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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 514
VITTORIA - 08/12/2007
Attualità - Vittoria - La città trascinata nel fango dall’articolo de La Repubblica

Alleanza Nazionale chiede
le dimissioni del sindaco Nicosia
per le sue "amicizie equivoche"

Invocata la visita della Commissione Antimafia.
Una bufera mediatica si è abbattuta sull’amministrazione
Foto Corrierediragusa.it

In via Principe Umberto, 12 Saverio La Grua, Carmelo Incardona, Giovanni Moscato, Nino Nicosia, Marco Greco e Francesco Trama, con il supporto di Sebastiano Failla, chiedono le dimissioni del sindaco Nicosia "per le sue amicizie con persone che hanno precedenti e per le liste elettorali formate a suo tempo. Chiediamo anche la visita della Commissione parlamentare Antimafia per far chiarezza sulle vicende emerse al mercato ortofrutticolo".

Vittoria è di nuovo nel fango dei sospetti e nell’occhio del ciclone. Una bufera che si abbatte contro l’amministrazione comunale. Il sindaco si difende e attacca contro le accuse che gli provengono dai media nazionali e Alleanza nazionale, come scritto in apertura di articolo, chiede le sue dimissioni e la visita della Commissione Antimafia. Attacchi e difese, nel corso di due conferenze stampa.

Di mattina a palazzo Iacono (nella foto un momento dell´incontro); nel pomeriggio nella sede di An, con i dirigenti locali a soffiare sul fuoco delle polemiche. Il sindaco chiede che a "far parte della Commissione di mercato, istituita mesi fa, formata da tutte le rappresentanze produttive, istituzionali e sindacali della città, per verificare se esiste mafia e irregolarità, venga a presiedere una volta al mese Francesco Forgione, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata e mafiosa. Non Severino Santiapichi, già pensionato, o Peppe Lumia, di parte in quanto dello stesso partito del sindaco, ma Forgione, che è comunista, partito che conosce bene il mercato sin dalle origini e da quando a Vittoria c’era solo il Pci".

A palazzo Iacono c’è il pienone delle grandi occasioni. Consiglieri comunali della maggioranza, assessori, quelli dell’area «22», l’esperto del mercato Claudio Sassi, il presidente dell’Antiracket Riccardo Santamaria, Gaetano Malannino del Foro contadino, l’associazione culturale «La Radice» e, con grande stupore, il segretario provinciale dei Ds Giuseppe Digiacomo. Nelle ultime file, un ispettore e un paio di poliziotti della giudiziaria che ascoltano e annotano.

Presente anche il sindaco di Comiso Giuseppe Digiacomo che nella qualità di segretario Pd si divide in due per non fare particolarità: Margherita e Ds. "Partecipo a tutte le conferenze stampa. Anche a quella dei Ds. Sono amico di Nicosia e della città di Vittoria, per le mie origini, e rimango indignato di fronte a un attacco così violento".

Nicosia ha molte cose da dire. Che divide in 3 capitoli per non fare confusione. Primo, "d’accordo con i sospetti d’illegalità. Il mercato è stato da decenni preso di mira dalla criminalità, che è presente dove c’è ricchezza. Ho chiesto l’esercito, ho dato mandato all’ufficio legale di incrementare i controlli, ho chiesto di indagare anche per la mia amministrazione".

Secondo, "sono stati offesi tutti i produttori e gli operatori del mercato ortofrutticolo. Accanto a centinaia di disonesti, ci sono migliaia di lavoratori onesti che non meritano questo disonore. Abbiamo avuto difficoltà a vendere gli ortaggi dopo quella trasmissione di Vespa, ne avremo ancora di più oggi. La merce che esce da Vittoria non è di «cosa nostra», chiedo alla Magistratura che si faccia luce, perché qualcuno dovrà pagare i danni arrecati alla città".

Terzo, quello che lo ha "tagliato nelle carni", il caso personale. Le sue amicizie «compromettenti» con gente che ha avuto qualche problema con la giustizia e che gli gironzola ancora attorno fuori e dentro il comune. "Il comune è il primo presidio della legalità- dice il sindaco- ancor di più da quando ci sono io".

E i chiacchierati, che prima erano in lista per le elezioni e che adesso lavorano al comune? "Ci siamo dichiarati parte civile nei processi contro mafiosi, killer e tutti i condannati dei clan Piscopo e Mammasantissima. Con grande rischio di chi firma gli atti, perché sapete che toccare l’economia dei mafiosi è come toccare la corrente elettrica. Riguardo a quelli che dicono essere le mie guardie del corpo?

Di Stefano ha avuto il 416 bis e qui c’è l’atto di citazione con il quale il Comune chiede 50 mila euro di risarcimento danno. Riguardo a Raffaele Di Pietro, è un mio conoscente, ha avuto una disavventura giudiziaria ma si sta rimettendo sulla retta via. E’ beneficiario di una borsa lavoro col comune per 3 mesi. Poi basta. Non vorrei pagare le conseguenze per aver dato lavoro a persone che hanno avuto problemi.

Chiederò alle forze di polizia se questi hanno ancora legami con la malavita e in tal caso non rinnoverò le borse. Il 18 dicembre incontrerò il pm Fabio Scavone in un processo a Catania e chiederò personalmente a lui di fare luce e di darmi notizie e novità. Vi ricordo che ricevo segnalazioni dal Tribunale e dal Sert per dare lavoro a tossici e gente che ha lasciato il carcere".

Da dove è partito questo attacco alla città, si chiedono in tanti nella sala? In sala un intellettuale che conosce anche la storia del Rinascimento sibila appena: "Agnosco stilum", che tradotto dalla frase latina di fra Paolo Sarpi, dice "riconosco lo stiletto".