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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 479
SIRACUSA - 14/10/2013
Attualità - I 18 prelati hanno firmato un documento di denuncia e di speranza perchè si cambi

I vescovi siciliani: "No ad ipocrisie su immigrazione"

"Di fronte a tanto dolore, che sembra non aver fine, occorre cambiare atteggiamento a partire dalle nostre comunità e coinvolgendo quanti si sentono interrogati da questa sfida umanitaria" Foto Corrierediragusa.it

I vescovi delle diocesi di tutta la Sicilia (nella foto) hanno lanciato un messaggio di speranza e di solidarietà a conclusione della loro sessione autunnale che quest´anno si è tenuta a Siracusa nel 60° anniversario della lacrimazione. I recenti fatti luttuosi avvenuti sulle coste siciliane ed a Lampedusa, che hanno causato centinaia di morti, hanno indotto i vescovi ad interrogarsi su quella che Papa Francesco ha definito: "globalizzazione dell’indifferenza che ci rende tutti «innominati», responsabili senza nome e senza volto». E di fronte a tanti morti hanno rivolto rivolgere una parola accorata ai fedeli e alle persone di buona volontà.

Recita il documento firmato dai 18 vescovi siciliani: "Questi morti, e le migliaia che negli anni sono stati travolti in queste acque, chiedono verità, giustizia e solidarietà. È ora di abbandonare l’ipocrisia di chi continua a pensare che il fenomeno migratorio sia un’emergenza che si auspica ancora di breve durata. La consapevolezza che spregiudicati criminali speculano sul dolore di persone in fuga dalle persecuzioni e dalle guerre non può far pagare a questi ultimi la malvagità dei mercanti di morte. Il grido di aiuto e la domanda di soccorso non possono lasciare freddi o indifferenti noi e quanti, per cultura e per sensibilità, sentiamo forte a partire dal Vangelo il senso dell’accoglienza e del dialogo.

La gente di Lampedusa, alla quale va la nostra gratitudine e la nostra ammirazione per l’instancabile apertura di cuore nei confronti di quanti hanno cercato approdo tra loro, ha mostrato al mondo il valore e l’efficacia dei gesti semplici e significativi del quotidiano: la vicinanza, il soccorso, il pianto, la collera, la pazienza. E nello stesso tempo ha dimostrato l’inutilità controproducente di talune risposte istituzionali che non hanno contribuito a risolvere il problema, ma anzi hanno moltiplicato il numero delle vittime.

Di fronte a tanto dolore, che sembra non aver fine, occorre cambiare atteggiamento a partire dalle nostre comunità e coinvolgendo quanti si sentono interrogati da questa sfida umanitaria. A tal proposito invitiamo a vivere il prossimo Avvento come tempo di fraternità e di condivisione nella luce del mistero dell’incarnazione".