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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 0:33 - Lettori online 634
VITTORIA - 29/12/2007
Attualità - Vittoria - Condizioni di lavoro e di attesa disumane

Condono dei tributi o calvario?
Vittoriesi in fila e dipendenti
stressati in uno stanzone

E’ caos ogni giorno in via Cialdini Foto Corrierediragusa.it

Condizioni di lavoro disumane per i dipendenti e di attesa allo sportello per i contribuenti. Uno stanzone di circa 20 metri quadrati per accogliere centinaia di contribuenti vittoriesi che fanno la fila per pagare il condono dei tributi che scade il 31 dicembre 2007.

Contribuenti vittoriesi e dipendenti della Serit al macello. In via Cialdini, 93, negli uffici della Serit spa, dove 400- 500 persone al giorno fanno calca dalle 6 del mattino alle 14, in attesa del turno che comincia sul marciapiede e finisce dentro lo stanzone. Aspettano all’impiedi per regolarizzare il condono del sisma ’90 e quello dei tributi comunali.

E’ caos ogni giorno in via Cialdini. E così sarà fino al 31 dicembre. Preoccupato per come stanno andando le cose, l’assessore ai Tributi Paolo Monello ha chiesto ai dirigenti della Serit spa di aprire anche il pomeriggio di sabato 29 dicembre.

"La concomitante scadenza del pagamento agevolato dei tributi locali e di quello relativo al sisma del ’90 sta creando code interminabili agli sportelli ? ha dichiarato l’assessore- Pertanto, un pomeriggio in più garantirebbe un più celere e ordinato smaltimento delle procedure". Le condizioni di lavoro dei dipendenti della Serit e dei contribuenti che devono regolarizzare sono, in una sola parola, disumane. Neanche da Terzo mondo.

Uno stanzone con ai lati due vetrate blindate, 4 dipendenti che non hanno il tempo d’andare in bagno, un dirigente che fa conteggi in una stanza all’interno, e centinaia di persone che attendono fuori e dentro, incolonnati in fila ai piedi di un cantiere edile. Ogni tanto si sente una bestemmia, un’imprecazione, una maledizione contro il sistema e quel disagio provocato dal cantiere edile. Già, cantiere edile, perché proprio in questo momento la facciata dello stabile che ospita la Serit è in rifacimento. Ponteggi, muratori, calce, impasto e clienti convivono armoniosamente.

A garantire l’ordine pubblico, un povero vigilante, che si distingue dai contribuenti per la divisa che indossa e la pistola alla cintola. Cinque impiegati per 400 persone al giorno sull’orlo di una crisi di nervi. E il telefono che squilla in continuazione fino a quando il fax risponde a chi ha la pretesa di regolarizzare la sua posizione via cavo! L’assessore Monello chiede di aprire la Serit anche sabato pomeriggio.

Potrebbe andare bene, ma non è il pomeriggio del sabato la panacea dei guai della Serit. Oltre all’apertura straordinaria, in futuro servirebbero uffici migliori, più capienti e dotati di maggiori confort, almeno un bagno per chi non ce la fa ad attendere un paio d’ore all’inpiedi, il doppio del personale almeno in questo periodo di scadenza e un servizio di vigilanza più robusto ed efficiente. Non dimentichiamo che la Serit è stata già oggetto di tentativo di rapina a mano armata.

La parola d’ordine è «incassare», ma nessuno si preoccupa dei cittadini che devono pagare e di coloro che devono riscuotere. E un consiglio a noi stessi, vittime di un male cronico da cui non guariamo. Evitiamo di correre alla cassa all’ultimo giorno utile di scadenza.