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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 672
SCICLI - 19/10/2016
Attualità - Le considerazioni del legale Bartolo Iacono

Avvocato analizza scioglimento Scicli per mafia

Un excursus dell’accaduto tra passato, presente e prospettiva futura
Foto CorrierediRagusa.it

Riceviamo da parte dell´avvocato Bartolo Iacono (foto) del Foro di Ragusa questo articolo riflessione su quanto accaduto negli ultimi mesi al comune di Scicli, con l´inchiesta giudiziaria abbattutasi come uno tsunami sul comune con il conseguente scioglimento del consiglio comunale per mafia, le dimissioni del sindaco Franco Susino indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e poi assolto con formula piena da tutte le accuse. Una contorta vicenda che ha cambiato per sempre la cittadina e non solo. In attesa delle amministrative del prossimo 27 novembre, anche questa circostanza scaturita da quanto accaduto, vi proponiamo integralmente il testo del legale, scritto appositamente per Corriere di Ragusa. Buona lettura.

Una sentenza che rende giustizia a Franco Susino (ed aggiungo a tutta la Città di Scicli). Dell’assoluzione dell’ex Sindaco di Scicli dott. Franco Susino si è oramai scritto e detto abbastanza. Sono state rese pubbliche le motivazioni della decisione assolutoria e sono oramai arcinote, perché sottolineate da tutti i commentatori e dalla stampa (salvo alcune eccezioni magari ancora sotto choc per la delusione), le argomentazioni sul fatto che già con le prime e obbiettive, puntuali e documentate deduzioni della difesa, in sede di indagini, non doveva essere neppure proposta l’azione penale nei confronti di Susino o, ancora, sul fatto che alla luce del materiale raccolto e delle palesi incongruenze dell’imputazione appariva inaudito come l’accusa mossa nei confronti del Susino avesse superato il vaglio dell’udienza preliminare e determinato il rinvio a giudizio dello stesso. Ma a queste considerazioni ne va aggiunta, non molto attenzionata ma non meno importante, un’altra che, da una parte rende ancora più evidente l’ingiustizia che ha subito Franco Susino (che è stato costretto, a seguito di queste iniziative improvvide e inaudite, pure a dimettersi da Sindaco della città, non dimentichiamolo) ma rende merito ed onore ad un Collegio di Giudici che, avvertendo dagli atti del dibattimento la palese ingiustizia sofferta da Franco Susino, hanno ritenuto di fare piena giustizia.

In particolare il Tribunale di Ragusa argomenta dicendo che la nuova qualificazione giuridica dell’associazione criminale diretta dal Mormina da «di stampo mafioso» a «associazione a delinquere» avrebbe automaticamente portato alla assoluzione del dott. Susino in quanto il reato di concorso esterno è configurabile solo nei confronti dell’associazione di tipo mafioso, ma che una simile «automatica « assoluzione, dicono i Giudici di Ragusa, « non sarebbe conforme alla tutela dell’imputato giusta gli artt. 2 e 24 Cost., che deve pertanto prevalere sull’economia processuale.» Per capirci la sentenza si riferisce alla tutela dei diritti inviolabili dell’uomo (art. 2 Cost) ed alla tutela del diritto di difesa inviolabile (art. 24 Cost.)

Da qui la necessità, avvertita dai Giudici, di esaminare in concreto i fatti che hanno portato a processo Franco Susino ed oggetto dell’imputazione che lo riguardava. Le argomentazioni di merito sono oramai note. Ma una in particolare è stata ritenuta centrale in sentenza. Ed è la vicenda che riguarda il licenziamento del Mormina e tutti i rapporti con la ditta Ecoseib che gestiva il servizio raccolta rifiuti a Scicli. Lo scenario di indagine e processuale, infatti, fa perno proprio sul servizio raccolta rifiuti a Scicli e sui rapporti tra Ecoseib e Mormina e tra Ecoseib ed il Comune (scenario peraltro centrale anche rispetto alla vicenda dello scioglimento del consiglio comunale).

