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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 638
SCICLI - 28/08/2009
Attualità - Scicli: il monumento è stato inaugurato giovedì sera a Donnalucata

Stele in memoria del brigadiere della GdF Lentini

L’amministrazione comunale, accogliendo la proposta delle Fiamme gialle di Ragusa, a distanza di 120 anni, ha voluto ricordare la figura del finanziere, trucidato alla fine dell’Ottocento nella frazione sciclitana, per mano di 11 malfattori Foto Corrierediragusa.it

E’ stata inaugurata giovedì sera, a Donnalucata, una stele commemorativa in ricordo di un sottufficiale della Guardia di Finanza, il Brigadiere Giuseppe Lentini, trucidato alla fine dell’Ottocento nella frazione sciclitana, per mano di 11 malfattori.

L’Amministrazione Comunale di Scicli, accogliendo la proposta della Guardia di Finanza di Ragusa, a distanza di 120 anni, ha voluto ricordare la figura del brigadiere Giuseppe Lentini, denominando in suo nome il tratto di lungomare della Riviera di Ponente in Donnalucata, realizzato nei primi anni del 2000, ed erigendo nello slargo terminale di detto lungomare la stele commemorativa.

A scoprire il monumento alla memoria del brigadiere, nel corso di una sobria ma toccante cerimonia militare, sono stati il Vescovo di Ragusa, S.E. Paolo Urso, il sindaco di Scicli, dott. Giovanni Venticinque, e quello di Marcellinara (CZ), paese natale del militare, dott. Giacomo Scerbo, ed il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Ragusa, Ten. Col. Giovanni Monterosso.

Alla cerimonia erano presenti, inoltre, numerose Autorità civili e militari ed una nutrita rappresentanza di Finanzieri del Comando Provinciale di Ragusa.

NOTE BIOGRAFICHE DEL BRIGADIERE GIUSEPPE LENTINI
Nato a Marcellinara (Catanzaro) il 7 marzo 1844, Giuseppe Lentini, dal maggio all’ottobre 1866, partecipò alla III Guerra d’Indipendenza.

Il l° maggio 1868, si arruolò nell’allora Guardia Doganale, come guardia comune del contingente di terra, destinato alla Divisione di Catanzaro.

Trasferito nel 1872 nel napoletano, fu poi assegnato alla Divisione di Palermo.

Nel luglio del 1873, avendo superato le prove del relativo concorso, il Lentini fu promosso al grado di SottoBrigadiere e trasferito in provincia di Caltanissetta e, poi, di Messina.

Il I° aprile 1885 ottenne il trasferimento in provincia di Siracusa.

Fu, poi, assegnato a San Calogero ed, infine, a Donnalucata dove, dal gennaio 1886, ricoprì l’incarico di Comandante della locale Brigata; incarico che mantenne sino alla data della sua morte, avvenuta il 6 febbraio 1889, per mano di un gruppo di 11 pescatori di frodo.

Nel 1889 la borgata di Donnalucata era sede di un Brigata litoranea della «Guardia di Finanza», composta da un sottufficiale e da sette guardie.

Essendo stati segnalati numerosi casi d’avvelenamento delle acque dell’Irminio sin dal dicembre del 1888, il Brigadiere Lentini, che aveva la fama di astuto ed abile investigatore ma anche di uomo onestissimo ed infaticabile, per il quale la «Legge era Legge» ed il suo rispetto un sacrosanto dovere, intensificò i servizi.

Nella notte fra il 5 ed il 6 febbraio 1889, Giuseppe Lentini e la guardia Domenico Gallo s’avventurarono nelle paludi dell’Irminio ove era stata nuovamente segnalata la presenza di pesce avvelenato.

Le due Fiamme Gialle si appostarono in un capanno di contadini e verso l’alba videro arrivare undici individui, uno dei quali munito di una giara contenente cianuro.

I due finanzieri passarono all’azione, invitando i soggetti a desistere dall’azione criminosa ma mentre il Brigadiere cercava, con le parole ed i gesti, di convincerli a desistere dalla loro azione, uno di essi reagì brutalmente, colpendo Giuseppe Lentini al capo con una mazza.

Il Brigadiere, stramazzato a terra, fu trascinato nelle acque dell’Irminio ed affogato miserabilmente senza alcuna pietà.

Anche il giovane finanziere fu colpito alle spalle con un bastone e legato ad un albero per evitare che lanciasse l’allarme in paese.

La tragica fine del Brigadiere Giuseppe Lentini commosse l’intera cittadinanza di Donnalucata e di Scicli.

