo demagia. Il problema vero è che l’87% dei soldi dell’Unione europea destinati alla Sicilia tornano indietro perché non si riesce a spenderli».

La conclusione di Denaro rappresenta un vero e proprio monito. «Bisosogna salvare le aziende. E le organizzazioni di categoria, per riuscirvi, a mio avviso devono puntare su due aspetti: lavorare sui consorzi fidi; e informare le imprese sulle reali opportunità di crescita nel territorio».

Nella foto in alto, i partecipanti al dibattito