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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:29 - Lettori online 725
SCICLI - 19/09/2016
Attualità - La toccante omelia di Don Antonio Sparacino

L´ultimo saluto di Scicli al "suo" giudice

I funerali celebrati al Santuario di Santa Maria La Nova Foto Corrierediragusa.it

Un uomo che ha sempre cercato di valorizzare la sua missione individuale. Don Antonio Sparacino, parroco di S. Maria La Nova, ha voluto ricordare il profilo umano, di padre e di nonno, del giudice Severino Santiapichi (foto), nel corso dell’omelia tenuta ai funerali del magistrato scomparso. Santiapichi ha sempre tenuto alto il profilo della sua missione, ha valorizzato amicizie e affetti ed è ricordato, soprattutto dalla comunità sciclitana, anche per questo. Non solo dunque per la sua brillantissima carriera di magistrato che lo ha portato a presiedere la Corte di Assise e processi importanti. Un magistrato che ha portato umanità e non distacco nella sua vita professionale ben al di là dei codici. A S. Maria La Nova, dove il feretro è arrivato dal palazzo Busacca dove era stata allestita la camera ardente, erano presenti i rappresentanti della città, con la triade commissariale in testa, della magistratura e delle forze dell’ordine. Una cerimonia che ha visto i figli Arianne e Xavier in prima fila insieme ai parenti e molta parte della città ce ha voluto rendere così onore ad un concittadino di cui l’intera comunità resterà sempre orgogliosa. A Scicli è stato proclamato il lutto cittadino.

LA MORTE DI SANTIAPICHI
Il magistrato sciclitano è deceduto presso l’Hospice del Maggiore dove era ricoverato da qualche tempo. Santiapichi aveva compiuto 90 anni lo scorso 25 maggio ed il suo compleanno era stato festeggiato dalla comunità sciclitana con la quale ha sempre mantenuto un rapporto speciale. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dei 90 anni del magistrato ha espresso gli auguri con una lettera in cui ha ricordato «la capacità professionale e l’integrita morale nei lunghi anni di carriera, caratterizzata da alto senso delle istituzioni, mettendo in luce le doti di rigore, di equilibrio e dii umanità».

Severino Santiapichi è stato procuratore ad honorem della Corte di Cassazione ed ha presieduto negli oltre 50 anni di carriera la Corte di Assise per 20 anni a Roma dopo aver ricoperto per sette anni la carica di vice presidente della Corte Suprema in Somalia. Il momento di maggiore notorietà, che lo pose all’attenzione del grande pubblico, fu il processo in Corte d´Assise svolto nell´aula bunker del Foro Italico a Roma, contro le Brigate Rosse, per l´omicidio il 9 maggio 1978 di Aldo Moro, sequestrato in via Fani a Roma dopo l´uccisione della sua scorta: processo conclusosi con 32 ergastoli. Presiedette ancora negli anni novanta la Corte d´Assise nei cosiddetti processi "Moro quater" e "Moro quinquies".

Dopo il pensionamento per raggiunti limiti d´età, ha alternato l´attività di docente a quella di scrittore. Ha dato alle stampe varie sue opere (tra cui Le ragioni degli altri, Milano, Sugarco, 1988; Romanzo di un paese, Milano, Rizzoli, 1995; Il serpente gioiello e la iena della Savana, Iuculano, 2007), nei quali ha spesso ricordato le sue esperienze di magistrato e di giudice.
Severino Santiapichi è stato legatissimo alla sua città e partecipava alla sua vita culturale e sociale con contributi acuti e profondi grazie alle sue collaborazioni giornalistiche e interventi pubblici dai quali è sempre emerso l’alto profilo morale e culturale dell’uomo e del magistrato.