Gli autori materiali del misfatto, anche grazie alle testimonianze della guardia Domenico Gallo, furono ben presto assicurati alla Giustizia. Le indagini svolte dai finanzieri portarono, infatti, all’arresto di Luigi Cassibba, di anni 31, ritenuto l’autore materiale dell’omicidio, nonché di tali Giovambattista Nicosia, Giovanni Barone Tanchi, Giuseppe Barone Tanchi, dei fratelli Salvatore e Giovambattista Mangione e di Salvatore Denaro, tutti residenti in Vittoria.

Il Cassibba fu condannato a 17 anni e quattro mesi di reclusione per omicidio e ribellione alla forza pubblica, il Giovambattista Nicosia a soli tre mesi di reclusione per ribellione, mentre gli altri complici furono tutti prosciolti dall’accusa.

Il tragico fatto di sangue fece desistere per sempre i pescatori da quel tipo di pesca e ciò giovò soprattutto all’incantevole fiume ragusano, in difesa del quale s’era speso e sacrificato il prode Sottufficiale.

NOTE TECNICHE SUL MONUMENTO
La stele è stata eretta nella parte centrale dello slargo ed è costituita da un elemento prismatico con base di cm. 100 x 30 ed un’altezza di cm 190, con elementi regolari di calcare arenario, per ricordare il luogo (le cave già di Donnalucata), posti a spina di pesce.

Questo filo conduttore a spina di pesce è stato richiamato per simboleggiare il grado di appartenenza, con i due «baffi» liberi ai lati, ma uniti dall’elemento principale, posto nella parte sommitale della stele, realizzato in bassorilievo di terracotta, raffigurante un grifone, immaginaria figura di ispirazione mitologica che campeggia sullo stemma araldico del Corpo della Guardia di Finanza.

Nel «baffo» superiore sono indicate due date: Λ 1844 e Ώ 1889, che rappresentano le date di nascita e di morte del brigadiere.

Nella parte laterale sinistra è stato posto un gancio utile per allocarvi una corona d’alloro mentre a destra è stata incisa la seguente scritta:

"L ‘Amministrazione Comunale di Scicli
e la Guardia di Finanza di Ragusa
in memoria del Brigadiere Giuseppe Lentini
trucidato il 6 Febbraio 1889
per tutelare le sacre leggi dello Stato
Donnalucata 27Agosto 2009"


La stele, ubicata al centro della piazzetta, non ha basamento in quanto la pavimentazione è parte integrante dell’opera; essa è protetta da quattro piloni in pietra di calcare arenario, per uno spazio di m 2,40 x 2,40 circa, chiusi con catena, sia per segnalare sia per dare salvaguardia alla stele stessa.

Sul pilone di sinistra prende posto un’asta alta mt 5 circa, per ricevere una bandiera e, nel contempo, nella parte sommitale, lo stemma araldico del Corpo della Guardia di Finanza; esso è posto su di un asse girevole a 360 gradi, a simboleggiare che il Corpo agisce su terra, cielo e mare e su tutti i fronti.

Nella stessa asta, ad altezza d’uomo, sono poste 4 canne, una sull’altra, atte a traguardare altrettanti simbolici obiettivi: la casa vicina al molo, emblema di Donnalucata, il campanile della Chiesa, per ricordare il momento religioso, la vecchia sede della Brigata del Corpo della Guardia di Finanza, che all’epoca era nella Torre Dammuso, ed, infine, la foce del fiume Irminio, dove si consumò l’efferato omicidio del Brigadiere Lentini.

Il pilone destro è sormontato da un braciere con fiamma gialla, proprio del Corpo della Guardia di Finanza, poggiato su un trespolo a forma di stella, a simboleggiare la figura e lo status del graduato caduto.

Nella pavimentazione sono inserite due fasce di arenario, con a centro una lastra di acciaio inox larga cm.5, che partendo dalla stele centrale, inglobano il pilone che regge l’asta da una parte ed il pilone che regge il braciere dall’altra, con tratto terminale a mò di tratteggiato, per significare l’infinito verso il mare e verso la terra.

Le lastre di acciaio convergono al piede della stele elevandosi al centro della stessa per dare sempre più forte il segno di mantenerla salda e ben fissa a terra.

(Nella foto in alto il sindaco di Scicli Giovanni Venticinque e il tenente colonnello della GdF Giovanni Monterosso accanto alla stele in memoria del brigadiere Giuseppe Lentini)