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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:40 - Lettori online 1346
SCICLI - 24/11/2007
Attualità - Scicli - Il nosocomio sciclitano non sarà accorpato con Comiso, ma opererà in sinergia con il "Maggiore" di Modica

Il "Busacca" non chiude:
si pensa anzi al rilancio.
Ragusa: "Mi autosospendo"

"Basta creare allarmismi in danno della gente su un tema tanto sentito e delicato come la sanità" Foto Corrierediragusa.it

L´ospedale "Busacca" di Scicli non chiude. L´Udc spazza via le voci di un accorpamento del nosocomio con il"Regina Margherita" di Comiso, stigmatizzando la puntuale strumentalizzazione della sanità a scopi elettorali.

"Basta creare allarmismi in danno della gente su un tema tanto sentito e delicatocome la sanità": questo il pensiero dell´onorevole Orazio Ragusa (nella foto) che, assieme al leader ibleo dell´Udc Peppe Drago ha inteso fare una volta per tutte chiarezza sul futuro del "Busacca" che, secondo i due esponenti politici, non sarà affattoridimensionato, ma anzi rilanciato.

Se Drago ha assicurato che il partito non permetterà mai la paventata dismissione del nosocomio, favorendo invece la sinergia con il vicino "Maggiore" di Modica, Orazio Ragusa si spinge oltre sostenendo che, in una eventualità del genere, sarebbe disposto a pensare ad una sua autosospensione dalle fila dell’Udc. "Scicli - afferma Orazio Ragusa - è stata attraversata da una ridda di voci sul pesante ridimensionamento del Busacca che è, sicuramente, fomentata anche alla campagna elettorale per le elezioni amministrative ormai iniziata".

La vera idea, secondo gli esponenti dell’Udc, è quella di un piano di rimodulazione e razionalizzazione, condiviso dalle parti sociali, che riguardi rispettivamente i due presidi ospedalieri di Scicli e di Modica e quelli di Comiso e Vittoria. Dunque un vero e proprio potenziamento da cui il Busacca uscirà meglio organizzato divenendo una struttura all’altezza delle esigenze sanitarie odierne.


L’on. Ragusa ha poi diffuso una nota che riportiamo di seguito integralmente:

«Il funzionamento della sanità non può e non deve essere frutto di un calcolo
meramente ragionieristico. Non si può trattare una materia come quella della salute pubblica tenendo semplicemente conto delle necessità contingenti del bilancio nazionale e regionale, trascurando, di converso, i bisogni e le istanze provenienti dalla società civile. Il diritto alla salute è costituzionalmente garantito.
Oggi purtroppo assistiamo ad un approccio, da parte di un certo tipo di politica non condivisibile, che è ben diverso rispetto allo spirito con cui i Padri costituenti avevano inteso tutelare quel «diritto alla salute» che spetta ad ogni cittadino.Quello spirito che è il nostro faro nell’approccio a questa complessa problematica.

Il governo della sanità viene affidata a dei tecnici che, nella maggior parte dei casi, hanno una formazione diversa da quella medica. Così a fronte di costi altissimi per tutti i cittadini ci troviamo ad avere, spesso, servizi di qualità scadente o comunque non all’altezza dei costi che l’intera collettività deve sostenere, nonostante l’impegno eccezionale profuso da tutto il personale medico e paramedico che spesso deve sopperire alle carenze organizzative.

Gli effetti di queste gravi distorsioni del sistema si ripercuotono, dunque, sull’intero sistema sanitario nazionale e, in questo caso, regionale. Tagli ingiustificati, chiusura di reparti e sin anche dismissioni di intere strutture ospedaliere; ciò non significa che vi sia un calo delle richieste di assistenza medica, anzi accade l’opposto, ma sicuramente vi è un pesante ed ingiustificabile calo della qualità dei servizi erogati ai cittadini.

Sono difficoltà immediatamente visibili, come le lunghe liste d’attesa per le visite specialistiche. Oggi ci troviamo a subire l’ennesima nota dei vari dirigenti di vertice della sanità siciliana secondo cui sono inevitabili nuovi tagli ai posti letto disponibili e accorpamenti di reparti. Ciò non è più tollerabile se il risultato è una penalizzazione dell’offerta sanitaria complessiva. La nostra sarà una contrapposizione netta e forte rispetto ad una ipotesi di questo genere.

I cittadini e la loro salute vengono prima di qualsiasi calcolo ragionieristico, pertanto gli eventuali tagli dovranno essere a carico degli sprechi che appesantiscono il nostro bilancio regionale».