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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 278
SCICLI - 26/10/2009
Attualità - Il popolare attore fratello del più noto showman in visita in provincia

Beppe Fiorello gira uno spot contro la violenza alle donne

L’artista ha appena terminato un tour de force di nove ore, lungo cui ha girato, per conto del Centro Servizi Volontariato Etneo uno spot dedicato alla violenza sulle donne Foto Corrierediragusa.it

«Scicli è un avamposto. A Scicli non si viene per caso. È pulita e silenziosa. Ho sentito attenzione e rispetto. E anche un senso di protezione del centro storico».

Beppe Fiorello (nella foto con il sindaco Giovanni Venticinque) ha appena terminato un tour de force di nove ore, lungo cui ha girato, per conto del Centro Servizi Volontariato Etneo uno spot dedicato alla violenza sulle donne. «Chi ha subito violenza ha paura di parlare, denunciare. Perché denunciare a volte può significare provocare un danno ulteriore. C’è la vergogna, la paura di vivere per la seconda volta la violenza quando se ne parla. Lo spot invita le vittime, ma anche chi, sa, chi ha visto, chi ha intuito, a denunciare, segnalare».

Cento comparse, cento donne, volontarie impegnate nella difesa della dignità della donna, sono piombate a Scicli da ogni parte della Sicilia per partecipare allo spot, destinato a essere veicolato su internet e sui circuiti televisivi regionali. «Attenzione, non c’è un legame tra il luogo, il territorio, e il messaggio. Il tema della violenza è universale, non c’è simmetria tra location siciliana e questione sociale in Sicilia».

Ma non siamo forse una società matriarcale? «Lo siamo stati, in Sicilia, ma rigiro la domanda e chiedo: a quale prezzo le donne siciliane hanno esercitato il potere dentro le mura domestiche, nella gestione dell’economia familiare e dell’educazione dei figli? A quale prezzo? Al prezzo di non avere potere fuori dalla casa».

Lo spot: Beppe Fiorello incontra lungo il quartier Fontana, sui ponti di via Aleardi (location di cui si era invaghito anche Peppuccio Tornatore nel 1999), alcune donne che portano la mano destra alla bocca, per tacersi.

Incuriosito da questa processione muta, le segue, sino a giungere a palazzo Spadaro, sfilando tra i manichini che indossano gli abiti d’epoca del costume siciliano (costumi messi a disposizione dall’associazione culturale L’Isola). Si tratta di manichini, senza testa, senza parola. Come le protagoniste dello spot.

Qui il pay off , lo slogan dello spot, che non sveliamo.

A fine giornata il sindaco di Scicli, Giovanni Venticinque ha fatto omaggio del libro fotografico di Luigi Nifosì sulla città. Erano presenti l’assessore alla cultura Vincenzo Giannone e il presidente del consiglio comunale Antonino Rivillito.

Beppe Fiorello si è intrattenuto con i giornalisti a parlare di cinema e Sicilia, della difficoltà di interpretare in maniera moderna, fuori dagli stereotipi, l’uomo siciliano contemporaneo.

Rivendicando con orgoglio il suo impegno civile. Un film per tutti, «La vita rubata» dedicato all’omicidio di Graziella Campagna, uccisa perché rea d´ aver casualmente ritrovato un´ agendina nella giacca portata nella lavanderia dove lavorava, agenda appartenuta a un latitante.

Se il processo e la condanna hanno avuto luogo a distanza di vent´ anni, anche "La vita rubata", ha avuto un bel po´ di intoppi prima di riuscire ad approdare in televisione. Dice Beppe Fiorello: «Sono molto contento, la famiglia di Graziella è convinta che questa fiction sulla sua terribile storia abbia aiutato il processo. Non tocca a me dirlo, ma se è davvero così ben vengano le produzioni che possono aiutare la giustizia e l´etica. Quel film è stato importante e necessario, per far sì che il mestiere dell´ attore possa contribuire attivamente, e diventare un mezzo di denuncia, per recuperare la verità».

La fotografia dello spot girato a Scicli è di Diego Cimatti, assistito da Alessandro Caiuli.