Ebbene non hanno mancato di sottolineare i Giudici come il Susino sin dall’inizio del suo mandato e tra i suoi primi atti ebbe ad affrontare, con i funzionari dallo stesso appositamente nominati, la questione della gestione del servizio rifiuti fino a fare emergere incongruenze e disfunzioni, con una serie di contestazioni alla ditta affidataria del servizio e tra queste incongruenze proprie quelle relative al rapporto di lavoro col Mormina. A seguito delle puntuali contestazioni sul punto il Mormina, assieme ad altri, venne licenziato.

Ebbene il Mormina, il presunto capo dell’associazione, almeno in base alla imputazione ed anche alla sentenza, alla quale si diceva che il Susino avrebbe dato un apporto esterno sulla base di un patto di «reciproci favori», come primo atto riceve dal nuovo appena eletto Sindaco i presupposti del suo licenziamento. Insomma, già questa vicenda appare del tutto inconciliabile con il teorema dell’accusa.

Ma, come si ricorda, non solo il dott. Susino fu costretto a dimettersi a seguito delle accuse allo stesso mosse dalla Procura distrettuale di Catania (e questo danno chi lo ripagherà?) ma la vicenda giudiziaria ha dato il via alla procedura di scioglimento del consiglio comunale. E qui si inserisce una ulteriore grave ed irreparabile ingiustizia.

Quella che è stata sin dall’inizio ritenuta dai difensori di Susino come argomentazione centrale a contrastare la assurda accusa mossa dagli inquirenti (la questione del licenziamento del Mormina e la svolta nei rapporti con la Ecoseib), mai presa in considerazione dalla Procura (e liquidata nella requisitoria del Pm con due parole e come irrilevante), ritenuta decisiva però dai Giudici di Ragusa (ma ritengo da chiunque altro avesse avuto un po’ di buon senso) è rimasta fuori anche nel procedimento di scioglimento del consiglio comunale.

La commissione ispettiva composta da tre funzionari dello Stato non ha ritenuto di dovere porre all’attenzione dell’autorità prefettizia la questione omettendo addirittura di farne riferimento. E neppure nella Relazione del Prefetto al Ministro e nel provvedimento ministeriale sottoposto alla firma del capo dello Stato per l’emissione del decreto di scioglimento se ne fa cenno. Tutto ciò probabilmente non ha consentito, a chi doveva decidere, di appurare a 360 gradi se esistevamo o meno i presupposti per lo scioglimento di avere una visione completa della realtà delle cose.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e, a prescindere dalla decisione che potrà assumere il Consiglio di Stato sulla legittimità del provvedimento di scioglimento, hanno prodotto danni non calcolabili e pregiudizi irreparabili alla Città di Scicli ed alla comunità tutta, ed un inaccettabile vulnus alla democrazia. Ma la vicenda ci impone anche un’altra riflessione. Essa è il paradigma di una realtà, oramai sempre più diffusa, per cui in via preventiva una indagine condotta dagli inquirenti della polizia giudiziaria e dalle procure è in grado di produrre guasti e conseguenze gravi (per le persone, per le istituzioni, per i patrimoni etc.) in un circuito che vede protagonisti, da un lato gli stessi inquirenti e dall’altro certa stampa non del tutto obiettiva.

Senza dimenticare certa politica che tende a distorcere la realtà dei fatti sulla base di interpretazioni soggettive. In sostanza si mette in moto un circuito giudiziario - mediatico – politico in grado potenzialmente di distruggere persone e istituzioni, prima ancora che quei risultati di indagini possano essere vagliate da un Giudice e nel contraddittorio delle parti. Vaglio che, come spesso e troppe volte accade, e come è accaduto nella vicenda che ci riguarda, dimostrerà l’assoluta inconsistenza ed infondatezza delle accuse. Ma a quel punto i danni sono stati prodotti e la condanna preventiva ha provocato i suoi effetti. Qualcosa deve dunque cambiare. E anche presto.


Bartolo Iacono
Avvocato del Foro di Ragusa