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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 14:58 - Lettori online 843
SCICLI - 12/10/2016
Attualità - Il processo Eco aveva visto l’ex sindaco imputato

Ecco le motivazioni su assoluzione Susino

Un procedimento bollato dal tribunale come "insussistente" Foto Corrierediragusa.it

Il processo a carico di Franco Susino (foto) era «insussistente» ed è «inaudito che l’imputazione abbia superato il vaglio dell’udienza preliminare». Parole pesanti del tribunale nei confronti dell’accusa, il cui disegno è stato fatto a pezzi. La motivazione della sentenza del processo Eco che ha visto imputato l’ex sindaco di Scicli assolto perché «il fatto non sussiste» offre certamente spunti di riflessione e soprattutto rende ulteriore giustizia a Susino non solo dal punto di vista della verità processuale, comunque rilevante, ma anche sotto il profilo morale. Il tribunale spiega nelle 416 pagine i motivi dell’assoluzione motiva in modo articolato e rileva due discrasie di fondo che sono definite «gravi». I giudici non comprendono in qual modo il concorrente esterno (in questo caso l’ex sindaco,ndr.) possa partecipare condotte illecite degli associati, molte delle quali agli stessi non ascritte, ergo non compiute». Insomma Franco Susino è stato processato per reati che avrebbe compiuto con i suoi «associati», ai quali tuttavia, questi stessi reati non sono stati addebitati. Una contraddizione palese che ha pesato non poco nella sentenza di assoluzione. La seconda discrasia che viene rilevata nella motivazione sono i tempi. Nel processo fu indicato il termine iniziale del maggio 2008, ma l’operatività dell’associazione decorre dall’8 maggio 2012.

«Ovvia l’assurdità di correlare la condotta di favoreggiamento o consolidamento ad un gruppo criminale che sarebbe sorto ben quattro anni dopo», si legge testualmente. Il giudice entra poi nel merito.
«Susino, assunte le funzioni di sindaco, non appena viene informato dai funzionari comunali competenti, muove una serie di rilievi alla ECO Seib srl che provocano serio contenzioso. Fra questi interessa in particolare quello inerente la posizione di Mormina Franco e di altri tre dipendenti, per i quali l’Ente si rifiuta di riconoscere le prestazioni e quindi di pagarle : sino al licenziamento. Limpide e coerenti le deposizioni dello Spanò e del Tasca. Le iniziative dell’imputato sono allora troncanti: ammesso per ipotesi un legame, un collegamento, un impegno a favorire Mormina Franco, il risultato concreto è il suo contrario : non solo il Mormina salta, ma addirittura la Ditta al cui interno questi spadroneggia è destinataria di molteplici e pesantissime riserve contrattuali : riserve che inequivocabilmente dimostrano l’incapacità del Mormina a garantire se stesso e la Ditta.

Insomma, una nullità ! La telefonata intercorsa fra il Susino e Mormina Franco – a prescindere dalla sua casualità in quanto l’interlocutore diretto è il Tasca e sul cui tono confidenziale l’Accusa ha reiteratamente e con enfasi insistito – è del tutto irrilevante, posto che l’addebito è il contributo all’affermazione della compagine criminale, e non le attestazioni di stima pur sperticate».